Nuova Era — Comunità

1926

Viandante, amico, procediamo assieme, la notte si avvicina, bestie selvagge sono nei dintorni, e il fuoco del bivacco può spegnersi. Ma se ci dividiamo la veglia notturna, serberemo le forze.

Domani ci attende un lungo cammino e forse finiremo esausti. Facciamolo assieme. Andremo con gioia e come ad una festa. Canterò per te le canzoni di tua madre, di tua moglie e di tua sorella. Tu mi dirai la storia che tuo padre narrava, d’un certo eroe e delle sue gesta. Che la nostra via sia una sola.

Bada di non calpestare uno scorpione, e avvertimi se vedi una vipera. Ricorda che dobbiamo giungere a un certo villaggio di montagna.

Viandante, sii a me amico.

divider

Noi dissipiamo superstizione, ignoranza e paura. Noi forgiamo coraggio, volontà e conoscenza.

Ogni anelito all’illuminazione è benedetto. Ogni pregiudizio, causato dall’ignoranza, è smascherato. Tu che fatichi: non vivono nella tua coscienza le radici della cooperazione e della comunità?

Se questa fiamma già ti illumina il cervello, adotta i segni dell’Insegnamento delle Nostre montagne.

Tu che lavori, non assillarti per il senso di certe frasi.

Ognuna di esse è quanto più semplice possibile.

Salute a coloro che lavorano e cercano.

divider

1 — Famiglia, tribù, paese, unione di nazioni: ogni unità opera per la pace, per migliorare l’esistenza. Ogni unità di cooperazione e di vita comune ha bisogno di perfezionarsi. Nessuno può fissare i limiti dell’evoluzione. Seguendo questa linea di pensiero il lavoratore diventa un creatore. Non lasciamoci turbare dalle difficoltà dell’atto creativo. Sgombriamo la via alla scienza. Pensare alla perfezione sarà allora un senso di gioia.

2 — La depressione è nemica del meglio. Non si costruisce nel dubbio. Nel terrore non si impara. L’osservazione è un passo verso la giustizia. L’egoismo è tradire la rinuncia al sé.

Se nulla ci fosse da raggiungere non ci sarebbe sentiero.

3 — I monasteri sovente si sono chiamati comunità. La vita in comune è stata per lungo tempo indice di cooperazione e mutuo rispetto. Anche un laboratorio può essere la cellula di una comunità cui ciascuno contribuisce con le proprie risorse. L’altruismo è indispensabile, se si vuole dedicare la propria abilità al lavoro comune.

4 — Tutte le fedi concordano nell’indicare l’unità quale unico baluardo di successo. Se fra uomini che lavorano assieme è assicurata l’unione, i risultati sono migliori. Si possono citare molti esempi di fiducia reciproca, che consentì soluzioni elevate. Che gli uomini, dalla famiglia e dal focolare fino alle preordinazioni spaziali, ricordino il valore della cooperazione. Il seme del lavoro inaridisce se non lo bagna la reciprocità. Non guardiamo indietro. Noi, compagni di via, ci stancheremmo se ci urtassimo l’un l’altro. Bello è il significato quando si introduce il grande concetto di amicizia. Una comunità può sussistere solo fra amici.

5 — La via della vita è di mutuo soccorso. Chi partecipa alla grande missione non può odiare gli uomini. Questo odio abominevole è una parola grossa. Ma forse per questo la si ricorderà meglio, e se ne avrà vergogna.

6 — E non dimentichiamo che la comprensione è più facile se la coscienza è chiara. Ma non usciamo dalla Via più breve. Il tempo è prezioso. Non trascuriamo nessuno per pigrizia. Ozio e ignoranza dormono nella stessa culla.

7 — La malizia apre la porta alla lebbra e alla peste. Può trasformare un angolo quieto presso il fuoco in un covo di serpenti. Non è confacente alla comunità. Il compito comune è il Bene Generale.

8 — La cooperazione deve reggersi su norme sane. Ciò significa ordine; cioè l’acquisizione di un ritmo. Così anche nel lavoro quotidiano si esprimono le grandi leggi dell’Universo. Occorre abituarsi sin dall’infanzia al lavoro continuo. Che il progresso abbia per base la fatica come misura del merito.

9 — E un’altra condizione si deve rigorosamente osservare: il lavoro deve essere volontario. La cooperazione deve essere volontaria. La comunità deve essere volontaria. Il lavoro non deve rendere schiavi. A base del progresso deve stare l’assenso spontaneo. Nessuno porti la dissoluzione nella casa nuova. Gli operai, i costruttori, i creatori sono come aquile che salgono in volo. La polvere e i rifiuti della corruzione cadono solo quando il volo è grande e disteso.

10 — Chi predilige ed ama un lavoro vi introduce una qualità elevata, che si afferma allora in tutta la vita. Nulla resta oscuro. L’ignoranza diviene offesa vergognosa. La tenebra è infettiva, ma la Luce attrae. Affermiamo quindi l’amore per un lavoro favorito, che nobilita la vita. Sta alla scienza indicare la qualità migliore e attirare le energie più potenti. Che la conoscenza dello spirito splenda su ogni banco di lavoro.

11 — Molti errori si sono accumulati sul concetto di lavoro. Non molto tempo fa lo si disprezzava, lo si riteneva nocivo alla salute. Che oltraggio, pensare che il lavoro sia dannoso! Non è il lavoro che nuoce, ma l’ignoranza che lo circonda. Solo la cooperazione cosciente fa salubre il lavoro, che è sacro. Non solo si deve esaltarne la qualità, ma anche il reciproco desiderio di intenderne chiaramente le condizioni. Il lavoro non è da maledire, e l’operaio migliore deve essere promosso.

12 — Si deve rispettare l’abilità manuale, e vederla come una distinzione superiore. Le antiche corporazioni operaie hanno lasciato testimonianze della loro vitalità. È chiaro che l’abilità veniva coltivata verso la perfezione. Gli artigiani sapevano difendersi l’un l’altro, salvaguardando la dignità della loro comunità. Finché gli uomini non sapranno difendere il merito dei compagni di lavoro, non conosceranno la felicità del Bene Comune.

13 — Il concetto di giustizia si collauda sulla base del lavoro. Anche il coraggio cresce quando si garantisce l’uno per l’altro. In verità, tutti come uno e tuttavia ognuno contribuisca al meglio delle sue capacità. Non occorre distruggere, ma spandere il calore del cuore.

14 — Noi preferiamo fare a meno della specialità, poiché viviamo per l’intero complesso della vita. Lo specialista che si accosta a noi perde sempre le sue lenti monocromatiche. La specialità non sia che uno dei piatti della vostra mensa. Come uccelli sulla Terra, come api su tutti i fiori, possiamo abbracciare tutto l’universo.

Senza specialità è più facile prepararsi al compito evolutivo odierno: rapporto con i mondi lontani e trasformazione del Mondo Astrale, quello delle oscure sopravvivenze terrene. L’adozione del concetto di Comunità aprirà i cancelli di future conquiste, le date dipendono dagli uomini stessi. Cerchiamo dunque la Comunità con grandezza.

15 — Di una giungla selvaggia posso fare un bosco ordinato, ma una pietra levigata dalle fronti dei devoti è sterile.

16 — Tra le conquiste meccaniche della civiltà moderna i mezzi di trasporto meritano attenzione speciale. Questo divorare lo spazio è già, in certa misura, una vittoria sulle sfere sopramondane. Ma un cerchio di gretto materialismo li trattiene nei limiti della materia inferiore, e gli effetti sono più nocivi che buoni. Il pericolo più grave di questa furia di locomozione è che favorisce l’irresponsabilità. Superando i confini dell’ordinario, l’uomo diventa leggero, ma per la crudezza dei sentimenti perde coscienza della sua responsabilità. Chi vola a ottocento chilometri l’ora o sale più alto di tutti, assume la psicologia di un campione di pugilato, e perde il senso della responsabilità spirituale.

Si può nobilitare quella conquista deprivandola di ogni valore sportivo per indirizzarla al lavoro. Correte a salvare gli sventurati, volate per unire gli uomini! Allora entrerà a far parte dell’evoluzione, poiché l’uomo deve fare uso consueto e quotidiano degli aneliti sopramondani, ma senza scordare la responsabilità. Finora i risultati ottenuti sono come brutti centauri. Quando si capirà dove e perché volare, i velivoli saranno perfezionati dieci volte tanto.

Si possono sussurrare molti preziosi esperimenti negli strati dello spazio. Energia atomica, condensazione del prana, raggi spaziali colorati, raccolti ottenuti con esplosioni ripetute e molti altri sono in serbo per gli uomini.

17 — Molte volte avete seguito le Nostre istruzioni, e vi siete convinti che farlo con esattezza è utile e benefico. È il primo passo. Inizia poi l’autonomia d’azione. Conosciuta la base del Nostro Insegnamento, è necessario dar prova di essere discepoli creando con perfetta commensura e immutabilità. Quando il Maestro dice: “A voi, ora: dimostrate l’efficacia delle Mie istruzioni”, non significa tornare alla vecchie abitudini, litigare fra voi, offendervi e danneggiarvi a vicenda. Lasciate queste cose ai carrettieri. Ricordate invece la Nostra Comunità, emulatela nel lavoro armonioso. Quando bisognerà cambiare la rotta, sarete avvisati. Ma non attendete che vi si insegni a risuolare le scarpe. Altrimenti finiremmo per festeggiare i compleanni. Occorre assimilare per sempre la dignità e il valore del lavoro, relegando in archivio le abitudini infantili. Senza tradire i propri principi, è possibile escogitare centinaia di degne soluzioni. Voglio vedervi alla prima occasione.

18 — Certuni sognano di gettarsi ai piedi dei Maestri, ma non andrebbero con Loro in battaglia. Ma questo è tempo di guerra, e Noi possiamo invitare solo a combattere. Conoscendo perfettamente la verità del Bene, sulla Nostra responsabilità personale, Noi affermiamo la battaglia, che è legittima,

19 — Imparate a mantenervi freddi per tutta la Battaglia. La Guerra della Luce è appena agli inizi: milioni di uomini vi prendono parte senza saperne l’esito finale. Ma voi lo conoscete e ciò deve farvi mettere le ali nel nome del vero. Come entusiasmarvi per l’evoluzione? Il Mio Raggio richiede che nulla si faccia che ne ostacoli la luce. Invece che ali di vittoria potrebbero spuntare delle corna nere: le ali del falso ragionare. Gli spiriti scuri hanno espulsioni nere che sembrano corna.

20 — È necessario tendere con tutte le forze verso il massimo, l’assoluto. La gravitazione massima assoluta sarà verso i mondi lontani. La bellezza terrena si perde nella gloria dei raggi super-stellari. La scienza terrena, che ricorda a fatica ciò che è di ieri e ignora il domani, è insignificante, e non sa nulla delle orbite dei luminari che si stanno formando.

Come avvicinarsi all’assoluto? Né con mezzi tecnici, né con la scienza terrena, né con le arti figurative: solo con l’espandersi della coscienza, allorché l’essere terrestre è sommerso dalle emanazioni di sfere lontane, Così chi si avvicina a Noi, o meglio ai confini dell’orbita terrestre, smarrisce la specialità. Solo con l’onnicomprensione si può sopportare il fulgore dei luminari. Ma per contenere quello scintillio bisogna accendere i fuochi interiori.

L’elemento del fuoco è stupendo, trascendentale, e se volete classificare la Nostra Comunità secondo gli elementi, riferitevi al gran fuoco che tutto dà, che tutto purifica e nulla chiede.

21 — Noi non amiamo il mondo delle sopravvivenze terrene, il Mondo Sottile inferiore o Astrale, ma, come ogni cosa esistente, non si può evitarlo nel progresso spirituale. Esso contiene elementi necessari al mutuo rapporto dei mondi. Ad esempio, i mezzi di trasporto sono assai poco capiti dai suoi abitanti. Per quanto essi possano lanciarsi verso l’alto, pure si affaccendano a costruire case oscure, a imitazione di quelle terrestri. Ma se in vita avessero ampliata la coscienza, sarebbero capaci di misurare l’orlo della Veste della grande Madre.

Le possibilità migliori possono essere risvegliate da chi percepisce con coscienza spirituale, Ma per preservare la coscienza è necessario averlo capito durante la vita. Allora il mondo attuale delle sopravvivenze terrene sarà come pressoché inesistente, Non pregate dicendo: “Riposa in pace”, ma dite: “Impara nello spazio della luce”. Ricordate con piena coscienza i problemi dell’evoluzione. Quando il desiderio di riposo scompare, le Porte sono prossime.

22 — Si giunge a Noi solo in armonioso consenso. Non pretendiamo di essere deificati, ma vogliamo una certa qualità dello spirito, come una lampada di adatta tensione, Una luce vacillante è insopportabile per un lungo lavoro. La stessa legge vale per ogni cosa, e secondo giustizia una simile lampada danneggia sé stessa. Alle Mie lampade dico di non vacillare. La dinamo non si rovina per la qualità delle lampade, è la tensione scoordinata che spesso produce guasti improvvisi. Occorre allora rifornire altro metallo di base, Le leggi sono identiche in ogni cosa.

23 — Non giustizia spietata, ma solo fulgida giustezza, che non si impone da tiranna, ma svela le porte del bello. E il suo richiamo riempie lo spazio con l’estasi della vittoria. Eventi e creazioni di giustezza non sono frammenti di scarto, ma parti preziose del Cosmo.

Solo la comprensione dell’individualità Cosmica illumina la via dell’evoluzione. Altrimenti, secondo l’intendimento terreno, questa non sarebbe che un buon investimento di capitale. E sapete che il capitale se non ha giustezza è come una macina al collo. Come una manifestazione infettiva produce ulcere spirituali e corporee, così la pazzia dell’invidia danneggia spirito e corpo.

Sulla Terra molto ci si occupa del corpo: è quindi necessario risalire alle origini delle malattie. Un medico potrebbe dire al paziente: “hai un attacco di cupidigia”, oppure “anemia da orgoglio”, oppure “calcoli da tradimento”, o “sfogo di maldicenze”, o “un colpo d’odio”.

Nei cimiteri si ama ricordare i meriti dei defunti, non sarebbe male enunciare le vere cause delle malattie: lo spettacolo sarebbe istruttivo.

Amici, vi ripeto: che i pensieri vostri siano puri, ecco il disinfettante migliore e il tonico più potente.

24 — Cos’è una Profezia? È la previsione del destino di una combinazione di particelle materiali. Può quindi verificarsi, ma anche essere frustrata da un atteggiamento disdicevole, proprio come può alterarsi una reazione chimica. In verità molti non capiscono, anche se sanno cos’è un barometro.

Le profezie possono avere una data, o no. Nel primo caso, se ne devono intendere tutte le fasi intermedie. Una data maggiore consiste di date minori, è quindi giusto osservare queste ultime.

Ricordate che le forze oscure agiscono sulle date minori, per complicare la maggiore.

25 — Possono le profezie restare inadempiute? Certamente sì. Noi abbiamo tutto un archivio di profezie andate a vuoto.

Se sono accurate esse prevedono le possibilità migliori, ma si può lasciarle sfuggire.

Lo studio del loro verificarsi è assai profondo; vi si combinano la cooperazione e la superiore conoscenza dello spirito. Dice lo stolto: “Che specie di cucina!”. Ma una cucina si trasforma facilmente in un laboratorio. Da tempo immemorabile la Nostra Comunità emana profezie come segni benevoli per gli uomini. Le loro vie differiscono: o sono suggerite da qualcuno in particolare, o sono iscrizioni lasciate da mano ignota. Le migliori fra tutte sono quelle che informano l’umanità. In effetti, i simboli sono sovente oscurati, ma il significato interiore suscita una vibrazione. Certo una profezia richiede vigilanza e aspirazione.

26 — Se la materia è ovunque, anche la luce lascia dietro sé il suo protoplasma. Nessuna manifestazione luminosa si può ritenere accidentale. Certi occhi sanno vedere la rete di luce. Data l’elevatezza di quell’energia, le sue formazioni hanno grande bellezza. Le dissonanze sonore sono molto più frequenti. Il protoplasma della luce non è qualcosa di astratto: i suoi sedimi adornano il regno vegetale. I nodi di luce stabilizzano assai il moto ondoso, le sabbie e la crosta terrestre. Imparate ad amare le formazioni luminose. Non sono tanto le figure impresse sulla tela che importano, quanto le vibrazioni di luce afferrate.

Il valore dello sguardo è del tutto ignorato. È come un raggio per la pellicola fotografica. Pensate che con lo sguardo spirituale stabiliamo l’immagine degli spiriti elementari. Del pari lo sguardo fisico fissa nello spazio la rete di luce. Bisogna riconoscere il significato di questa cooperazione.

Ogni gesto dell’uomo è connesso all’essenza degli elementi.

Notate inoltre il senso della musica suonata dai Pitagorici all’aurora. La luce è ciò che meglio purifica il suono. Solo la barbarie umana poté chiudere il suono nell’oscurità polverosa.

27 — Il pensiero, puro, saturo di bellezza, indica la via del vero. I divieti e le rinunce prescritte da vari Insegnamenti tenevano conto di una coscienza limitata. Ma la coscienza dilatata solleva da molti gravami e afferma il progresso. Vite vissute nobilmente consentono di partire liberi e generosi per tornare da vincitori. Chi procede cosciente del bello non può andare confuso. È solo la confusione che blocca la via.

Non è del tutto esatto dire che la bellezza salverà il mondo. È più giusto dire che lo trarrà in salvo la comprensione del bello.

Si possono superare ostacoli di bruttura verso un faro di bellezza, spargendo semi innumerevoli. Se si è capaci di creare un giardino di bellezza, non c’è nulla da temere.

Non c’è stanchezza quando il giardino dello spirito accoglie i nuovi venuti.

28 — La pietrificazione della Terra è giunta all’estremo. Si impongono misure straordinarie per ridestare lo spirito. Non si raggiunge l’Insegnamento solo con i sorrisi. Molto tempo fa, la comparsa dei deserti ha segnato l’inizio della barbarie. I segni sono antichi e c’è stato tempo per riflettere. Le indicazioni sono state palesi, ma nessuno ci ha badato.

29 — L’Insegnamento del Nuovo Mondo scioglierà ogni sconforto.

Invero, solo l’insegna della Comunità dà senso al soggiorno terreno. È di indescrivibile bellezza l’idea di cooperare con i mondi lontani. Tale attività, coscientemente intrapresa, attirerà nuovi mondi nell’orbita della comunicazione. Sarà una cooperativa celeste di possibilità infinite.

Se una comunità ammette tutte le possibilità, queste si manifesteranno mediante il canale dello spirito. Si è affermato che il suono sarà il primo a pervenire. Siano pure rudimentali frammenti, come gli orli scheggiati di un meteorite. Passino pure anni interi prima di afferrare un complesso di significati. Ma è indiscutibile che questa conquista non partirà dagli osservatori, né dalla bottega dell’ottico. L’udito dello spirito recherà le prime notizie; non per gli accademici, ma per la vita che forgia l’evoluzione. Dice l’Insegnamento a chi è sensitivo: ricorda, al risveglio, i mondi lontani; prima di dormire pensa ai mondi lontani.

Se udite frammenti di suono, non rigettateli, poiché ciascuno di essi può accrescere le possibilità umane. Gradualmente verranno parole sconosciute; il che non deve fare meraviglia, se ricordate che in tempi passati, quando le date s’approssimavano, anche la coscienza si dilatava.

Voi capite che la Terra non può vivere senza comunità. Capite che l’esistenza, senza l’espansione delle vie celesti, è nulla. Il Nuovo Mondo ha bisogno di nuove frontiere. I cercatori devono avere una pista. È forse troppo ristretto l’orizzonte? Per buona sorte i cercatori non devono posare l’orecchio a terra, ma scrutare nelle alture dello spirito. È più facile che il raggio trovi le teste sollevate a guardare. E ogni moto del mondo è condizionato dalla comunità.

30 — Un’espansione di coscienza è un’occorrenza di cui congratularsi. Nessun laboratorio dà quella percezione di continue possibilità illimitate. Solo personalmente, in modo cosciente e spontaneo, si scava nello spazio una serie ininterrotta di scalini. L’Insegnamento apre la porta, ma ciascuno entra da sé. Non per ricompensa, né per giustizia, ma per legge incontestabile lo spirito incarnato sale con spirali sempre più alte, se ha compresa la necessità del moto. Il Maestro non può accelerare in nessun modo questa coscienza, poiché qualsiasi suggerimento violerebbe il conseguimento personale.

Una cosa è discutere in senso astratto i mondi lontani: altra realizzarsi in essi come partecipe. Solo chi non si è preclusa la via della bellezza capisce quanto gli siano vicini quei mondi.

L’orecchio può cogliere frammenti del Grande Respiro, ma la conoscenza dello spirito immette nell’Infinito. È bene indagare le epoche remote, allorché se ne era consapevoli. La coscienza cosmica era desta non quando fioriva la scienza, ma quando si proclamava la religione; poiché non le ipotesi, ma solo la conoscenza dello spirito conduce alle stelle. Purtroppo non c’è calcolo astronomico che possa affrettare l’istante della comunicazione, per la stessa ragione che le formiche non sparano con i cannoni. È indispensabile infatti che una simile conquista si compia mediante lo spirito. Ora parliamo materialmente, per così dire, ma senza lo spirito non si può applicare questa energia. Infatti esso conferisce una certa qualità alla materia. Lo stato della Terra richiede un medico d’eccezione. Essa è malata, e se i tentativi di trascinarla avanti non dovessero riuscire, bisognerà rimuoverla temporaneamente dalla catena: sarà come la Luna. I focolai infetti degli strati inferiori del Mondo Sottile sono troppo pericolosi. E non si può dimenticare che l’umanità è caduta in balia del loro influsso.

La comunità giova a tutto, ma l’espansione della coscienza giova alla comunità.

31 — Il Maestro apprezza il desiderio di spolverare le grandi Immagini. Il Maestro apprezza l’intenzione di affermare la semplicità delle grandi parole. Il Maestro apprezza la decisione di eliminare la verbosità. Per isolare l’essenza, bisogna partire dai fondamenti.

Sappiate che non un solo monumento ci è giunto senza mutilazione. È possibile modellare come nella creta le impronte di una comunità di cooperazione razionale rivolta a superare i limiti del visibile. Si può esporre l’Insegnamento sotto questo motto: “Chi dissente provi il contrario”. È meglio misurare all’indietro che lasciarsi seppellire da una polvere indelebile. Invero la conoscenza del principio direttivo illumina i simboli mutilati.

Sapete come si parla di voi mentre vivete. Che se ne dirà fra qualche secolo? Ma il principio cresce inarrestabile, e gli impulsi del suo sviluppo scuotono il firmamento terrestre.

I popoli scomparsi hanno deposto una patina sulla libertà dello spirito. Potreste domandare: “Dove sono dunque i perseguitati?”. Giudicate da questi segni. Vedrete che i primi cristiani e i primi buddisti lo furono, ma quando le chiese si scostarono dal Cristo e dal Buddha, le persecuzioni cessarono.

Vi invito a mantenere semplice l’Insegnamento; le frasi complicate non sono necessarie, poiché la vita è bella quando è semplice. Spesso si è costretti a dissodare la terra presso una pianta, e del pari le ripetizioni sono inevitabili.

32 — Non è l’evoluzione dell’umanità terrestre che importa, ma dell’umanità universale. Se i cuori degli uomini adottassero questa semplice formula, l’intera volta stellata diverrebbe tangibile. Sarebbe davvero più facile per gli esseri degli altri mondi penetrare nella soffocante atmosfera terrestre, se dagli incarnati della Terra salisse un appello verso loro.

Quali sono i mondi più prossimi, ai quali rivolgere la coscienza? Sono Giove e Venere.

Riflettete profondamente alla parola “tchelovek” (uomo): indica il pensatore che esiste per tutte le età. Il mutare delle incarnazioni, l’intero valore della coscienza espresso in una sola parola. Sapreste un’altra lingua che nomini in modo tanto spirituale colui che dimora nella carne? Le altre lingue esprimono poveramente l’idea dell’azione.

Il Maestro sa molte altre parole per dire “uomo”, ma tutte presuntuose o inespressive.

33 — A che servono i miracoli, che sono contrari alla natura? Questo è un miracolo: se sali a cavallo e con la spada difendi la Comunità del Mondo. In questo semplice modo inizierà il Nuovo Mondo. I fatti saranno raccolti come frutti maturi. L’Insegnamento dei magneti non è fatto di miracoli, ma esprime la legge di gravità. Non nascondete la rivelazione dello spirito, e la spada servirà all’ascesa evolutiva.

Posso dare gioia solo a chi adotta la comunità non con incantesimi, né bruciando incenso, ma nella vita quotidiana. Il Maestro può aiutare con un raggio, ma non scende in campo se la spada che ha dato viene rivolta contro gli amici della comunità. Quella spada diviene allora flagello folgorante.

34 — Come muovere i cuori? Con la semplicità. Il successo non si ottiene per magia, ma con la parola di vita. Si impara nella sofferenza, cominciando da ciò che è più semplice. Penso come dare a chi lavora e soffre la radiosità dei mondi lontani. Quando il più umiliato guarderà il cielo, potremo attenderci da quei mondi l’arcobaleno.

35 — Paracelso soleva dire: “per aspera, ad astra”. Questa massima notevole poi decadde, divenne un motto d’armi e araldico, e perdette ogni significato. A intenderne il senso è difficile restare attaccati alla sola Terra. Come fumo che sfugge da un camino, lo spirito realizzato irrompe nello spazio manifesto. Che dimensione gli offrono le vestigia terrene? Che mobilità può esprimere sulla superficie di questo globo? Che pensieri condividere su esso e con esso?

Si domanda per quale motivo Noi consumiamo tante energie per questo pianeta. Non per amore della Terra, ma per rettificare il sentiero. Se un criminale manomette i binari, all’ingegnere occorre molto tempo per ripararli. Se potessimo trasferire subito via dalla Terra quelli che hanno coscienza del Cosmo, cosa ci impedirebbe di farlo? Noi cerchiamo con tutte le forze di accelerare questo processo. Sento che fra non molto le condizioni cosmiche consentiranno forse di iniziare lavori per comunicare con i mondi lontani. A ciò servono tutte le considerazioni di bellezza e l’impetuosità delle emissioni personali. Oltre ciò che si chiama bellezza sta il miglioramento del Cosmo, concetto che ne racchiude ogni altro. Il raggio iridato supera ogni immaginazione. Una luce argentina ne segna l’inizio.

Nella condizione terrena l’arcobaleno è come il trucco di un attore visto da vicino. Pochi hanno prescienza dell’arcobaleno sopramundano.

36 — Sento che lo stratificarsi degli eventi solleva ondate di accelerazione, che giovano alla struttura cosmica. Annoto le probabilità, e ne concludo che proprio ora tutto è possibile. È raro infatti che la fede più sicura si accompagni alla miscredenza più completa; che la bestemmia e le laudi cantino nello stesso coro; che la furia e la quiete partoriscano la gioia. Quando la sorte avversa appare come segno di successo, e il ritiro come indizio di vicinanza, le correnti emesse dai luminari si uniscono ai fuochi interiori. Tempi simili segnalano un nuovo ciclo, e la stessa Comunità, anche se non ancora adottata, serve da ponte.

Terminiamo con una nota più lieve. Si potrebbe forse parlare di speculazioni commerciali su Giove, o di bordelli su Venere? Sono concetti impensabili. Persino lo spazzacamino si lava la faccia quando va da un amico. Potrebbero gli uomini essere peggiori? È tempo di orientare la Terra su una nuova rotta.

37 — La capacità di irradiare a grande distanza è rarissima.

Come sempre è necessario discernere la qualità dei risultati. Le emissioni possono essere moleste, e venire scacciate come mosche, opprimenti come il coperchio di una bara, infondere paura, sibilare come frecce che scuotono e non sono comprese. Raramente sono chiare; raramente trascinano a cooperare i centri corrispondenti. Ciò può dipendere in parte dalle aure, ma il fattore principale resta la qualità dell’emissione, che è l’utile del volere, cioè la valutazione del potenziale del corrispondente. Perché una lampada elettrica s’accenda occorre una certa tensione. Dunque non solo il contenuto è importante, ma anche la qualità dell’emissione. La conoscenza dello spirito la fa utile. Ciò dà gioia alla ricezione, come tutto ciò che è ben proporzionato.

38 — Il puro Insegnamento per manifestarsi deve unirsi alla fiducia. In seguito questa dovrà crescere tanto che anche l’evidenza più ovvia non la scuota. Il Mio Raggio sa dov’è il male.

39 — Create un’atmosfera di prontezza all’azione. Molte vecchie ostruzioni cadono sotto i colpi in modo inatteso. Molte battaglie sono passate, altre più numerose ci attendono. Ogni atomo del Cosmo è in cimento. Noi non sappiamo cosa sia la quiete della morte.

40 — Il Nuovo Insegnamento rispetta i Portatori delle Alleanze precedenti, ma non le sovrastrutture dei tempi passati. Eccessivo sarebbe, altrimenti, il peso dei testi. La cosa più pratica sarebbe distruggere i commentari apparsi tre secoli dopo la morte di un Maestro. Prima o poi bisogna ripulire gli scaffali. Le Figure dei Maestri di Luce ne guadagneranno in grandezza.

41 — Noi espelliamo la paura. Ne gettiamo al vento le piume variopinte: le turchine del gelido terrore, le verdi del pavido tradimento, le gialle del segreto strisciare, le rosse del cuore in tumulto, le bianche della reticenza, le nere della caduta nell’abisso. È bene ricordare i volti della paura, che in qualche angolo non si posi una piccola piuma grigia di vaga compiacenza, o qualche peluria di impazienza, dietro le quali sta sempre l’idolo della paura. Le sue ali portano in basso.

Il “Leone” benedetto, cinto di audacia, ha comandato di insegnare il coraggio.

Se nuotate al massimo delle vostre forze, dove vi porta anche l’onda più terribile? Solo più in alto. E tu, seminatore, se getti semi, puoi ben attenderti un raccolto. E tu, pastore, quando conti il gregge, accendi un lume.

42 — Pulsazioni, cioè esplosioni, creano il Cosmo. Il loro ritmo gli infonde armonia. La conoscenza dello spirito ne manifesta il filo vivente. Ogni scalino si deve intagliare con la spada fiammeggiante. Bisogna sapere quando trattenere i fiori della luce, che non tornino a dissolversi nella nebbia degli elementi.

Il giardiniere sa quand’è il momento di cogliere i fiori, poiché ha sepolto i semi ora nascosti. Non chi li ha comprati al mercato; non chi, inattivo, ha ordinato di seminarli, ma il giardiniere dello spirito, che all’inizio del tempo cattivo li ha posti in terra primaverile.

Certo, certo, il giardiniere dello spirito sa quando potare; egli distingue i giovani germogli dalle erbacce, e poiché ha fatto il lavoro più oscuro gli spetta il fiore più bello.

In verità, è grande sfoderare la spada al momento giusto, e levare il braccio nell’istante dell’esplosione.

In verità le correnti cosmiche tornano sulla Terra preparata; ecco perché la conoscenza dello spirito è preziosa.

Quell’arcobaleno celeste si riflette sulla rugiada terrena. Potrebbe la conoscenza dello spirito non vedere la luce? “Materia Lucida” è un caos intricato per lo spirito incolto, ma un’arpa di luce per chi sa. Onde di sostanza luminosa vibrano come corde di un’arpa, e lo spirito vi crea sinfonie arcane. Fra i mondi, come un filo, si stende “Materia Lucida”. Solo a immensa distanza le onde di fili si fondono nelle vibrazioni dell’arcobaleno celeste.

Si inizia il cammino per i mondi lontani seguendo un filo di luce realizzato dallo spirito, esperimento rigorosamente scientifico. Come si è detto, le azioni piccole richiedono assistenza e strumenti, ma le grandi non hanno bisogno di mezzi esteriori.

43 — Sento che per i timidi l’Insegnamento può pesare come una mazza. In tempi ancora recenti il terrore avrebbe stretto il cuore al solo nominare la comunità, ma alcuni ostacoli sono già stati rimossi. Ma una prova più ardua attende gli uomini quando avranno gettato il logoro concetto di proprietà. Mentre si assimila il significato dello spirito, è molto difficile astenersi dai miracoli. Persino gli Arhat eletti dal Buddha stentarono a rinunciarvi. Tre di essi insistettero che concedesse loro di operare un miracolo. Il Buddha li pose ciascuno in una camera buia. Dopo molto tempo andò da loro, e domandò cosa avevano visto. Ciascuno riferì una sua visione. Ma Egli disse: “Dovete convenire che i miracoli non servono, giacché non avete notato il prodigio maggiore. Avreste dovuto accorgervi di un’esistenza oltre il visibile: ciò vi avrebbe condotto oltre i confini terreni. Ma siete rimasti coscienti di stare in Terra, e i vostri pensieri hanno scatenato sul pianeta vortici di elementi. Le loro onde agitate hanno devastato regioni intere. Per causa vostra rupi sono crollate, navi si sono perse nella tempesta. Tu hai veduto un mostro rosso coronato di fiamme, ma il fuoco che hai tratto dall’abisso ha incendiato case di gente inerme: corri al soccorso! Tu hai visto un drago dal volto di fanciulla, e così hai provocato burrasche che hanno spazzato via barche di pescatori: vola ad aiutarli! Tu hai visto un’aquila in volo, e un uragano ha distrutto faticosi raccolti: va a riparare il malfatto!

Dov’è dunque la vostra utilità, o Arhat? Un gufo nel cavo di un albero ha impiegato il tempo in modo migliore di voi. O lavorate e sudate sulla Terra, o, nei momenti di solitudine, vi innalzate sopra essa. Ma l’inutile turbamento degli elementi non sia mai occupazione del saggio”.

In verità una piuma che cade dall’ala di un passero provoca un tuono nei mondi lontani. Quando si inala, si entra in sintonia con tutti i mondi. Il saggio procede dalla Terra verso l’alto, poiché i mondi lontani rivelano a vicenda la loro saggezza. Ripetete questa parabola a chi chiede miracoli.

44 — Il valore dell’aspirazione ai mondi lontani sta nel prendere coscienza della nostra vita colà. La possibilità di vivere in essi è come un canale d’approccio. È una coscienza da scavarsi proprio come un canale. Gli uomini possono nuotare, eppure molti non nuotano. Una realtà ovvia come i mondi lontani non li attira. È tempo di deporre questo seme nel loro cervello.

Chi è sventurato e orfano accoglie più agevolmente questo pensiero: per lui, i legami terreni non sono più così potenti. Nella situazione peggiore è chi vive negli agi. Il cieco lo accetta con una certa facilità, ma non lo strabico, poiché un falso incrocio di correnti deforma sempre la distanza dell’aspirazione. Rigate l’anima di un cannone con eliche di passo diverso: il risultato sarà pietoso. Ma ciò si riferisce solo a un certo strabismo, che involve i centri nervosi.

45 — Vi dico che è importante scoccare frecce di bene a tempo opportuno, lo spirito ne prova benessere. Come un grigiore brulicante che infetta l’aria, frammenti di pensieri estranei s’affollano e a poco a poco invadono lo spazio. Ecco allora la saetta dello spirito, come un lampo. Non solo raggiunge chi deve, ma purifica lo spazio. Questo non è l’effetto meno importante. Una freccia pura, che è un magnete potente, attrae quel frantume grigio e lo caccia. In tal guisa i pensieri grigi e pesanti sono respinti alla fonte, senza danno altrui. Come prodotti di una combustione, essi si depositano sull’aura, e chi li semina, li raccoglie. È bene spedire queste parole: “non toccare!”. È la formula con il minimo contraccolpo, una antica norma protettiva. È utile infatti spedire un comando o una formula di difesa. Le emissioni di malizia non giovano. Si può estrarre la spada dello sdegno spirituale, ma solo di rado, poiché logora il fodero.

46 — Non ho mai detto che la nascita della nuova coscienza sia indolore. I suoi nemici non sono i distruttori, ma la virtù ammuffita, convenzionale. Quelli conoscono l’instabilità di ciò che abbattono, e rinunciano più facilmente. Ma la virtù dalle rosee guance ama lo scrigno dei risparmi e lo difende sempre con eloquenza. Recita le sacre parole delle Scritture e con argomenti sottili si dice pronta a cederlo non a quest’uomo ma a quell’altro, che ancora non esiste.

La virtù convenzionale è di una cupidigia superlativa e ama mentire. E quanto sono belli quei maestri di virtù dalle rosee guance, e come untuoso è il loro affetto. La vittoria, la vittoria umana, non sanno cosa sia, e i loro splendidi paramenti sono inamidati di schiavitù!

47 — Nelle scuole si deve insegnare a pronunciare i concetti con rispetto. Certo i pappagalli possono lanciare nello spazio, senza intelligenza, anche concetti di grande importanza. Ma gli uomini devono capire che la parola è il sostegno del pensiero, che ogni parola è una freccia che porta un tuono.

La perdita del vero significato dei concetti ha molto contribuito alla barbarie attuale. Gli uomini gettano perle come fossero sabbia. È davvero tempo di sostituire molte definizioni.

48 — Non avere paura e fare da sé per quanto possibile: ecco la norma. È bene dar prova di responsabilità personale. Non miracoli, non citazioni, né gesti, ma affermazioni corroborate dall’esempio personale. Un errore commesso in un’impresa risoluta è più presto rimediato che un vile balbettio.

L’azione che non necessita di apparati né di assistenti è pregevole. Chi scopre una formula preziosa non la grida dalla finestra, poiché ne verrebbe un male ben maggiore della sua utilità.

In verità, come vasi suggellati, come monti inespugnati, come archi pronti a scoccare, così siate! E come un sorso da quel vaso infiamma, e come quel monte è inesauribile, e come quella freccia è letale, così siano gli atti vostri! Poiché, chi oserebbe negare che la difficoltà è la vittoria più rapida? I fiumi di latte cagliano, e le spiagge di gelatina non sono adatte per adagiarsi. Affrettiamoci quindi, cinti di responsabilità personale. Badate: si ottiene successo solo quando il coraggio è stato perfetto. Le piccole esitazioni producono una timidezza servile.

Proprio ora che il pianeta è gravemente infermo è indispensabile essere pervasi di coraggio. Chi è indeciso non passa, ma la spada squarcia i veli insidiosi. L’ora è gravissima, è necessario raccogliere tutto il coraggio.

49 — Quanto più si rinuncia, tanto più si riceve. Ma i popoli l’hanno scordato, anche la nazione più piccola pensa solo a ricevere. Intanto il pianeta è malato, e in questo male tutto affonda. E qualcuno cerca di sottrarsi alla battaglia finale infettando tutto il globo. E qualcuno spera di far vela su qualche relitto, senza pensare che anche il mare muore. È facile capire che il corpo del pianeta può essere infermo come qualsiasi altro organismo, e che ciò influisce sul suo spirito. Che nome dare al suo male? Questo fra tutti: febbre da intossicazione. Gas soffocanti, prodotti dalle accumulazioni dei bassi strati del Mondo Sottile, lo isolano dai mondi che potrebbero soccorrerlo. Il destino della Terra può concludersi in una gigantesca esplosione, se quella spessa coltre non sarà perforata. Un’accelerazione immane scuote ogni fibra. Era presumibile che essa fosse impellente per un certo paese, invece è necessaria per il pianeta intero.

50 — Non importa come sarà vestito il Nuovo Mondo: se verrà abbigliato con un kaftan, o in camicia, o in abito da sera. Se stabiliamo il valore cosmico della comunità, i dettagli non sono che polvere. Qualsiasi assurdità può essere tollerata se non contrasta il Nuovo Mondo.

51 — Quando ripeto molte volte una parola è per riempire lo spazio. Il ritmo è andato perduto, è degenerato in balbettio. Ma il battere delle onde frantuma le scogliere. Similmente, una processione deve darsi un ritmo sonoro, che trattiene la folla dalle chiacchiere insulse.

52 — Come penetrare nei segreti recessi dello spirito? Solo mediante l’inconsueto. A base della leggenda dei santi ladroni sta lo spirito affilato dall’insolito. Ma è raro che il fornaio dalla pelle delicata scopra la chiave dello spirito, a meno che la danza quotidiana della fiamma non gli sveli la luce degli elementi. Bisogna cogliere erbe adatte, cercando il luogo dove crescono senza pregiudizi.

53 — Dirò perché Noi parliamo dell’“attacco di Purusha”. Sarebbe bene che gli uomini si impadronissero dello stesso principio di tensione generale, che nasce quando si profila un pericolo comune. Prima condizione per procedere è liberarsi dalle occupazioni usuali. I centri cerebrali consueti si devono chetare, se si vuole percepire una nuova combinazione di correnti nervose. Lo stesso principio elimina la fatica. Questa nuova tensione, quando scevra dell’elemento personale, è detta “attacco di Purusha”.

Chi gioca alla caccia al tesoro sono i cercatori, e non chi l’ha nascosto. Non senza ragione gli Indù appellano l’Altissimo “il Giocatore”. In verità la Terra deve essere salvata da mani terrene, e le Forze Celesti mandano la manna migliore, ma se non è raccolta diventa rugiada. Come non rallegrarsi quando si trovano i raccoglitori? Quando lavorano noncuranti di ogni derisione, memori del Nostro Scudo?

È impossibile evocare la tensione di Purusha se il pensiero non è mobile.

Lo spirito deve gettarsi in un solo canale, come il proiettile nella canna del fucile. Le nuove circostanze non devono guastarne la rigatura.

54 — Quelli che estinguono le luci servono le forze oscure che tentano di soffocare i fuochi del Mondo Sottile. Quanto più violento è l’attacco delle tenebre, tanto più essi attivamente distruggono ogni punto di luce. Non abbiamo mai visto un tempo più scuro nel Mondo Sottile. I falsi Olimpi sono immersi nel crepuscolo. Ma non è questo il momento di occuparsene, bisogna curarsi del livello terrestre. Oggi il mondo è come un mare in tempesta.

55 — La lotta strenua e impetuosa è la nave dell’Arhat. È l’unicorno manifesto. È la chiave di tutte le cripte. È l’ala dell’aquila. È il raggio del sole. È l’armatura del cuore. È il fiore del loto. È il libro del futuro. È il mondo manifesto. È la moltitudine delle stelle.

56 — Perché lo scoprire i segni del futuro è simile al lavoro del tessitore? L’ordito ha una sua tinta, e i gruppi di fili sono divisi per colore. È facile distinguere l’ordito e trovare i fili, ma il disegno permette combinazioni diverse, che dipendono da mille concorrenze. In effetti lo stato interiore del soggetto stesso è la prima condizione.

Se la sua aura è troppo instabile, la prognosi sarà solo relativa. Sarà allora come quel gioco in cui, dati pochi punti, si tratta di riconoscere una figura.

Qual è dunque il fermento migliore per fissare le fluttuazioni dell’aura? Lottare con tutte le forze. È impossibile colpire o annientare un corpo che si muove con impeto. La lotta strenua acquista potenza col moto e accordandosi con la legge diventa irresistibile, poiché entra nel ritmo del Cosmo.

Procedete così, nel piccolo e nel grande, e il vostro tessuto sarà impareggiabile, cristallino, cosmico, in breve, sarà bello.

La lotta instancabile, e null’altro, dà la padronanza sugli elementi, poiché è la loro stessa qualità fondamentale. Allora li coordinate alla creatività superiore dello spirito, e siete signori del fulmine. L’uomo diverrà tale. Credetelo, vincerete solo se saprete lottare con tutte le forze.

57 — Come non sentire un segnale d’allarme in ogni moto del pianeta? Non sale un grido d’angoscia dai movimenti di tutti gli esseri? Non suona una rivolta in ogni gesto dello spirito incatenato al suolo in schiavitù?

Ma vi furono mai tempi migliori?

Per guarire un ascesso occorre prima incidere, poi ricucire la ferita. Prima è indispensabile estrarre il pus, ecco perché Noi non usiamo mezze misure. Ci attendiamo azioni grandi: quando la campana suona a martello non si pensa ai racconti delle fate.

58 — Sapete quanto sono utili gli ostacoli, quanto valgono i disinganni. Ma persino il terrore può giovare. In effetti, per Noi e voi non esistono terrori nel senso ordinario. Anzi, un terrore affrontato senza paura si trasforma in un atto di bellezza cosmica.

Come pensare al bello senza sentire un accordo estatico? Oggi noi gridiamo, inviamo segni di battaglia, ma soprattutto si resta estatici al cospetto delle grandi soluzioni. Il coraggio apre tutte le porte. “È impossibile” si dice, ma tutto ciò che esiste grida: “È possibile!”.

Ogni epoca ha la sua parola, che è come la chiave dello scrigno. Gli Insegnamenti antichi alludono di continuo a una parola di potere espressa in una formula concisa ed esatta. Immutabili come cristalli di un composto noto, le parole di quelle formule sono inalterabili: non si può allungarle né abbreviarle. La sicurezza del Cosmo sta nel getto di quelle parole. La stessa tenebra assoluta trema dinanzi alla lama del Comando del Mondo, e raggi e gas sconfiggono più facilmente le tenebre dove quella Spada ha colpito. Accogliamo il comando del Cosmo non da schiavi, ma da rivoltosi! Prima o poi la Forza luminosa brucia le tenebre.

L’ora è imminente e indifferibile.

Se si indagano le parole segrete di tutte le epoche, vi si scorge una spirale di luce penetrante. Una legione di vermi non potrebbe defletterla, e gli ostacoli non fanno che intensificarne i raggi, la cui riflessione crea nuove forze. E se tace chi potrebbe parlare, parleranno i muti.

59 — Impartire un ordine chiaro e breve non è facile, ma è più potente di una bacchetta magica. Affermare è cosa più semplice: ma un comando è come la fiammata improvvisa di un vulcano, e comporta un senso concentrato di responsabilità personale. Nel comando suona la dichiarazione di una forza inesauribile. L’impeto stesso del Cosmo si esprime nella sua veemenza, come un’onda che tutto travolge. Altro che lacrime benigne: quel che occorre sono faville di sdegno dello spirito!

I rimpianti formano come una diga, mentre sulla punta della spada crescono le ali! Le sabbie possono soffocare, ma per Noi una nube di sabbia è un tappeto volante.

60 — Molto si può perdonare a chi ha preservato il concetto del Maestro anche nelle tenebre. Il Maestro esalta la dignità dello spirito. Noi paragoniamo quel concetto a una lampada che arde nel buio. È dunque come un faro di responsabilità. I vincoli dell’Insegnamento sono come le corde di sicurezza in montagna. Il Maestro si rivela nell’istante in cui si accende lo spirito: da allora è inseparabile dal discepolo.

Noi non vediamo la fine della catena di Maestri, e la coscienza del discepolo, impregnata dal Maestro, diffonde dalle sue azioni come un aroma prezioso che penetra ovunque.

Il rapporto fra discepolo e Maestro è un baluardo protettivo nella catena d’unione. Al suo riparo, il deserto fiorisce.

61 — La Mia Mano manda la soluzione fra le rupi aguzze del mondo. Considerate un tetto di assi come più solido del ferro. Considerate un istante di fissità come più lungo di un’ora. Un lungo sentiero è più breve che un precipizio verticale. Direte: “Perché questi enigmi, questo esoterismo?”. Il gomitolo degli eventi è fatto di fili multicolori.

Ogni gruppo di fili viene da un pozzo di tintura diversa. Molti sono gli eventi che irrompono, come amici lontani, esteriormente sconnessi, colmano il nostro canestro, e la luce finale trionfa.

62 — C’è da rallegrarsi quando i pensieri suggeriti si fondono con i propri; poiché se si accetta di cooperare non vi sono separazioni nel lavoro, ma solo risultati. È impossibile smembrare le funzioni del Cosmo, dal momento che le azioni scorrono come un fiume.

Che importa quale sia la struttura delle onde che portano un oggetto utile? Ciò che conta è che esso non vada perduto!

63 — Che il lavoro possa dare riposo è idea che incontrerà molta incomprensione. Molti divertimenti si dovranno abolire.

È indispensabile rendersi conto che le opere della scienza e dell’arte sono per educare, non per divertire. Molti svaghi sono da distruggere come focolai di volgarità.

Le avanguardie della cultura devono sgombrare il terreno da tutti quegli stolti che passano il tempo fra i boccali di birra. La profanazione è da punire con severità molto maggiore. Sono biasimevoli, inoltre, le culture troppo specializzate.

64 — È importante insistere sulla necessità della commensura.

Considero indispensabile distinguere fra eventi ricorrenti e non. Si può trascurare un oggetto di uso quotidiano, ma agli appelli si deve rispondere senza indugio. Si può affermare che un istante di possibilità cosmica è insostituibile. Certi cibi sono digeribili solo in un certo ordine. L’uomo che va a caccia non è indolente: sceglie l’ora adatta e nulla lo trattiene.

Potreste trovare la Mia Pietra nel deserto, ma se non la raccogliereste subito la perdereste di nuovo. Chi Mi conosce sa quanto importi la prontezza, ma i novizi ricordino questa legge, se vogliono avvicinarsi. In verità vi dico: il tempo è breve! Vi dico con sollecitudine: non perdete un’ora, poiché i fili del gomitolo sono multicolori. La Mia Voce vi soccorre non nel conforto del riposo, ma nel buio della bufera: imparate ad ascoltarla!

So di alcuni che hanno lasciato sfuggire l’ora della chiamata per un dolce. Ma la Mia freccia sibila nell’ora della necessità. La Mia Mano è pronta a sollevare il velo della coscienza; quindi occorre commensurare il piccolo e il grande, ciò che ricorre e ciò che non torna. Esercitatevi a riconoscere il grande! Vi dico: il tempo è breve.

65 — La condizione necessaria per lavorare con Noi è la ferma volontà di applicare alla vita i Nostri principi, non in teoria, ma in pratica.

Il Maestro regge la fiamma di un conseguimento insaziabile. Non sospende l’insegnamento né per stanchezza né per dolore. Il Suo cuore vive di vittoria. Non teme nulla: la frase “ho paura” non esiste nel Suo vocabolario.

66 — L’evoluzione del mondo si fonda su rivoluzioni o esplosioni di materia, ciascuna delle quali con moto accelerato tende verso l’alto. Ogni esplosione, come fattore costruttivo, imprime una spirale. Pertanto ogni rivoluzione è soggetta alla legge della spirale.

La struttura terrestre è come una piramide. Se da ogni punto della spirale progressiva abbassate i quattro spigoli d’una piramide ottenete come quattro ancore, affondate nei livelli inferiori della materia. Una costruzione siffatta sarebbe grottesca, essendo eretta su strati morenti. Innalzate ora da ogni punto un rombo, ed ecco un insieme di conquiste degli strati superiori che sopravanza il moto della spirale. Ecco una costruzione degna! Infatti si lancia nell’ignoto, espandendosi in modo parallelo alla coscienza. Quindi costruire durante la rivoluzione comporta gravissimi pericoli. Una quantità di elementi imperfetti premono le strutture in basso, verso livelli di sostanza già usata e infetta. Solo un coraggio indomito può volgerle in alto, verso strati belli e inesplorati, a sostegno di elementi nuovi. Quindi dico e dirò che nella struttura si devono evitare le forme superate. Ricadere nei vecchi ricettacoli è inammissibile. Il Nuovo Mondo deve essere inteso in tutta la sua austerità.

67 — Cosa si richiede alla Nostra Comunità? Soprattutto commensura e giustizia. Certo questa scaturisce da quella. In verità bisogna dimenticare la semplice bontà, che non è il bene, ma solo un surrogato della giustizia. La vita spirituale è regolata dalla commensura. L’uomo che non distingue il piccolo dal grande, l’insignificante dall’importante, non può essere spiritualmente evoluto.

Si parla della Nostra fermezza, ma non è che l’effetto della commensura che abbiamo acquisita.

68 — Ecco il figlio del dubbio e della paura: si chiama rimpianto. In verità il rimpianto, quando già si è impegnati nel Grande Servizio, guasta tutti i frutti delle fatiche precedenti. Chi dubita si lega una palla al piede. Chi ha paura trattiene il fiato. Ma chi rimpiange ciò che compie nel Grande Servizio pone fine alla possibilità di approccio.

Come non vedere quel coraggio che porta alla vittoria? Come non ricordare la mano che fermò il pugnale del nemico? Come non legarsi a quella Forza che rinunciò a tutto per il progresso del mondo? Capitelo, lo ripeterò senza fine, finché l’arcobaleno non includerà tutti i colori.

I cedri hanno una resina che guarisce, ed è ridicolo vedere quella linfa celeste usata come lucido da scarpe. Difendiamo quindi i sentieri migliori traendo profitto da ogni dettaglio.

69 — Grugniti e latrati selvaggi riempiono l’aria. Urli bestiali sostituiscono il canto umano. Ma come splendono i fuochi della vittoria!

70 — Le Mie Mani non conoscono riposo. Con la Testa sorreggo le opere. Con la Mente collaudo le soluzioni. Con potente esperienza sconfiggo la debolezza altrui. Sul punto di perdere inserisco possibilità nuove. Costruisco fortezze sulla linea della ritirata. Sventolo la bandiera negli occhi del nemico. Per Me ogni giorno di fatica è un riposo. Un segno di non comprensione è come polvere, sulla Mia soglia. So nascondere il sacro fra le pieghe dell’abito del lavoro. Un miracolo per Me non è che l’orma di un cavallo. Il coraggio, una freccia nella faretra. La risolutezza è il Mio pane quotidiano.

71 — Scordatevi subito le vostre nazionalità, e imparate che la coscienza si sviluppa perfezionando i centri invisibili. Alcuni attendono un Messia per un popolo specifico, ma è da ignoranti, poiché l’evoluzione del pianeta può essere solo globale. L’universalità dev’essere compresa e assimilata. È uno solo il sangue che scorre, e il mondo esterno non sarà più diviso in razze di origini primitive.

72 — La Comunità, quale Compagnia, può accelerare a dismisura l’evoluzione del pianeta e offrire nuove possibilità di scambi con le forze della materia. Non si deve pensare che la comunità e la conquista della materia siano su piani diversi. Un solo canale, una sola bandiera: Maitreya, Madre, Materia!

La Mano che sceglie i Fili indica la via della Nostra Comunità. In vero, Noi non diremo il tempo preciso quando ebbe origine il Nostro sito. Certi cataclismi ne plasmarono le condizioni favorevoli, e con il Nostro sapere difendiamo quel Centro dagli importuni. L’esistenza di nemici violenti Ci ha permesso di chiuderne l’accesso ancora meglio e di insegnare ai vicini un silenzio efficace. Trasgredirlo e tradire vuol dire essere distrutti.

73 — L’essenza del Nuovo Mondo contiene un vuoto chiamato punto nodale di immobilità; vi si ammassano i residui delle incomprensioni dei compiti evolutivi. Quando il cervello avvicina a queste vie di incomprensione dello spirito, l’accesso alle Nostre emissioni è quasi perduto.

Che gli uomini possano giungere a dimenticare la creatività, che adorna la vita?

74 — È necessario studiare l’indifferibile e serbare l’entusiasmo personale. Si deve marciare indipendenti l’uno dall’altro: niente mani sulla spalla, niente dito sulle labbra. Guai a chi ritarda la guardia. Guai a chi rovescia il riso sullo scudo.

Guai a chi porta acqua nell’elmo. Ma soprattutto guai a chi è grigio di paura. In verità la rete del mondo è gettata. Non sarà ripescata senza preda. In verità neppure l’ultimo degli ultimi sarà dimenticato. Il seme è stato pagato. La violenza è stata bandita. Che ciascuno avanzi, ma Io compatisco chi non riesce. Quanto è scuro il sentiero che torna indietro! Non conosco nulla di peggio che tagliare la strada al vicino. Dite a tutti: “Camminate da soli, finché non udrete il comando del Maestro”. Quando il mare ingrossa e urla, rallegratevi. Mostrate di comprendere la grandezza dei tempi. Levate il calice; Io vi chiamo.

75 — In verità, c’è da attendersi che tutte le profezie si compiano. Non vedo che le date cambino. Osservate bene con il pensiero la sequenza degli eventi, e vedrete come importi poco l’esterno; conta solo il significato interiore. Quel che generazioni hanno seminato ora germina; spuntano i germogli.

76 — Si deve conoscere quell’atto bellico che è chiamato il getto delle pietre. Quando la Battaglia raggiunge una certa intensità, il Condottiero strappa porzioni di aura e le getta fra le orde nemiche. Certo anche le aure dei guerrieri vengono lacerate con violenza; la rete protettiva si indebolisce, ma i nemici sono colpiti con estremo vigore. Il tessuto dell’aura brucia più che il fulmine. Questo metodo è da chiamare eroico. Non figuratevi di essere su un treno di lusso: passiamo l’abisso su una tavola. Per i brandelli strappati, l’aura rimane frastagliata come un’ala d’aquila.

Ricordate che diamo l’assalto alle mura senza ripari. La rottura di un vetro può essere silenziosa: lo schianto si ode quando esso si infrange sulle rupi in basso. Capirete voi stessi il resto. Le massime Forze sono in Battaglia per salvare gli uomini.

77 — Una manifestazione è da intendersi come evidenza non per l’occhio, ma per la coscienza. Ecco la differenza tra la Nostra e la vostra comprensione. Ciò che per voi è un fatto, è solo un effetto, mentre Noi scorgiamo il fatto vero, a voi invisibile. Il cieco giudica il lampo dal tuono, ma chi vede non ha paura del tuono. È necessario quindi saper distinguere i fatti veri dai loro effetti.

Quando parliamo di un evento destinato, Noi ne vediamo l’origine vera; ma chiunque giudica dagli effetti visibili resta sempre in ritardo. Quando diciamo: “Contrastate l’evidenza”, intendiamo: “Non lasciatevi ingannare dagli eventi transitori”. Si deve distinguere nettamente fra passato e futuro. L’umanità non sa farlo, e perciò vortica nell’illusione degli effetti.

Una scintilla creativa sta nel processo dell’evento, non nei suoi effetti. Poiché si cura solo di questi, l’umanità è come il cieco che ode solo il tuono. È possibile distinguere fra chi giudica dagli eventi, e chi dagli effetti.

Dite agli amici che imparino a osservare la realtà dal formarsi degli eventi, se non vogliono restare semplici lettori di giornali pubblicati da furfanti.

Tendete la coscienza a cogliere l’origine degli avvenimenti, se volete associarvi all’evoluzione del mondo. Si potrebbero citare esempi innumerevoli di incomprensioni pietose, colpevoli e tragiche, che scompigliarono le date. La quercia cresce dalla ghianda sepolta, ma lo stolto se ne avvede solo quando vi incespica. Molte cose del genere insozzano la Terra. Basta con gli errori e l’incomprensione quando tutto il mondo è in tensione! L’energia deve essere spesa con grande cautela. Solo le porte giuste ammettono nell’aula del Bene Comune.

78 — Un capitolo di ogni libro deve essere riservato all’irritazione. È imperativo cacciare di casa quella bestia. Mi rallegro quando vedo austerità e decisione. Vi comando di non ricorrere mai allo scherno. Aiutate chiunque a trarsi d’impaccio. Potate ogni germoglio di volgarità. Lasciate che ciascuno dica la sua e ascoltatelo con pazienza. Troncate di netto le chiacchiere insulse, ma trovate dieci parole contro ciascuna che diffami il Maestro. Non tacete quando una freccia vola per colpirlo. Madre e Maestro: ecco due concetti che ogni libro deve custodire. Non estinguete la luce della grandezza.

79 — Per servire nelle costruzioni cosmiche è indispensabile un mutamento di coscienza. Sbagliare è possibile. Si può essere assolti anche dall’errore più grande se la fonte è pura; ma solo una coscienza illuminata può valutarla. Solo una coscienza dilatata serve con gioia. Ricordate che ogni triennio segna una tappa del suo sviluppo, e che ogni sette anni si rinnovano i centri. Rendetevi conto che le date della coscienza non si ripetono, e quindi non lasciatele sfuggire.

A chi intende collaborare al Grande Servizio è giusto domandare a cosa vuole rinunciare. Si aspetta forse di realizzare i sogni più belli? O vorrebbe conquistare ricchezze terrene con un grano di fede e avere mansioni che non si addicono alla sua coscienza?

È impossibile enumerare i mezzi per dilatare la coscienza, ma tutti comportano di realizzare il vero e il sacrificio di sé.

80 — È necessario che i pensieri siano chiari e applicati al futuro: così le azioni non saranno grossolane. Non imitate, come fanno le scimmie. Ogni grado di decisione e prezioso. Voglio saturarvi di coraggio. Meglio passare per eccentrici che vestire l’uniforme della trivialità. Leggete i Miei Insegnamenti e applicateli a ogni atto della vita, non solo nei giorni di festa. Dite a voi stessi: “Come posso fare del mio meglio la mattina, e comportarmi da pappagallo la sera?”.

81 — È saggio separare il passato dal futuro. È impossibile computare tutto ciò che è stato fatto: è incommensurabile. Meglio dire: “Ieri è passato; andiamo incontro alla nuova aurora”. Noi cresciamo, e le opere crescono con noi. Dopo i ventisette anni non si è più giovani e si può comprendere il Servizio. È indegno rovistare nella polvere di ieri. Tagliamo quindi un nuovo scalino. Iniziamo il lavoro, e circondiamoci di mille occhi. Purifichiamo il pensiero e commensuriamo le azioni. Riempiamo così i nostri giorni; siamo decisi e mobili. E non scordiamo che nulla è più sublime del Piano per il Bene Comune. Dimostriamo di capire gli Insegnamenti di vita. Come Mosè diede risalto alla dignità umana, come il Buddha incitò a espandere la coscienza e il Cristo insegnò a dare, così ora il Nuovo Mondo viene rivolto ai mondi lontani! Quali paragoni ci attorniano! Pensate alla pietra d’angolo. Riflettete al sentiero indicato. Pensate che i confini del Cosmo vi toccano. Rievocate quali tensioni mirabili si sono susseguite non in un libro, ma nella vita. Riflettete quanto ancora non avete preso né assorbito, eppure siete dove siete. Dunque non scoraggiatevi per gli errori, e salite con la Gerarchia dell’Insegnamento.

82 — Nel giorno che iniziamo il nuovo cammino, parliamo senza rammarico del tempo grande, allorché impareremo a staccarci dalla Terra e a collegarci, ancora nel corpo, con i Mondi Superiori.

Nulla è rifiutato a nessuno; venite, tendete la mano sull’ara dello spirito. Affermate lo spirito come materia e ricordate come freme il cuore alla vista dei mondi radianti.

La Mia Parola deve consolidarvi nella bellezza della conquista. Affrontando il sentiero, lasciamo le regole dell’azione; torniamo a raccogliere la coscienza oltre il firmamento. È bello avere già il corpo sottile e scoprire che lo spirito più non si turba per i lunghi voli. Rallegriamoci dunque a ogni moto sulla superficie della Terra come se vi imparassimo a volare.

Volare: che bella parola! Ha in sé il pegno del nostro destino. Quando le vicende sono gravi, pensate ai lunghi voli; pensate alle ali. Io trasmetto a chi è audace tutte le correnti dello spazio!

83 — In verità, occorrono dieci uscite di sicurezza per un solo incendio. Un’azione è potente quando ammette dieci soluzioni. Gli inesperti hanno bisogno del fuoco che li sospinga, ma chi è stato chiamato trova aperte tutte le porte.

Bisogna sapere come si flette la lama del nemico; sorridere quando si ode la corsa del suo cavallo; non curvatevi quando la sua freccia sibila sul capo.

84 — È difficile assimilare il grande, ma ancora più arduo, per una coscienza vasta, è assimilare il piccolo. È difficile applicare la grande comprensione a una realtà ristretta. Come infilare una spada grande in un fodero piccolo?

Solo una coscienza sperimentata intende il valore del germe di realtà. Il potere del comando non sta nella corona, o nel popolo, ma nella vastità cosmica delle idee. Così gli Insegnamenti di vita si completano a vicenda, senza necessità di attrarre moltitudini.

Vi avevo detto che avrei dato un terzo libro quando la comunità fosse accettata. Non sono le moltitudini che Ci occorrono, ma le coscienze di coloro che accettano. Ecco perché diamo il terzo libro. Quindi Noi ripetiamo gli aspetti del Vero, e preferiamo benedire una nascita che occuparCi di funerali.

Ci vuole una tromba per introdurre l’Insegnamento in certe orecchie, a qualcuno bastano pochi capisaldi e ad altri pochi monosillabi, se la loro coscienza contiene quel poco. Quanto è bene accetto chi raccoglie ogni più piccolo frammento e ne valuta il significato universale!

I millenni, rovinando, spostano mondi interi. Per tale ragione i vostri pensieri vengono diretti a preservare l’energia mentale.

85 — Ogni organismo è mosso da una energia particolare, ma bisogna accertare la direzione precisa dell’aspirazione fondamentale. Un giorno i discepoli domandarono al Benedetto come intendere il precetto di rinuncia ai possessi. Infatti il Maestro continuava a rimproverare uno di loro che aveva abbandonato ogni cosa, mentre un altro si circondava di oggetti senza subire ammonizioni. “Il senso della proprietà non si misura dalle cose, ma dai pensieri.

Del pari la comunità deve essere accettata in coscienza. Si può possedere oggetti senza esserne padroni. Il Maestro auspica che l’evoluzione proceda in modo legittimo. Egli sa distinguere chi è libero in coscienza”. Così parlò il Benedetto, e consigliò di non pensare a possedere, poiché la rinuncia purifica il pensiero. L’impulso fondamentale scorre libero solo in canali puliti.

86 — Ricordo una storia udita ad Akbar. Un re chiese a un saggio: “Sapresti distinguere un covo di traditori da un nucleo di uomini fedeli?”. Il saggio indicò un gruppo variopinto di cavalieri e disse: “Ecco un nido di traditori”. Poi mostrò un viandante solitario: “Quella è una rocca di devozione, poiché la solitudine non ha nulla da tradire”.

Da allora quel Re seppe circondarsi di gente fedele.

Il Maestro ha assunto per sé la misura intera della fedeltà. La Mia Mano è per il pellegrino come un fuoco acceso nelle tenebre.

Il Mio Scudo ha la quiete dei monti.

Io so, Io so, com’è difficile per la mia Comunità. Le basi della costruzione si rivelano nella quiete.

La comprensione della materia si sviluppa solo dove il tradimento è impossibile.

87 — Quando insorgono problemi a proposito di eredità, è consigliabile che la comunità conceda in prova, per un triennio, l’uso di questi oggetti a uno dei membri. In tal modo l’eredità diventa una nobile cooperazione. È bene commettere, a uomini scelti all’uopo, di vigilare sulla qualità di certi lavori. È necessario che il fatto di essere continuamente sottoposti a prova si imprima nella coscienza, poiché non si sa ancora lavorare in tali condizioni. Eppure l’intera sostanza del mondo è impegnata in mutue verifiche. Rendetevi conto che ciò significa anche progresso.

88 — Noi cominciamo sempre da uno schema semplicissimo. È un esperimento vecchio di molti secoli, ed è anche un principio cosmico. Un seme, solido e indivisibile, produce una messe di elementi. Al contrario, esitazioni e mancanza di sensitività, ripetute, danno origine a cose incerte. La sensibilità del principio vitale impone di non sciupare i semi stabili: così il chimico apprezza i corpi indivisibili. Invero l’unità strutturale deve essere inviolabile, se evocata da necessità evolutive. Bisogna saper distinguere tra ciò che è ammesso e ciò che incontestabilmente è concesso.

89 — La Nostra Comunità non ha bisogno di affermazioni e giuramenti. Le fatiche vi sono genuine, e i doveri indimenticabili. Come potrebbe esistere prolissità dove le vite sono custodite; dove un’ora può essere la misura più lunga? Come tradire le possibilità di un’epoca in cui spirito e moto sono negati? Bisogna vincere la timidezza, sentire il vortice della spirale, e nel suo centro stesso serbare la quiete del coraggio.

Quante volte ho parlato del coraggio e contro la paura: noi abbiamo un solo metodo scientifico cosmico! Sul punto di entrare bisogna verificare se si ha paura e se il coraggio non flette.

Non vedo un solo dettaglio che sia dialettico o di metodo. Noi conosciamo solo i fiori austeri della necessità. E a Noi si giunge realizzando l’immutabilità.

Austero non significa insensibile, e immutabile non vuol dire limitato. Per tutta la gravitazione del firmamento sentirete il vortice dello spazio e tenderete la mano ai mondi lontani. È impossibile percepirli a forza; ma in effetti, quando li si conosce, si accetta lavoro di responsabilità e ci si dedica a reali possibilità evolutive.

90 — Per comprendere cos’è la mobilità d’azione, agitate la superficie di uno stagno, e osservate come restano immobili gli strati d’acqua inferiori. Per smuoverli è necessario agitare la superficie tanto che il ritmo scenda senza infrangersi sul fondo. Le forze negative non hanno canali che le affondino; bisognerebbe decomporre la sostanza primaria, il che sorpassa il loro potere.

Spesso i novizi vogliono sapere dove sia la linea che separa uno strato mobile da una fondazione incontestabile. Invero non può esserci un confine, ma esiste la legge di rifrazione, e una freccia non può giungere al segno senza intersecare la linea predeterminata.

Come impedire allora che gli strati vengano colpiti? In verità sono necessari stabili pilastri, che rompano la corrente. Ho menzionato il perno dello spirito come centro di una spirale. Ricordatelo, poiché l’inflessibilità, attorniata dal moto centrifugo, resiste a tutte le agitazioni. La struttura della Nostra Comunità richiama alla mente appunto dei perni circondati da spirali potenti. È la migliore per la battaglia, la cui conclusione è prevista. Così, occorre capire materialmente le Nostre strutture. Perché astrazioni incomprensibili se il principio del Cosmo è uno solo? Anche il modo di crescere dei cristalli mostra quanto è multiforme il mondo della gravitazione. I ricercatori capiscano che quando si persegue la conoscenza superiore si deve procedere per direttrici materiali. Chi non ama la chiarità dei cristalli non arriva fino a Noi. Purezza impareggiabile significa perfezione di forma. Mostrate un cristallo a un fanciullo, e questi ne intenderà la perfezione. La struttura cristallina della comunità ha una forma perfetta.

91 — Perché essere malaccorti? Perché dare l’impressione di ignoranza? Perché i Nostri dovrebbero essere trascurati? Perché litigare durante una discussione? Perché parlare oziosamente senza sosta? Vattene, spazzatura senza senso. Vedete come è necessario curare ogni dettaglio; altrimenti non si possono rafforzare in voi i costumi della Nostra Comunità.

Essa si distingue per la disciplina della libertà. Non solo lo spirito vi è disciplinato, ma anche le qualità delle azioni esterne. Noi non usiamo affliggerCi troppo. Non siamo soliti censurare troppo, né troppo confidare negli uomini. Né per abito Ci attendiamo troppo. È indispensabile per noi saper sostituire un piano complicato con uno più semplice: mai l’inverso; sono proprio i Nostri avversari che vanno dal semplice al complesso. Rafforzate gli amici. Mantenete pura l’aria delle vostre case, proiettate su chi viene tra voi i voti migliori e attendeteci risoluti. Che ogni comunità aspetti il suo Maestro, poiché comunità e Maestro sono gli estremi di una stessa colonna. Anche nelle minuzie di ogni giorno ricordate le fondazioni dell’edificio. Eccoci di nuovo alla necessità di modificare la qualità della coscienza; allora la transizione sarà facile.

92 — Le mani minacciose non vi toccano se avanzate avvolti dalla spirale della devozione. Se con la semplice vista fisica l’uomo vedesse quell’armatura, avrebbe già superato lo stato di coscienza inferiore. Le lezioni delle vite trascorse sono invisibili agli occhi chiusi. Chi si avvicina alla Nostra Comunità con una coscienza logora, resta senza ali nel vuoto. Chi volesse raggiungerci con orgoglio sarà colpito come da un’esplosione di ozono. Ma come far capire che non siamo Noi a colpirlo, ma egli stesso? Nella stessa maniera perirebbe chi entrasse in una polveriera calzato di metallo. Con chiodi d’acciaio alle scarpe si corre veloci, ma qualsiasi operaio consiglierebbe panni soffici per camminare sull’esplosivo.

Quando l’atmosfera è satura, ci vuole dunque un riparo imbottito.

93 — Quando il Benedetto salì fra i monti, ripartì il tempo in modo da facilitare la traversata. Così si risparmia energia. Invero è un risparmio impareggiabile, ammissibile e giustificato; altrimenti si formerebbero delle crepe fra i mondi, e chi sa quali gas le riempirebbero. Non sciupate energia, poiché ogni spreco percuote lo spazio a grande distanza, come per telegrafo. È importante avere cura sollecita del Cosmo in ogni filo d’erba, se si vuole diventare cittadini dell’universo.

Parlo della qualità dei viaggi. Bisogna imparare a viaggiare! Non solo si tratta di lasciare la casa, ma di superare lo stesso concetto di casa. Più esatto sarebbe dire che bisogna estenderlo! Dove si è, quella è la casa. L’evoluzione rigetta l’idea di casa come prigione. L’affrancarsi progressivo della coscienza rende flessibili. E non sono le vittorie, né le privazioni, né le esaltazioni, ma la qualità della coscienza che consente il distacco da un luogo dove si è dimorato a lungo. In un luogo simile, quanta fuliggine, quanta amarezza e polvere. Noi non siamo per la vita solitaria dell’eremita, ma certe case dall’aria muffita sono peggio che grotte. Noi chiamiamo chi sa pensare con grandezza.

Voglio vedervi andare per tutto il mondo, quando le frontiere nazionali, per il loro stesso numero, saranno cadute. Come volare, se si è infilzati da uno spillo! Viaggiare è una esigenza dell’uomo.

94 — Spesso parlate delle inesattezze contenute nei libri. Vi dico di più: gli errori nei libri sono crimini gravi. La menzogna propagata in tal modo è da perseguirsi come grave calunnia. Le falsità di un oratore sono da punire in base al numero degli ascoltatori; quelle di uno scrittore in ragione delle copie vendute dei suoi libri. Riempire di menzogne le biblioteche è un grave delitto. Bisogna accertare il vero intento dell’autore per valutarne gli errori. L’ignoranza sarà la fonte prima, vengono poi la paura e la mediocrità. Queste cose non giovano alla comunità. È indispensabile estirparle dalla nuova costruzione. I divieti, come sempre, non servono: gli errori scoperti devono essere rimossi dal libro. Quest’obbligo, e quello di ristampare il volume, faranno tornare in senno l’autore. Qualsiasi cittadino ha il diritto di comprovare un errore. Con ciò non si devono ostacolare le opinioni e le strutture nuove, ma bisogna impedire l’inganno diffuso dalle nozioni false, poiché la conoscenza è l’armatura della comunità, e difenderla è dovere di tutti i suoi membri.

Non deve trascorrere più di un anno prima che il libro sia verificato, altrimenti il numero delle vittime sarà grande. È specialmente necessario sorvegliarlo con cura quando il suo merito è dubbio. Gli scaffali delle biblioteche sono zeppi di ascessi di menzogne. Non è tollerabile conservare quei parassiti. Proponete a chi volete di dormire per terra, ma mai di leggere un libro falso.

Perché riservare a un buffone bugiardo l’angolo migliore presso il fuoco? I libri cattivi insozzano la coscienza dei bimbi. È un problema da risolvere!

95 — Una donna esitava, un giorno, fra le immagini del Buddha e di Maitreya, non sapendo Chi venerare. Allora quella del Benedetto disse queste parole: “Seguendo il Mio Insegnamento, venera il futuro. A difesa del passato, guarda l’aurora”.

Ricordate quanto Noi lavoriamo per l’avvenire, e gettatevi nel futuro con tutto l’essere vostro! Su raggi di conoscenza Noi trasmettiamo un insegnamento che è strano per il mondo, poiché la luce del mondo è sepolta nelle tenebre.

96 — È indispensabile affrettare le date: altrimenti l’ignoranza diverrebbe solida. Tutte le ulcere si sono ammassate sulla soglia del Nuovo Mondo. Il vortice ha ammucchiato la spazzatura. Per affrontare con coraggio l’abominio dell’ignoranza occorrono misure insolite, e dare risalto al valore degli uomini di merito. Perché questi dovrebbero perire in catene o soffocati dai pregiudizi?

Domandate ai giovani se non temono di parere assurdi agli occhi del mondo. Sono pronti a rinunciare agli agi personali per amore del Nuovo Mondo? È una domanda da porre con severità, poiché la fiamma se è bene accesa, non teme il vento.

La devozione sorregge sull’abisso, ma deve avere ali palpitanti di sensibilità.

97 — Lungo il sentiero non sostate sotto un albero putrido. Nella vita evitate le coscienze spente. Le coscienze mediocri non sono altrettanto infettive, ma quelle sono veri e propri vampiri.

Non si può colmare dall’esterno il vuoto delle coscienze ignoranti, che assorbono senza scopo l’energia altrui. Chi le frequenta ne resta spossato. Sono da evitare come un fetore, per impedire l’accesso ai fluidi della decomposizione. È difficile percepire la differenza tra scarsità di sviluppo ed estinzione. Ma una qualità è inconfondibile: la prima è o può essere accompagnata da un palpito di devozione, mentre i crateri spenti non hanno che ceneri e zolfo. L’Insegnamento non risparmia energia a favore di chi non è progredito, ma esiste un grado di estinzione per cui non è lecito irrorare l’abisso con sostanza nuova. Solo un cataclisma inatteso e terribile può fondere la lava solida.

Ricordate il tesoro della coscienza. La sostanza del Cosmo rivela con un fremito il polso di una coscienza ridesta. L’arcobaleno della conoscenza nasce proprio da quel tremito: fiume visibile da una fonte invisibile. Per tutte le esperienze passate e tutte le conquiste future, rammentate la coscienza.

98 — Quando fa freddo anche un cane ci riscalda. Mai come ora scarseggiarono gli uomini; non si possono quindi allontanare neppure gli avversari malvagi, se la cellula dello spirito in loro non è stata soffocata dai rovi.

Vi ricordo che il Benedetto mostrò di stimare anche i nemici.

Questo libro si legge all’ingresso nella comunità. Il novizio deve essere preavvisato di molte perplessità. Certe contraddizioni sembrano infatti insolubili. Ma dove sono, o viandante, se ovunque stanno segnali indicatori? Il precipizio è limitato dai monti, e questi dal mare. Le scarpe da montagna non sono adatte per il mare. Chi entra nella comunità è costretto a cambiare armatura ogni ora. Non solo è indispensabile la mobilità, non solo la rapidità di pensiero, ma occorre anche assuefarsi al cambio delle armi, il che non è facile. L’abitudine si aggiunge al senso della proprietà, ed è difficile sostituire la raccolta di oggetti con l’adattabilità della coscienza.

Per chi pensa in modo superficiale, sembra un semplice gioco di parole, ma per chi regge i destini dei popoli quanto è necessaria questa distinzione di concetti!

Una coscienza intossicata non discerne fra istanti di libertà e di schiavitù. Chi si perde a congetturare dove è la libertà e dove la schiavitù è incapace di pensare alla comunità, così come chi opprime la coscienza del proprio fratello e chi deforma l’Insegnamento. La comunità si regge sulla libertà di pensiero e sulla venerazione del Maestro. Accettare il Maestro è come accorrere ad aiutare a spegnere un incendio. Se si corre dal pozzo al fuoco senza ordine, si calpesta la fonte senza vantaggio.

È bene apprendere a essere diligenti nella propria coscienza: così si custodisce il concetto del Maestro. Decisamente il Maestro, decisamente la conoscenza, decisamente l’evoluzione del mondo: questi sono sentieri per i mondi lontani!

Di questi mondi scriveremo nel libro “Infinito”. Per ora ricordiamo che i cancelli della Comunità introducono ad essi.

99 — Un sigillo protegge un segreto. La segretezza è sempre stata necessaria, ed è indispensabile dove la conoscenza è poca. È terribile pensare che una certa qualità di coscienza non sia oggi per nulla migliore che all’età della pietra. Il pensiero estraneo, non umano, rifiuta di progredire; in effetti, non lo vuole.

Il Maestro è in grado di emanare conoscenza, ma ciò serve soprattutto a saturare lo spazio; quindi chi insegna non è mai solo, anche se non ha discepoli visibili. Ricordatelo, voi che vi accostate alla comunità! Ricordate il segreto: non disperare.

Il segreto del futuro sta nell’impeto con il quale si lotta. Non si può differire l’eruzione d’un vulcano; così non si può rimandare l’Insegnamento. L’indicazione di un dato momento non consente ritardi: sia che fluisca nel calice della coscienza o che salga nello spazio. È impossibile calcolare quando sia più importante la coscienza individuale, e quando lo spazio. E quando chi è molto vicino non ascolta, l’eco dello spazio rintrona. Avvicinandosi alla comunità, dunque, non disperate.

Il libro “Appello” non conobbe ostacoli. “Illuminazione” è una roccia. “Comunità” è come una nave prima della tempesta, quando ogni vela e ogni cavo prendono vita.

La manifestazione della comunità è come una reazione chimica; siate quindi puri, siate penetranti e dimenticate le catene della negazione. Non emulate i tiranni e i fanatici con divieti e dinieghi. Per orgoglio e ignoranza non siate come certi sciocchi coperti d’oro.

Certo la comunità non ammette il ladro, che rubando attesta l’infimo aspetto della proprietà. Siate austeri, serbate il segreto, fino a non ripetere certe cose neppure a voi stessi: siate come l’onda, che porta via la pietra una volta sola.

100 — Cercate di comprendere l’Insegnamento, senza il quale è impossibile avanzare. Questa è una formula da ripetere, poiché nella vita molte cose si fanno senza Insegnamento. Ma esso deve colorare ogni azione e ogni frase. Così ornerete gli effetti della parola, come un bel tessuto. La qualità di un messaggio si giudica dagli effetti. Bisogna abituarsi al fatto che esso può sembrare incomprensibile, solo perché il suo contenuto è protetto.

Parlate sempre in modo significativo e sradicate le ciarle inutili.

È difficile rinunciare al senso della proprietà; altrettanto lo è eliminare il vaniloquio.

101 — Sappiate cosa pensare se vi chiameranno materialisti. Nelle azioni e nel pensiero non possiamo isolarci dalla materia. Siamo sempre alle prese con i suoi strati, elevati o molto grossolani. È possibile dimostrare in modo scientifico questo mutuo rapporto, così come si può provare che la qualità del pensiero reagisce sulla materia.

Il pensiero egoistico ne attrae le parti inferiori, poiché isola l’organismo: come un magnete, che attira solo secondo la sua intensità. Quando il pensiero invece investe l’intero pianeta, la questione è diversa: ne risulta, per così dire, un insieme di magneti, e si accede ai livelli superiori della materia.

È facile osservare con un apparato sensibile la qualità del pensiero. Si possono scorgere spirali che salgono, o che scendono in un vapore nerastro, illustrazione grafica del processo materiale del pensiero in base alla qualità del suo potenziale interno. Questi semplici fenomeni hanno importanza per due motivi: rivelano come sono ignoranti quelli che si figurano la materia come qualcosa di inerte, senza nulla in comune con la sede della coscienza; e servono a chi vuole rendersi responsabile della qualità del proprio pensiero.

È istruttivo vedere come il pensiero infetta lo spazio: lo si può per analogia assimilare a spari di fucileria, i proiettili vanno lontano, ma il fumo, per essere disperso, dipende dalle condizioni dell’atmosfera. Se è densa, esso ristagna e ammorba il sorgere del sole. Curate dunque i vostri pensieri, pensate in modo bello e conciso. Molti non sanno distinguere fra un pensiero attivo e un semplice riflesso cerebrale. Bisogna troncare di netto gli spasmi riflessi, che inducono una semicoscienza. Lo sviluppo di questa attività è come un’intossicazione. Si giunge alla comunità pensando con chiarezza. Dal pensiero origina una responsabilità limpida, inesprimibile. A noi molto importa che tale realizzazione non vi abbandoni.

102 — L’ educazione di un popolo deve iniziare dalla prima istruzione dei fanciulli, nella loro età più giovane: quanto prima, tanto meglio. Siate certi che la fatica cerebrale deriva solo dalla goffaggine. La madre, presso la culla, pronuncia la prima formula di istruzione: “Tu puoi fare qualunque cosa”. I divieti non servono; neppure le cose pericolose sono da proibire. È bene invece indirizzare semplicemente l’attenzione a ciò che più giova e più attrae. Il precettore migliore è colui che sa rendere affascinante il bene. Inoltre, non mutilate le belle Figure per una supposta incomprensione da parte dei fanciulli: non umiliateli. Ricordate che la vera scienza è sempre attraente, breve, precisa e bella. La famiglia deve conoscere almeno i rudimenti dell’educazione. Dopo i sette anni molto è già perduto. Già dopo i tre, di norma, l’organismo è pienamente ricettivo. Fin dai primi passi l’educatore deve indirizzare l’attenzione ai mondi lontani, e indicarli. I giovani occhi devono percepire l’Infinito: devono abituarsi ad accoglierlo.

La parola poi deve esprimere esattamente il pensiero. Falsità, scherno, villania sono da espellere. Il tradimento è inammissibile, anche se embrionale. I bambini devono essere incoraggiati a ripetere i lavori dei grandi. Dopo i tre anni la coscienza afferra facilmente l’idea di comunità. Quale errore credere che i piccoli debbano possedere cose loro! Essi capiscono subito che sono da tenersi in comune.

Affermare: “Posso fare qualunque cosa” non è una vana pretesa; ma la semplice realizzazione di un apparato. Anche l’essere più sciagurato può trovare la corrente per l’Infinito, poiché ogni lavoro di qualità ne apre la porta.

103 — Le scuole devono essere vere e proprie roccaforti di istruzione. Ciascuna di esse, dall’elementare agli istituti superiori, deve essere un anello vivente nella catena di tutte le altre. È necessario studiare per tutta la vita. Occorre insegnare le scienze applicate senza tralasciare la filosofia e la storia. Si tratta di educare ciascuno all’arte di pensare. Solo allora si capirà la gioia del perfezionamento e si saprà cosa fare del tempo libero.

104 — Ogni scuola deve essere un’unità educativa completa. Deve possedere un suo museo, aperto alla partecipazione degli allievi. Deve ospitare una cooperativa, forma di collaborazione che deve essere insegnata anche agli studenti. Deve includere tutte le fasi dell’arte: senza bellezza non si ha vera educazione.

105 — Le ore di studio sono molto piacevoli, se l’insegnante valuta bene le attitudini degli allievi. Solo discernendone le varie capacità si stabiliscono giusti rapporti con quei futuri lavoratori. Molte volte gli studenti non sanno che strada prendere. L’insegnante, come un amico, li prepara e li avvia nella direzione migliore. Nelle scuole non deve esistere nessuna costrizione. Solo la persuasione stimola ad imparare. Più esperimenti, più conversazioni: che gioia applicare le proprie forze! I piccoli amano i lavori dei grandi.

106 — Se la famiglia non lo fa, sia la scuola ad inculcare la pulizia in ogni cosa della vita. La sporcizia non è della povertà, ma dell’ignoranza. La pulizia nella vita predispone alla purezza del cuore. Chi vorrebbe opporsi alla purezza del popolo? Attrezzate le scuole come altrettanti conservatori per abbellire la vita. Ogni oggetto può essere considerato con amore. Ogni cosa deve partecipare alla felicità di vivere. La cooperazione farà trovare la via appropriata ad ogni nucleo familiare. Dove il singolo non sappia farlo, la comunità presterà assistenza. Non i pugili, ma i creatori saranno l’orgoglio della nazione.

107 — La scuola deve non solo insegnare ad amare il libro, ma anche a leggerlo, il che non è facile: bisogna concentrare il pensiero per penetrare in un testo. Non è l’occhio che legge, ma il cervello e il cuore. In troppe case il libro non sta al posto d’onore. È dovere della comunità affermarlo come amico della famiglia. Prima di tutto, la cooperativa possiede una biblioteca ben fornita. Vi saranno rappresentati i tesori della patria e i suoi legami con il mondo. Vi saranno le gesta degli eroi, dei creatori, e di coloro che hanno sopportato grandi fatiche; vi saranno affermati i concetti dell’onore, del dovere, del rispetto del prossimo, e la misericordia. Conterrà i grandi esempi che stimolano ad imparare e scoprire.

108 — La scuola dovrà inculcare il rispetto per le invenzioni utili, ma porre in guardia contro la schiavitù delle macchine. Tutte le forme di schiavitù sono da distruggere come segni di barbarie. L’insegnante deve tutelare, come un amico che indica la via migliore e più breve. Non costrizione dunque, ma invito sorridente. E se la follia del tradimento si insinuasse nella scuola di vita sarà punita con la massima severità.

109 — La scuola scopre dove esiste pigrizia o un insolito carattere, dove esiste pazzia o giusta comprensione.

110 — Fra le scienze che s’insegnano a scuola devono essere i fondamenti dell’astronomia, ma presentati come la via per i mondi lontani. Così si stimoleranno i primi pensieri sulla loro esistenza. Lo spazio diverrà vivo, e i raggi e l’astrochimica completeranno la presentazione dell’immenso Universo. I giovani cuori non si sentiranno più come formiche sulla crosta della Terra, ma portatori dello spirito, responsabili del pianeta. Attenti alle scuole, poiché affermeranno la cooperazione, senza la quale non si costruisce. E non ci sarà sicurezza di stato, né unione, finché il vecchio egoismo continuerà a dominare.

111 — Molti moniti si sono levati contro l’egoismo. Questo letale fratello dell’ignoranza soffoca ed estingue anche i fuochi migliori. Non pensate che questo avvertimento sia fuori luogo quando si costituisce una cooperativa. Al contrario, ogni statuto deve essere scritto non per sé, ma per gli altri. Tra le molte, la parola “amico” sarà la più cordiale. Invero il cuore non ammette l’egoismo: vive nella rinuncia al sé. Così, è forte quando pensa al futuro, perché non presta attenzione a sé stesso.

112 — Ottimo è combinare la tenerezza dell’Amore con l’austerità del dovere. La nuova vita non sarà inceppata dai contrasti. Non costringerà sotto un giogo, e amplierà la ricezione. Non è da uomini stare in un pollaio. È ora di conoscere il pianeta e di assisterlo. Gli uomini non devono trastullarsi a calcolare quanti anni restano prima che il sole si estingua. Innumerevoli condizioni diverse possono scompigliare ogni previsione. Ricordate inoltre che gli uomini sono capaci di sbranarsi a vicenda. Non scordatelo, poiché la malizia scorre a fiumi nel mondo.

113 — La cupidigia è crassa ignoranza. Solo la cooperazione sincera può guarire quella peste maligna. L’uomo avido è segnato in volto: il cuore non gli importa; la sua coppa è amara. Il Mondo Sottile per lui è solo una fonte di tormenti.

114 — Gli uomini studiano la vita delle api, delle formiche, delle scimmie, si meravigliano per gli uccelli migratori, per l’ordine e l’esattezza del loro volo; ma nulla ne deducono che migliori la vita terrena.

La storia naturale deve essere insegnata nel modo più completo e attraente. Da esempi del mondo vegetale e animale si può giungere a capire quali tesori siano nell’uomo. Se organismi relativamente inferiori percepiscono i fondamenti dell’esistenza, quanto più egli deve applicarsi con forza a perfezionare sé stesso. Molte preziose indicazioni sono sparse ovunque. Fin dalle prime lezioni rallegrate gli allievi con le meraviglie della vita. E insegnate loro a volare, a chiaroudire. Questa diverrà per loro una condizione naturale. Anche il Mondo Sottile deve essere studiato, con le sue energie. Nulla deve separare il fisico dal metafisico, poiché tutto esiste: il che significa che tutto è percettibile e conoscibile. Così cadranno le superstizioni e i pregiudizi.

115 — Nessuno osa levarsi contro la scuola, ma pochi pensano di migliorarla. Per lunghi anni non si rivedono i programmi, e intanto si fanno sempre nuove scoperte. Nuove nozioni giungono da ogni parte: le sfere dell’aria, gli abissi dell’oceano e i tesori delle montagne, narrano fatti meravigliosi. Bisogna affrettarsi, prima che gli scavi mutino le date della storia convenzionale. Le nuove scuole saranno senza divieti, perché gli allievi vedano la realtà, che è stupenda se rivelata fedelmente. Vasto è il campo della competizione mentale!

116 — Proteggete i fanciulli da ciò che è falso, dalla musica indegna, dalle oscenità, dalle false competizioni, dall’affermazione dell’egoismo. Tanto più perché è necessario inculcare in loro l’amore per lo studio continuo. I muscoli non devono primeggiare sulla mente e sul cuore. Che cuore è quello cui piacciono i pugni?

117 — È assurdo pensare che la traspirazione sia un fenomeno soltanto fisico. Anche durante il lavoro mentale si producono emanazioni preziose, a saturare lo spazio. Se il sudore fisico fertilizza la terra, quello dello spirito rinnova il prana, perché si trasforma chimicamente ai raggi del sole. Il lavoro è una corona di Luce. Gli scolari ne ricordino sempre l’importanza, quale fattore creativo del mondo. Il lavoro dà stabilità alla coscienza. È necessario insistere sull’atmosfera propria del lavoro.

118 — Si può domandare: “Quali segni sono più preziosi in un insegnante?”. Sapete della qualità dell’azione, quindi potete applicare metodi nuovi. È da preferire quel maestro che va per vie nuove. Ogni sua parola, ogni suo atto, hanno lo stampo di un’innovazione indimenticabile. Ciò crea un potere magnetico. Egli non commenta, non imita, ma scava alla luce minerali nuovi. Il segno dell’innovazione è fondamentale. Oggi ormai, si può solo avanzare. Ascoltiamo l’appello della volontà durante la corsa incessante, senza indugiare sull’orlo dell’abisso.

Che i costruttori della vita inventino parole nuove, forgiate da nuove esigenze. Quando ci si accorge che ogni ora è nuova si acquista impulso.

Dite agli amici quant’è felice essere eternamente nuovi. Ogni elettrone del Nuovo Mondo darà nuovo potere. Sentite la potenza del nuovo appello. Usatela nella vita quotidiana. Sapete bene che le Mie parole sono per essere applicate.

119 — Avete ragione di pensare che senza le conquiste della tecnica la comunità sarebbe impossibile. Accorgimenti tecnici le sono indispensabili, e la Nostra Comunità è impensabile senza semplificazioni nella vita. La palese possibilità di applicare le conquiste della scienza è indispensabile: altrimenti si sarebbe di peso l’uno all’altro. Noi l’affermiamo schiettamente, da realisti pratici quali siamo. D’altronde biasimiamo sempre coloro che sono pseudorealisti. La scienza meramente strumentale e la cecità impediscono loro di giungere dove vorrebbero.

Proprio come gli antichi Farisei, essi nascondono la paura, piuttosto che ammettere ciò che ad altri è già ovvio. A Noi non piacciono gli ignoranti, né i codardi che in terrore calpestano le possibilità dell’evoluzione. Voi che soffocate i fuochi, che odiate la Luce, siete tutti eguali, da qualunque parte veniate strisciando! Volete spegnere la fiamma della conoscenza; ma la comunità ignorante è una prigione, poiché comunità e ignoranza sono incompatibili. Bisogna sapere. Sapere, non credere!

120 — Noi siamo disposti ad assistere tutti gli inventori, poiché anche l’ultimo di essi cerca di introdurre una miglioria nella vita e si ingegna per risparmiare energia. Il Maestro sa riconoscere la sollecitudine e l’impegno a conservare l’energia. Questo risparmio persistente attira fiducia al discepolo. Ma è cosa ben diversa dalla grettezza. È saggio quel generale che impiega con cautela le truppe scelte. Ogni possibilità combatte per noi, ma bisogna intendere le cose nel loro aspetto maggiore.

Quanta cautela è necessaria perché le invenzioni non siano spogliate della loro utilità diretta! La consapevolezza che il mondo evolve vi aiuti a trovare le frecce migliori. Le vostre orecchie ascoltino il passo dell’evoluzione, e la risolutezza non vi venga meno.

Com’è stolta la pigrizia in un inventore, perniciosa una reazione sconsiderata, imperdonabile un errore per ignoranza!

Si può valutare l’opera di un grande inventore se si sa in che direzione evolve il mondo. È difficile applicare le leggi della dinamica se non si sono assimilate quelle fondamentali della materia.

121 — La nuova coscienza, assistita da mezzi tecnici, darà poderoso impulso al sapere. Invero la comunità deve essere un apparato sensibilissimo ai processi evolutivi. In una comunità cosciente, nessuno edifica in base a una visione del mondo deteriorata. Ogni diga di ottusità è spazzata via dall’acuta vibrazione del collettivo. Anche un semplice accenno alla compiutezza renderebbe impossibile rimanere nella comunità. Chi vorrà per sé il marchio della stoltezza?

Neppure il verme pone limiti ai suoi corridoi di tenebra, e voi, che guardate nell’Infinito, non siete come il verme!

Per scarsezza di ingegno alcuni congetturano di raggi invisibili e ritmi inaudibili. Nonostante l’immaginazione incolta e gli arnesi grossolani, certe correnti cosmiche sono pure state captate. E anche lo stolto sa che si può affinare l’una e gli altri. Cominciando dal perfezionare voi stessi andate verso l’Infinito. Insisterò sulla possibilità di migliorare finché anche il più ostinato non avrà vergogna dei suoi limiti.

Non può far parte di una comunità chi costringe la propria coscienza come le antiche donne cinesi il loro piede. Un costume tenebroso evocò quest’altra bruttura.

Chi mai in una comunità vorrebbe coprirsi con la muffa della superstizione? Sarebbe certo errato voler usare oggi le prime locomotive, ormai antiquate, ed è altrettanto certo che la comprensione fanciullesca della realtà è insufficiente.

L’infantile materialismo è un narcotico per il popolo, mentre la conoscenza illuminata è una scala di vittoria. Senza negare, senza superstizioni, senza paura, avviatevi alla vera comunità. Senza bisogno di miracoli troverete la realtà serena, scoprirete i tesori del profondo come con la bacchetta del rabdomante. Imparate ad amare il coraggio della conoscenza.

122 — Bisogna specificare quale sia la qualità della conoscenza voluta. Anzitutto, deve essere libera da qualsiasi intralcio. Ogni scienza condizionata, o incatenata, è causa di danni irreparabili. Il libero combinarsi degli elementi produce composti nuovi, senza precedenti. Chi obbligherebbe il chimico a usare un solo gruppo di elementi? Chi obbligherebbe lo storico o il filosofo a non trattare certi fatti della storia? Chi limiterebbe il pittore a un solo colore? Tutto si dischiude alla conoscenza. Il solo motivo di preminenza nel campo del sapere è il potere maggiore o minore di convincere e di attrarre. Se volete attirare col vostro sapere, rendetelo affascinante al punto che i libri di ieri sembrino foglie secche. Il potere di convincere si svincola da intollerabili divieti.

Eliminate soprattutto ogni proibizione dalla vita degli allievi. Per chi vive nella comunità la cosa sarà facile, poiché il loro libro sarà capace di ispirare e attirare. La descrizione della comunità fatta da un contabile sarebbe davvero insopportabile. Il pedante allontana chiunque non resta insipido e freddo nei confronti del bello. Attorno alla comunità deve aleggiare un’atmosfera di ispirazione.

Le piante crescono verso la luce: questa legge della conoscenza primaria è immutabile. Procedete immutabili e costruite la vita? Non esiste nulla d’astratto, e la vita assorbe ogni pensiero. Siate quindi realisti della vera realtà.

123 — Collettivismo e dialettica favoriscono la concezione materialistica, la cui essenza ha una sua mobilità particolare, che non trascura una sola manifestazione della vita. Il Maestro rivela solo i capisaldi indispensabili. Seguendo l’indirizzo suggerito, se ne sviluppano le proposizioni. Il materialismo deve essere ben fondato, sì che tutte le conquiste scientifiche odierne collaborino a edificare il materialismo spiritualizzato.

Abbiamo detto dei corpi sottili, dei magneti, della luminosità dell’aura, delle radiazioni emesse da qualsiasi oggetto, della trasferenza di sensibilità, del mutamento di peso, dell’interpenetrarsi degli strati della materia, dell’invio di pensiero a distanza, della vera e propria cementazione dello spazio, della percezione dei centri, di come intendere il termine “materia”. Chi vuole applicare alla vita i mezzi tecnici deve percepire molte cose invisibili, ma rivelate dagli strumenti. È necessario sostituire le fantasie e i sogni con una sana ragione. Noi, Portatori dello Spirito, abbiamo il diritto di pretendere che la materia sia riconosciuta e rispettata. Amici, la materia non è spazzatura, ma sostanza dalle possibilità radiose. L’umanità è indigente appunto perché la disprezza. Si sono costruite sontuose aule di convegno, ma non vi si cantano inni alla conoscenza.

124 — Si domanda come accostarsi all’Insegnamento.

In verità, rigenerando la coscienza, che, ricevutolo, rinasce. All’inizio bisogna scoprirla e ripulirla. La coscienza si schiude all’istante, con un solo colpo del volere.

Bisogna volerlo fare!

125 — Miei giovani amici, vi siete ancora una volta radunati nel nome dell’Insegnamento, ma anche questa è stata una semplice serata con ospiti. Eppure si è detto e ripetuto che l’ora di parlare dell’Insegnamento dev’essere monda dalle solite ciarle. A costo di diminuirne la frequenza, dovete migliorare la qualità di quelle ore. Vi accostate per vie traverse, vincete la stanchezza della giornata di lavoro, recate una particola di bene comune; ma l’insieme degli oggetti presenti nella stanza familiare frantuma il vostro sforzo; e senza saperlo vi coprite di polvere. Inoltre uno di voi, visto quanto accade, s’improvvisa supervisore, e affonda nella più sciocca irritazione. Il tessuto della comunione si logora e siete costretti a rammendarlo malamente. Vi esortiamo a comportarvi da esseri coscienti e responsabili, non fosse che per un’ora. Se un’ora alla settimana è troppo, meglio radunarsi ogni quindici giorni. Imparate a escludere in quei momenti tutte le fastidiose abitudini bestiali: fumare, bere, mangiare, discorsi superficiali, minuzie, critiche, ira. Una volta radunati, sedete per qualche minuto in silenzio. Se allora qualcuno non troverà la forza di illuminare la propria coscienza, torni in silenzio nel freddo e nel buio. Noi siamo nemici di ogni forma di magia costrittiva, ma il controllo naturale della coscienza è il prerequisito di ogni autentica costruzione. Chiunque può far tacere per un’ora le proprie vicissitudini personali. E se ciò vi riesce difficile, come potete pensare di progredire e crescere in coscienza? Il bue sa come si rumina, ma non va oltre la digestione. Sforzatevi di infondere nei vostri discorsi bellezza, semplicità e purezza.

I problemi più insoliti del sapere, le più audaci forme del bello vi devono estrarre dal vostro angolo muffito. CapiteMi: voglio vedervi, almeno per un momento, esigenti e capaci di assorbire. Quei germi di pensiero cooperativo vi daranno la perseveranza che occorre per vincere. Non solo infatti è necessario essere risoluti, ma anche persistenti.

Intendete la concentrazione come una verifica della coscienza. Che Io vi veda procedere coscienti e con forte aspirazione. Parlo perché lo facciate subito.

126 — Sentite il danno vero e proprio, causato dalle azioni errate? Vi accorgete che il male procurato dal vostro egoismo soprattutto colpisce direttamente voi stessi? Ma nelle attività non siete soli, e ogni vostra mossa coinvolge anche quelli che sono responsabili e avanzano con sacrificio di sé. Molti atti irreparabili si compiono durante vani convegni. L’Insegnamento insiste molte volte sul legame del collettivo. È indispensabile proteggere chi rischia al fine di accelerare i risultati. Guardatevi mentalmente dagli umori perniciosi, nebbiosi, repulsivi. E vi domando: “Sapete leggere i testi dell’Insegnamento? Avete fermo il proposito di ormeggiare il pensiero a un solo pilastro?”. Siete affascinati dalle belle parole, ma dimenticate che ognuna di esse è costata una vita.

A proposito delle riunioni serali, si reputa intelligente notare l’insolito contenuto di un discorso o le espressioni strane. Ma riflettete: ad ogni loro lettera è appeso un gran numero di vite. Ciascuno deve essere cosciente dell’importanza dell’ora cui è stato chiamato. Quando, tempo fa, si parlò della vanità mentale, fu subito necessario prendere coscienza della gravità del momento e costringersi a un senso di responsabilità. A parte le vicissitudini personali e le conquiste individuali o di gruppo, è indispensabile sentire l’evoluzione, con tutte le sue peculiarità. Pensate dunque con chiarezza. Fate del vostro meglio per perfezionare le vostre riunioni.

127 — Se qualcuno, molto ignorante e ancora sopito, dicesse dell’Insegnamento che è evidentemente un genere ben strano di istruzione alla comunità, sappiate rispondere giustamente. Dite che qualsiasi comunità basata sul lavoro e sulla conoscenza della realtà, non nuoce al perfezionamento umano. Dato che il Cosmo muove, è impossibile star fermi. O si avanza o si retrocede. Tutti coloro che intendono in coscienza la comunità, avanzano. E non possono esistere comunità in contrasto; così come non c’è contrasto fra aspetti diversi della fame. Parla dunque contro la comunità solo chi ha già preso a retrocedere, entrando nelle formazioni di rifiuti cosmici.

I membri inesperti della comunità sono ancora molto sospettosi e hanno un alto concetto di sé, ma Noi la consideriamo come una forma di vita accettata, e ne possiamo parlare con tutta la lucidità di una lunga esperienza. Non Ci lasciamo turbare dalla confusione mentale. Abbiamo visto quantità di rifiuti cosmici e non siamo disposti a farne parte.

Con tutte le risorse del Nostro sapere difenderemo la comunità basata sull’amicizia.

128 — Vi siete molte volte stupiti che il Maestro prevedesse anche minimi particolari. Ma cosa vi fa pensare che fossero tali? Un piccolo sasso a volte rompe una gamba, e un filo d’erba basta a gettare in un crepaccio. Nella vita d’ogni giorno anche voi proteggete i vostri cari. Perché la Nostra Comunità non dovrebbe difendere la vita dei suoi in modo ancora più completo? Le labbra degli Amici non tacciono, ma bisogna stare attenti a udire l’avviso di pericolo.

In piccoli gruppi è facile regolare l’attenzione, ma cooperare con l’umanità esige di essere sempre pronti a manifestazioni inattese. Non esagero: ogni minuto è incerto, e nello stesso tempo non bisogna assuefarsi a questa continua incertezza, perché la vigilanza non divenga meno sensibile. In verità, siate acuti come aquile sulla vetta. Solo i pericoli fanno penetrante la vista.

Benvenuti i pericoli!

129 — Attenti alle intrusioni, non solo da parte di estranei: non siate indiscreti voi stessi. È incalcolabile il male che si arreca in tal modo, e non si può vedere senza vergogna l’Insegnamento venduto al mercato sotto costo. Sappiate che, consapevole della propria conoscenza, Esso non si esporrà in vendita. Solo l’eccezionale ignoranza di qualche seguace può gettarlo in una posizione servile di falsità e ignominia. Sono da compatire i male informati che compiono questa fatica senza scopo.

Ma biasimando l’invadenza altrui non si pensi che sia facile evitare la propria. È ben sottile la linea che la divide dall’affermazione. È facile degradarsi senza profitto. Ogni goccia che trabocca si muta in acido corrosivo. Ma la crescita forzosa significa idropisia, che, come sapete, è inguaribile. Dunque solo qualità, non quantità.

Chi bussa se ne assume la responsabilità, ma chi è costretto a farlo diviene una macina da mulino al collo di chi ha suonato la campana.

Suonatela quindi solo al giusto momento, per evitare di costringere.

130 — Chi è da trattare con speciale severità? Senza dubbio noi stessi. Come si porta l’Insegnamento? Solo in noi stessi. Come passare fra l’ipocrisia e l’indulgenza? Non fra schiere di testimoni, ma forti solo del proprio discernimento! Ciascuno rispetta la propria dignità, e ha cara la perla della propria coscienza, secondo cui valuta l’Insegnamento di vita. Gettereste via il tesoro dell’esistenza?

L’Insegnamento si porta come l’ultimo fuoco, come l’ultimo cibo, come l’ultima acqua. È da curare con amore e parsimonia come l’ultima possibilità e l’ultima goccia. La misura della devozione si dimostra con le azioni interiori.

Bisogna saper creare un mondo di responsabilità personale per la propria coscienza; allora la critica diverrà giudizio esatto.

131 — Della qualità del consiglio. Spesso il consiglio non raggiunge lo scopo perché lo si dà come a noi stessi, senza tener conto delle condizioni del nostro fratello, e ci si sostituisce a lui. In tal caso la simpatia, la pietà e la sollecitudine fluiscono attorno al consigliere stesso. Consigli del genere naturalmente nuocciono non solo al caso in sé, ma anche a chi ne soffre. La sua coscienza è trafitta da quel pensiero estraneo come da chiodi, e sono ferite difficili da guarire, poiché quei consigli, anche se praticamente applicabili, richiederebbero però un’aura completamente diversa. Infatti, come ben ricordate, la qualità degli effetti dipende dal mutuo rapporto fra le aure e la sostanza spaziale. Non la dimensione, ma il colore dell’aura determina la modalità dell’azione. La dimensione le conferisce tensione, ma il suo sentiero è deciso dal colore. Pertanto è impossibile stabilire una maniera specifica d’agire sotto combinazioni di colore estranee. La designazione casuale provoca una mistura di raggi e paralizza la volontà. Le infermità di molti sono provocate dal miscuglio di gruppi di colore eterogenei. Molto gioverebbe in questi casi un semplice apparato fisico per accertare le radiazioni fondamentali. Pensate, che sollievo, che intensificazione: che risparmio di energie! A parte l’aumento produttivo, bisogna capire in che modo i rapporti cromatici agiscono sul benessere degli operai. Molta malizia e incomprensione sparirebbero, senza minacce né divieti.

Costruttori di vita! Ricordate quant’è facile, con un semplice ausilio tecnico, stabilire condizioni gradevoli per chi lavora. Non filosofie nebbiose o pigre fantasie, ma poche migliorie fisiche daranno vero conforto. Già in America, in Germania e in Inghilterra si studiano le radiazioni fondamentali. Persino questa fase di indagine rudimentale servirà a comporre raggruppamenti elementari, e in seguito potrete forse seguire i metodi dei Laboratori d’Oriente. Soprattutto, cacciate l’ignoranza, e imparate senza vanagloria! Per guidare le masse umane occorre espandere la coscienza.

E ampliate similmente le finalità delle scuole elementari.

Ecco il Mio Consiglio, da applicarsi subito!

132 — Non siate verbosi. Estro e flessibilità si sperdono, fra le molte parole. La verbosità scava un solco come una vite, in cui non passa nulla di nuovo. È una fabbrica che produce ogni sorta di proiettili, ma non una sola nuova bandiera. Una comunità inflessibile e povera di risorse è tediosa. Come trovare il giusto proiettile per ciascuno, se tutti devono accontentarsi di un solo e medesimo calibro? Oggi un bimbo, domani una fanciulla, o un soldato, o un vecchio: non si può dare a tutti lo stesso consiglio, o quegli ospiti se ne andranno.

Si dirà, naturalmente: “Sappiamo benissimo cosa fare”. Allora risponderei: “Tanto peggio, se lo sapete e non lo fate. Ci vuol coraggio per ascoltare i vostri discorsi prefabbricati”. È indispensabile parlare concisi e brevi, se no la comunità sarà disfatta dalla noia, che è una bestia pericolosa. Solo flessibilità ed estro inventivo serbano fresca la pianta della libertà.

133 — Per entrare nella comunità, che è soprattutto una fraternità, occorrono due decisioni coscienti: lavorare senza fine e accettare qualsiasi compito. Per eliminare la debolezza d’animo a questo riguardo serve una duplice organizzazione. Per effetto del lavoro senza fine la coscienza si espande. Molti tuttavia, per altro non cattivi, non se ne avvedono, poiché atterriti dalla fatica incessante e dalla grandiosità dei compiti. Eppure aderiscono, in fondo, all’idea della comunità. Sarebbe dannoso includere quei membri ancora deboli; ma per non estinguere il loro sforzo non li si deve neppure rigettare. A tal fine è utile disporre di una seconda organizzazione: gli “amici della comunità”. Quivi, senza abbandonare l’ordine usuale della vita, essi ne prendono a poco a poco coscienza. Una simile duplice organizzazione consente una sincerità di lavoro molto maggiore. Permettendo l’ingresso formale alla comunità vera e propria, si sarebbe costretti ad espellere periodicamente gli inadatti. In altri termini, essa cesserebbe di esistere. Sarebbe semplicemente un’istituzione sotto falsa etichetta, al cui paragone il Sinedrio dei Farisei sarebbe un onorevole consesso.

Gli “amici della comunità” formano come una riserva, senza pericolo di tradire i fondamenti dell’Insegnamento. Non nascondono le loro debolezze, e ciò consente di migliorarli. Invero, Noi usiamo la parola “amici” perché più comprensibile in Occidente. Fra Noi li chiamiamo discepoli di un certo grado, ma l’Occidente intende in povero modo il Nostro concetto di discepolato. Atteniamoci dunque a questa designazione più consueta: “amici della comunità”.

È assurdo però che l’Occidente non accetti le Nostre semplici proposizioni, confortate da lunga esperienza. Le Nostre Comunità sono antiche! Tutti i migliori ne hanno compreso il concetto, e non hanno proposto altre formule. Dalla comunità ai mondi lontani!

134 — Da certi segni si palesa quando i compiti della Comunità sono accettati. Consideriamo la sincerità e la pietà. La prima non è altro che il conseguimento più diretto. I sentimentali cercano invano di coprirla con panni romantici. Essa è un concetto reale e invincibilmente acuto: è come un colpo di lancia bene assestato, e non una bontà diluita, e lo si può mostrare con l’esempio. Ogni dubbio, infatti, diminuisce la potenza del colpo. Quindi per Noi la sincerità è la via più breve. La pietà è del tutto diversa: è una pozza fangosa dove il piede del fedele può scivolare. Chi prova pietà scende al livello di chi la suscita. La sua forza si dissolve in quel crepuscolo: cosa lacrimevole.

Non confondete la pietà con la compassione. In questa nulla si dissolve, anzi vi crescono i cristalli dell’azione. La compassione non piange, ma soccorre.

Consideriamo l’accusa e la facoltà di esternarsi. La prima è di pratico vantaggio per l’accusato. Può essere meritata, e in tal caso la formulazione altrui è istruttiva, in quanto differisce dalla vostra comprensione; o, più sovente, non lo è, e allora potete osservare con calma come la vostra azione si sia rifratta nella malizia dell’ignoranza.

La capacità di esternarsi non deve essere intesa come importunità, ma connessa alla facoltà di essere invisibili. Il sogno di una cappa di invisibilità può essere realizzato senza sortilegi. Distogliere l’attenzione da sé stessi è possibile, ma è assai più difficile che attirarla. Pertanto è necessario capire gli impulsi degli osservatori. Per eseguire le missioni affidate, la capacità di rendersi invisibile è preziosa.

Esaminiamo ora la comunione e la lotta strenua. Durante la prima non dovete dimenticare ciò di cui abbisognate. Non chiedete mai consigli: lasciate che vi siano dati. E che la vostra lotta non diventi una caccia, altrimenti oziosi e guardie vi correrebbero appresso. In tal modo prendete coscienza del peso dei compiti assegnati.

Della paura e del tradimento ho già detto, tempo fa.

135 — Nulla è finito, nulla è immobile; occupiamoci quindi coscientemente di ciò che può essere previsto. Quando riesco a prevedere azioni necessarie, non lo considero come definitivo. Voi e un gran numero di circostanze karmiche potreste turbare il livello di ciò che è stato previsto; d’altro canto Noi e un nuovo karma possiamo migliorare i rapporti dei componenti.

In verità, se qualcosa può essere semplificata e abbellita, è nostro dovere farlo. Lasciarsi trascinare alla cieca dalla corrente è come dire naufragio. La corrente deve essere valutata. La mobilità che consigliamo è solo una preparazione a comprendere la grande corrente. Come inesauribile spirale alimentata dalle forze della materia, la fiumana eterna scorre impetuosa. Il pensiero può superare la luce che la segue.

Dopo le piccole cose della vita quotidiana, volgetevi alle manifestazioni del grande Moto. Levatevi in volo, liberandovi dalla Terra. Portate la realizzazione del grande fiume sul vostro banco di lavoro e date ali alla vostra fatica. Come potreste raggiungere altrimenti una tecnica perfetta nell’opera? Saturi del tremito delle possibilità darete ritmo al lavoro. Da ogni seme germinato coscientemente un filo d’argento sale ai mondi lontani. Il pensiero perfora gli strati dell’atmosfera e tesse il velo.

Come spiegare che senza l’unità dei mondi la vita sulla crosta terrestre sarebbe assurda! Comprendere la piccolezza e l’imperfezione della Terra fa gravitare verso i mondi lontani.

Non dimentichiamo di essere microrganismi che vivono fra le pieghe della crosta del pianeta. Impariamo a pensare. Ma le conferenze non bastano a insegnarlo. La qualità del pensiero nasce nella solitudine, per sforzo razionale. In verità il pensiero trae la scintilla della vita dalla sostanza materiale.

136 — Avete notato la differenza fra un’azione compiuta per obbedire a un ordine esteriore, e una eseguita perché si è realizzato un impulso? Se comando che si porti dell’acqua, posso ottenerla. Ma se chi va ad attingerla è compreso della necessità di farlo, più che metà degli ostacoli sono rimossi dal suo cammino. Noi quindi evitiamo i comandi esteriori e preferiamo guidare la volontà, in modo che la coscienza realizzi la necessità di agire. Anche a prescindere dalle conseguenze ovvie, il karma creato dal comando esterno è ragguardevole.

Badate che gli ordini siano apprestati per tempo, sì che possano penetrare nella coscienza degli esecutori. Senza cooperazione, un ordine è una freccia che vola contro vento. Si deve prevedere inoltre che il comando giunga improvviso, perché così si supera la tensione.

Imparate a evocare cooperazione non solo negli atti, ma anche nel pensiero. Solo allora potrete inviare uno dei vostri lontano. Avere un incarico costringe all’azione indipendente. La corrente sostiene chi lotta con tutte le sue forze.

137 — Narra una leggenda cosmogonica Indù: “Molto tempo fa viveva un terribile mostro che divorava gli uomini. Un giorno inseguiva una nuova vittima, ma questi per salvarsi, si tuffò in un lago. Il mostro lo seguì, ma quell’uomo gli salì sul dorso e si afferrò saldo alla sua cresta. Il mostro non poteva rovesciarsi, poiché aveva il ventre vulnerabile. Prese allora a correre furiosamente qua e là, per stancare l’uomo. Ma in questi nacque l’idea che, se persisteva in quella presa disperata, salvava l’umanità, e con questo pensiero panumano la sua forza crebbe illimitata e inesauribile. Il mostro intanto si diede a correre più veloce, e le fiamme che emetteva formarono una scia di fuoco. Così, fra fuoco e fiamme, cominciò a levarsi da terra. Il pensiero universale di quell’uomo elevò anche il nemico.

Quando vedono una cometa, gli uomini rendono grazie a quel valoroso che lotta in eterno, e i pensieri salgono a dargli nuova forza, a cavallo del mostro. Uomini bianchi, gialli, rossi e neri pensano a Colui che molto tempo fa divenne ardente.”

Accogliete l’idea primaria di soccorrere l’umanità. Pensate con chiarezza che il vostro non è un atto personale né collettivo, ma benefico in senso assoluto. Ciò che fate senza limiti di tempo e di spazio ha il potere di unificare i mondi. Conservate come guida questo pensiero ardente.

Quando si è guidati giornalmente si può perdere coscienza del pensiero guida. Le menti deboli credono allora di aver perso il contatto con il pilota: i dettagli delle vicende quotidiane le riducono alle banalità consuete. Ma fra gli eventi di tutti i giorni è veramente possibile coltivare un pensiero fiammeggiante. Come si forgia un metallo con un comune martello e si miete un seme pervaso di vita con una falce ordinaria, così fra le cose di ogni giorno cercate il filo della grandezza.

138 — A proposito di innalzare il nemico. L’Insegnamento della Comunità ne è assai sollecito e ne fa gran conto. Non occorre, a tal fine, attaccare di continuo il nemico con proposte dirette. Ma l’aspirazione personale ai compiti globali può giungere a tanta tensione da trascinarlo inevitabilmente nella stessa direzione. Non dobbiamo dimenticare che il nemico, per il fatto stesso di esserlo, è già connesso a noi. In ciò sta la sua debolezza. Odiandoci, si riempie di una nostra immagine. Incatena la sua coscienza a noi e spesso finisce semplicemente per imitarci, cosa che peraltro non vorrà mai confessare. Dapprima lo farà in modo esteriore, poi, quando l’odio l’avrà condotto a quel punto, la grandezza cosmica dell’impresa lo alletterà forse nell’intimo.

Sapendo che il nemico è legato a noi, lo possiamo considerare come lo sciocco di famiglia. Penetrate dunque nell’essenza dell’avversario, e troverete un posto anche per lui. Potrà servire magnificamente a sorreggere il banco di lavoro. Per l’ostinazione propria dell’ignoranza egli moltiplica le forze per colpirvi. Ma voi non avete nulla da nascondere, poiché lavorate per l’umanità, e al nemico non resta che imitarvi o perire. Ma la sua morte non è per mano vostra, ma per una scintilla del sistema mondiale. Ecco perché insisto che lottiate con fuoco.

139 — Abolite le parole che negano. Chi nega è povero; chi afferma è ricco. Chi nega è immobile; chi afferma è proteso avanti. Chi nega ha sempre torto; chi afferma può essere relativamente corretto, nello spazio e nel tempo; chi nega è nel più completo ristagno. Madre della negazione è l’ignoranza. Abolendo le negazioni l’Insegnamento non rende schiavo nessuno. Chi nega invece è uno schiavo, poiché non vuole che l’interlocutore esca dal cerchio dove lo costringe. L’Insegnamento della Comunità deve attivamente aprire tutti i sentieri.

140 — Se qualcuno, nella conversazione, dimostri di essere caparbio e ignorante, domandategli se ha viaggiato molto. Vi risponderà senza dubbio che non è andato più lontano del volo di un passero. Inoltre, quando giunge in luoghi che gli sono nuovi ricade nelle vecchie condizioni, perché non sa la lingua e difetta di conoscenza generale. Uomini simili sono molto polemici, e non si vergognano della propria ignoranza. Viaggiare è davvero il modo migliore per comprendere le vite cosmiche. Il vero viaggiatore riflette lucidamente sul sentiero percorso ed esprime con chiarezza la direzione che si propone. Valuta le circostanze antecedenti e prevede possibilità migliori.

Viandante, come ti immagini la via oltre i confini della Terra? Quante forze si sono profuse per descrivere la vita di là! Sembra agli uomini che cadranno d’un tratto in un abisso senza fondo. Sono pusillanimi perché non sanno osservare.

Ma tu, esperto viaggiatore, sai che sulla Terra sono in germe tutte le possibilità. Sai l’imperfezione del passato e distingui le formazioni embrionali del futuro. L’imperfezione della via percorsa ti ricorda la vita rudimentale dei mondi di coscienza inferiore. Lampi di soluzioni in forme nuove ti dirigono, viandante, su sentieri preordinati in tutta la loro realtà superstellare. Non hai bisogno di segni mistici; vai per la via visibile e ogni filo d’erba è per te registro delle forze naturali. I fantasmi sono per chi resta vicino alla stufa: per te sono le onde della materia luminosa. I divieti sono per chi resta nella stia dei polli, per te sono le forme reali dei raggi. Per quelli, magia e miracoli, per te il potere creativo degli strati puri della materia.

Viandante sono lieto di incontrarti e vederti avanzare costante. Tu sai cosa cerchi; ti si può aiutare!

141 — Noi approviamo la tendenza ad abbreviare il linguaggio. È auspicabile combinare nuovi definitivi. Così si evita il ristagno linguistico. Venerare parole morte non serve a nulla. È invece molto rallegrante vedere come il significato di un suono penetra e convince. Tutti capiscono che non sono le parole a convincere, ma le emissioni dei centri cerebrali. Un discorso seducente riesce allo scopo perché impressiona chi ascolta. È più facile conquistare con un gesto tacito che con una fredda retorica.

Se vi dicono: “Così parlava mio padre”, domandate: “Le sue pantofole vi servono ancora?”.

Ogni scienza ha bisogno di formule nuove. Parimenti, certi periodi della vita portano nuove espressioni. Rallegratevi per ogni termine nuovo. Nulla di peggio che abbracciare un cadavere! Già siete attaccati a una quantità di oggetti senza vita. La sepoltura di ogni lettera morta è accompagnata da lamenti, come se non esistessero azioni progressive di enorme importanza! Alcuni sono analfabeti, fetidi e coperti di luridi insetti. Quale vecchio pregiudizio è da rimpiangere? L’intera specie degli insetti è da bruciare, e non sarà una distruzione, ma un rinnovamento.

Rinnovate sempre tutto nella vita.

142 — È stato giustamente sancito che bisogna proteggere e preservare i piccoli degli animali. La maternità è per loro la stessa che per gli esseri umani. Se risparmiati, gli animali ci ripagano in latte, lana e lavoro. Il problema degli animali che vivono presso l’uomo è molto più importante. Come muta l’atmosfera, quando quegli amici sono vicini alla casa. Interrogate l’Arabo sul suo cavallo, o l’uomo del Nord sulle sue renne: non ne parlerà come di bestie, ma come della sua famiglia.

Dagli animali, passiamo alle piante. Sapete che è benefico dormire su radici di cedro, e quali collettori di elettricità siano gli aghi di pino. Le piante non solo sono salubri per i loro estratti, ma ciò che emanano ha grande effetto sull’ambiente. Si può capire che all’uomo sia benefica un’aiuola di fiori, se combinati con senno.

Le aiuole di fiori misti, le cui reazioni distruggono a vicenda i rispettivi effetti salutari, sono assurde; ma se di fiori consimili, od omogenei, possono sopperire alle necessità del nostro organismo. Quante utili combinazioni di erbe selvatiche sono nei prati! Le piante che crescono vicine per natura sono da studiare come strumenti di un’orchestra. Sono nel vero quegli scienziati che considerano le piante come organismi molto sensibili. Il prossimo passo sarà lo studio delle reazioni di gruppi di piante fra loro sull’uomo. Sono invero stupefacenti la sensibilità e gli scambi delle piante con l’ambiente. Esse sono come una sostanza connettiva del Pianeta, una rete di azioni e reazioni impercettibili. Il loro valore è già stato compreso molto tempo fa, ma non si è mai giunti a studiarne i mutui rapporti di gruppo. Fino a poco tempo fa gli uomini non hanno capito la capacità di vita degli organismi vegetali, e come folli hanno abbattuto ammassi di piante eterogenee, senza curarsi del significato di quanto facevano.

Un uomo con un mazzo di fiori è come un bimbo che gioca col fuoco. Chi stermina la vegetazione della Terra è un feroce criminale.

Ricordale, a Noi non piacciono i fiori recisi.

143 — Iniziate già a compiere molte cose in modo giusto: abolite la stretta di mano, così riconoscendo la potenza del contatto. Evitate di scrivere a mano e così ammettete lo stratificarsi dell’energia vivente. Abbreviate il linguaggio, e così riconoscete necessaria la conservazione dell’energia cosmica. Fondate società di mutuo soccorso, e così riconoscete la comunità. Riconsiderate i valori transitori, e così riconoscete l’evoluzione. Evitate di costringere, e così riconoscete il Maestro. Abolite il turpiloquio, e così riconoscete il valore del suono. Vi astenete dalle danze volgari, e così riconoscete l’importanza del ritmo. Eliminate le mostre volgari, e così riconoscete l’importanza del colore. Combattete la pigrizia, e così riconoscete la potenza dell’energia. Non rimandate e così riconoscete la volontà. Se il senso scientifico delle vostre azioni non vi è sempre chiaro, pure, manifestando che l’evoluzione è inevitabile, agite giustamente.

Vedete in quante cose siamo d’accordo con voi: solo un uomo molto ottuso può pensare a vie contraddittorie. I germogli della coscienza sbocciano nell’uomo come fiori risanatori! Il canale aperto dal suo sforzo supremo porta l’umanità a nuovo sapere. Detto con una metafora poetica o con un’arida formula, il significato della corrente dell’uomo resta inalterato. Che si proceda per la via difficile, o si apprenda l’utilità di cooperare, il senso dell’evoluzione non muta.

Così il mondo sarà rigenerato, e la cooperazione, l’aiuto reciproco e la comunità fioriranno.

144 — A chi paventa ogni mutamento diremo: “In te la dissoluzione è evidente”. Essa inizia molto prima delle malattie fisiche. Quale ne è il primo sintomo? Semplicemente quella rigidezza che rifiuta qualsiasi ammissione. Quando è pericolosa la disintegrazione per l’ordine sociale? Allorché la coscienza indolente considera la comunità come assurda e nociva. È bene stare alla larga da questi cadaveri viventi. Alcuni non sono in grado di capire la comunità, ma chiunque milita fra coloro che l’avversano è da escludere, come indegno, dai rapporti sociali. Bisogna rendersi conto che anche il minimo contatto con quegli organismi è dannoso. Non ci può essere questione di parentela.

La vecchiaia è onorevole quando alberga in un corpo dalla coscienza chiara, poiché la natura essenziale non conosce vecchiaia. Ma la putrefazione prematura emana un fetore insopportabile.

Quando il Buddha diceva di qualcuno che era maleodorante, alludeva soprattutto alla sua coscienza spirituale. Questa cancrena è incurabile. Nelle Nostre istituzioni evitate di toccare uomini siffatti. Perdere tempo con loro è come privare del pane un affamato.

Come si è avidi di ogni parola del Nuovo Mondo! La vigoria delle nuove coscienze darà origine a nuove combinazioni. Noi attendiamo chi vuole il nuovo ogni giorno, chi considera il migliore fra quelli passati, come peggiore del seguente. Ha ragione, perché ogni giorno è pervaso dal prana di una nuova evoluzione. L’aria, mutata dal disintegrarsi dei mondi, si rinnova. È indispensabile studiare la composizione dell’atmosfera con strumenti sensibilissimi. Questa è una parte importantissima della biologia. Finora l’aria è stata studiata in modo grossolano, trascurandone la reazione psichica.

145 — Delle possibilità sviluppate dall’azione. Un’azione determinata, quando nasce, muove come una nave. Dall’atmosfera squarciata si sollevano sprizzi di materia intensificata, che restano nell’ambito magnetico dell’azione, e temporaneamente le sono soggetti. Gli strati atmosferici solcati sono molto divergenti; e l’utilità delle particelle eccitate è sorprendente. In verità, chi ne tiene conto e, conoscendole, le comprime in un’unità, è padrone dell’azione.

Molto tempo fa vi ho consigliato di concentrarvi sull’azione. Invero, ogni atto deve essere sorretto da una decisione incrollabile. Sbaglierebbe chi volesse disperdere le faville accese dai colpi: sono particolarmente benefiche. Il contadino novera i suoi semi, il pescatore non lascia sfuggire dalla rete un solo pesce. I fuochi dell’imprevisto rischiarano la via.

Dagli abissi della materia evocate messaggeri luminosi. Bisogna vagliare le molte possibilità catturate dalla spirale indotta. È imperdonabile lasciarle sfuggire. Non dico che ci si debba tormentare e preoccupare per la portata dell’azione. Si esamini invece con acume l’intero cerchio della reazione, e le possibilità cadranno come frutti maturi. Bisogna valutare le qualità dell’atmosfera e dell’atto, poiché questo può diventare insulso e quella pullulare di onde di varia lunghezza. Così ci si protegge dalla follia.

146 — Il duello è pazzia. Non esistono situazioni che si possano risolvere con una contesa. Quanto più elevato è l’argomento, tanto meno questa gli si confà. Può dimostrarsi necessario distruggere un nemico, ma mai per via di un affronto. Nulla può offendere chi combatte a lume di coscienza.

147 — È eroe chi agisce dimentico di sé, ma questa definizione non è completa. È eroe chi opera nel sacrificio di sé con fermezza incrollabile, cosciente, e che in tal modo, nel nome del Bene Comune, avvicina il corso dell’evoluzione cosmica.

Si incontrano eroi anche nella vita odierna. Non pensate che questo concetto sia inattuabile. Se paventiamo di introdurlo nella vita, tronchiamo da noi stessi la strada che sale nelle regioni del vero. Bisogna saper riconoscere l’eroismo; avvertire senza paura la presenza dei nemici; ricordare che la spada è il bastone dell’eroe. Usare la spada come bastone deve essere una pratica giornaliera.

Come svaniscono tutte le formule magiche dinanzi al balzo irresistibile sull’abisso, verso il Sole, datore di vita! Solo chi conosce la realtà può parlare del Sole senza lacrime superficiali.

Vi vogliamo costantemente vittoriosi. Ogni conquista insegna la prudenza, che però è una limitazione palpitante di voli. Non lasciatevi intimorire dalle grandi definizioni, ma, preparandovi per un’avanzata, pensate anche al cibo per domani. Si va verso una vittoria come chiamati dalla campana che invita al lavoro. La superficie più sottile basta ancora a sorreggere chi lotta con tutte le forze. Aspirate!

148 — Gli uomini non mangiano i cadaveri, però si cibano di animali uccisi. È il caso di domandarsi: un animale ucciso è un cadavere? Noi consigliamo di non mangiare carne semplicemente perché è inadeguata alla meta. Chiunque capisce che alimentarsi di cellule in decomposizione è nocivo. Ma quando inizia questo processo? Nell’istante in cui cessano le funzioni vitali, il corpo perde d’un tratto la propria radiazione protettiva, e comincia a decomporsi.

Quindi la sagacia mondana, di non mangiare cadaveri, è ipocrita. Noi raccomandiamo i farinacei, i prodotti caseari e i vegetali, in cui la decomposizione è minore. Certo, i processi vitali delle piante sono simili a quelli animali, ma è evidente che in esse la disintegrazione comincia assai più tardi. I vegetali sono da usare freschi o seccati in gran calore. Sarebbe bene mangiare pane non lievitato e privo di grassi. Bastano i grassi contenuti nel burro e nell’olio vegetale.

Il termine “vegetarianismo”, è scelto male, perché accentua una distinzione di forma anziché di essenza.

Il cibo della comunità deve essere vegetale, poiché i suoi membri devono quanto più possibile essere adeguati allo scopo. Sul sentiero, non siate schizzinosi. Non dimenticate che le resine sono benefiche in tutte le forme. Cibarsi due volte al giorno è sufficiente. Non state a tavola troppo a lungo.

149 — Mantenete un giusto rapporto tra espansione e consolidamento. Ricordate, non solo balzare avanti, ma anche conservare il terreno conquistalo. Si possono citare molte espansioni che sfociarono in un nulla di fatto. Naturalmente intendo l’espansione della coscienza. Se una vittoria della coscienza non viene consolidata tecnicamente, invece di brillare di luce uniforme essa si riempie di scintille pungenti e dolorose. Come in ogni cosa della vita, bisogna capire quand’è il momento di assimilare.

L’uomo che vive in pienezza comincia a notare una sorta di pulsazione nelle sue energie, che non dipende dalla mole del lavoro, né da impulsi esterni. Bisogna custodirla interiormente e non spiegarla come un eccesso di fatica o altro effetto accidentale. In quei momenti la coscienza si adegua a qualche nuova acquisizione. Per inesperienza spesso ci si allarma quando temporaneamente essa tace, ma è la fase di consolidamento che prelude a una nuova avanzata. In quel periodo non turbate la coscienza con problemi. La farfalla si prepara nuove ali variopinte: non danneggiate il bozzolo.

Per osservare i moti della coscienza sarebbe bene fotografare le radiazioni fisiche, ma occorre grande accuratezza. Avete sentito dire che certi sintomi di malattia impressionano la lastra. Si notano anche delle macchie azzurre fluttuanti nel campo della radiazione. Se ne può arguire che la coscienza è condensata, in quei momenti. La fotografia può rivelare in seguito delle correnti infuocate che spazzano via le condensazioni azzurre, il che significa che l’eroe è pronto per una nuova conquista. Tali fotografie consentirebbero una grande e diffusa comprensione delle qualità occulte dell’organismo umano.

Si potrebbe persino fondare un istituto rigorosamente scientifico, aperto a tutti, con ampia facoltà di esaminare schermi e lastre, e di ispezionare maniche e tasche dell’operatore. Non dovrebbe celare inganni; ma essere come lo si vorrebbe: chiaro, gratuito, autorizzato dal governo, e senza prescrivere un bagno preliminare. Ma quest’ultima condizione non è facile, perché per la fotografia occorre strofinare con forza il corpo con alcool, per detergere il sudore.

È necessario rafforzare la coscienza!

150 — La comprensione reciproca è stimolala non dalle parole dette, ma dal grado di eccitazione indotta nei centri cerebrali. Ecco un esperimento interessante: un uomo, parlando, stabilisce una corrente di comprensione, poi, all’improvviso, prende a parlare in una lingua ignota a chi l’ascolta: la comprensione continua. In effetti voi conoscete e avete sperimentato la suggestione silente, allorché un pensiero spaziale si trasmette con la velocità del lampo e viene interpretato nella lingua più familiare a chi lo riceve, anche se è stato emesso in un’altra, affatto diversa. L’esperimento della trasmissione del pensiero non è più insolito ormai, ma la qualità dell’emissione e della ricezione non è ancora debitamente indagata. Meno ancora si bada all’istante in cui si chiude il circuito di comprensione, dopo di che le parole formali divengono superflue. La stabilità di questa corrente non dipende per nulla dalla tensione cerebrale. Gli uomini più facilmente si fanno scoppiare le vene per la troppa tensione, anziché aprirsi a una comprensione nuova.

Da molto tempo conoscete un suono che dissolve, non per la sua tensione, ma per la qualità. La comprensione è qualcosa di simile. Si diceva un tempo: “Apri le porte della comprensione, se non vuoi che la mia folgore le incenerisca”. In verità il lampo del pensiero, creazione primaria di tutti gli esseri, penetra ovunque.

Viene un momento in cui gli occhi dell’ascoltatore si oscurano e la radiazione fisica è attraversata da scintille di un colore estraneo, che è quello dell’emittente. È avvenuto che la luce ha sfolgorato rapidissima, e ha modificato la coscienza dell’ascoltatore. Il campo è stato occupato ed è pronto per altre ricezioni.

Quando si compiono esperimenti di trasmissione del pensiero è importante interrogare l’intero circondario, per determinare la portata dell’emittente. Si può così accertare un moto a spirale. Se ne dedurrà che le emissioni nello spazio non hanno molta precisione temporale. Pur raffigurando uno scopo immediato, si può abbracciare uno spazio più vasto in ogni direzione.

Terminiamo sorridendo: vi figurate il rombo dei pensieri nello spazio? Un discepolo ebbe a domandare: “Se il pensiero è ponderabile, non c’è rischio che lo spazio ne resti sovraccarico e la gravitazione ne sia turbata?”. Che ne pensate?

151 — Altro esperimento istruttivo. Un uomo è posto al centro di una stanza, ampia e scura. Lungo le pareti si muovono senza rumore alcuni che gli pongono domande brevi e improvvise. Nel buio è quasi impossibile determinare la direzione esatta della voce. Ma, altra cosa notevole, se la domanda viene emessa nello spazio ignorando interiormente chi sta al centro, molte volte a questi sembra che la voce giunga dalla direzione opposta. Se ne deduce che non l’organo esterno, ma l’emissione interna, è quella che più conta.

Invero la prima a colpire il bersaglio è la scintilla di luce. Per muovere una folla non serve tanto l’eloquenza, quanto l’individuare i suoi punti nodali, cui inviare tempestivamente il pensiero carico di luce. Il non sapersi rivolgere allo spazio, e il fissarsi su un singolo ascoltatore, sono cose egualmente nocive. Noi consigliamo l’uso del fonografo per i dati scientifici, ma non ci si può attendere di accendere emozioni con una trasmissione meccanica.

Elettrificare personalmente la folla giova, in quanto i nodi così accesi funzionano come risonatori e infondono energia a considerevole distanza. Come scoprire i punti nodali più risonanti ed efficaci? Fra l’oratore e la folla volano palle di luce, e i centri d’energia splendono chiari se l’oratore non è solo un parlatore, ma una guida del Bene Comune.

Paragonate le loro radiazioni fisiche: come scintilla la radiazione del secondo, che frecce scocca dalle spalle, e che onde di viola irrompono a difenderlo e a infondergli nuova potenza? La radiazione del semplice parlatore è invece striata di linee spezzate e adunche.

Fra non molto si regaleranno ai bambini strumenti per fotografare le radiazioni fisiche, e i soliti sapientoni li metteranno in guardia contro quell’occupazione pericolosa: “Potete vivere benissimo anche senza conoscere voi stessi”.

152 — Noi deprechiamo qualsiasi dilazione. Ci si libera da questo difetto con due speciali qualità esterne: precisione nel lavoro e vigilanza. La prima deve essere acquisita da chiunque lavori.

Un trasferimento completo, istantaneo, dell’attenzione consente al lavoro di cristallizzarsi in un qualsiasi momento. Con la disciplina si riesce a isolare nettamente ogni pensiero. I conigli ingrassati fanno salti brevi. Alla precisione si affianca la vigilanza eterna. Non è il monito freddo dei saccenti: “Non c’è nulla cui sorprendersi”, ma il comando infuocato: “Occhio d’aquila!”. Tale vigilanza non è un cavo teso a spezzarsi, ma l’arcobaleno della previsione.

Non si pensi che essa renda freddi e appartati. Un guerriero in guardia è saturo della luce delle possibilità. È vero, egli non stupisce di nulla, ma solo perché prevede il sorgere delle nuove occasioni.

Quando dite di voi: “Sono sempre pronto” è come se rispondeste al Nostro appello. Chi è sempre pronto può saggiare l’intera fornace della tensione.

Giorno e notte i Nostri collaboratori sono pronti a tutto lo scintillio del Cosmo. Così passano invisibili di giorno, e la notte trovano il sentiero radioso. Nulla allarma chi è sempre all’erta. Il cercatore evita che la sua nave sia bloccata dai ghiacci.

Noi biasimiamo la dilazione.

153 — Si dirà: “La vigilanza, la commensura, la mobilità, la devozione, sono forse difficili? Sento di poterle contenere tutte; mi prendi con te per il lungo viaggio fino alla Comunità?”. Ma questo viandante frettoloso non ha pensato a un requisito indispensabile a ciascuna di quelle virtù: ha dimenticato la perseveranza. I piccoli fuochi che ardono per un istante hanno tutte le qualità della fiamma, ma la tenebra li inghiotte rapida, così come un braciere scioglie un fiocco di neve. Non basta un solo istante di buon contegno; solo dalla perseveranza, temprata dal travaglio e dagli ostacoli, nasce un comportamento degno di fiducia.

Il vero musicista non pensa alle sue dita che sprigionano i suoni; solo il principiante studia quale dito sia meglio usare. Il vero collaboratore non pensa agli effetti pratici delle qualità del lavoro. La musica delle sfere si unisce al canto del lavoro che procede.

Pensate alla perseveranza, così simile a una scala di fuoco.

154 — Ecco uno che decide: “Salirò quella scala di fuoco”. Bene: la via è aperta a tutti. Ma ricorda che se ti coglie la paura diventa di fuoco liquido. Dove andrai allora, se non hai la giusta qualità del lavoro? Dire che è bene dormire su radici di cedro, è consiglio facile da seguire: dormire è facile, specie quando si è così consigliati. Ma quando avvisiamo di stare continuamente in guardia, i gradini scottano. Lo ripeto: quella scala non è facile.

Meschina è quella guida che nasconde l’esistenza del pericolo, poiché lo si supera solo quando lo si conosce alla perfezione.

Ecco un altro scriteriato che si avvicina: è ancora più imperfetto. Obietta: “A che servono le solenni profezie?”. Gli diremo: “La solennità di una premonizione è in ragione dei pianti che fai quando sei in pericolo. Povero bipede, quante volte hai perso la faccia alla prima difficoltà! Ti abbiamo visto più nero del carbone, e la tua negazione ti ha riempito di fetore. Tu vai per una brutta strada, perché hai bruciato gli scalini, e ora chiedi elemosina dall’abisso”.

Un terzo così interroga: “Come conciliare l’Insegnamento e la scienza?”. Se la scienza insegna un sapere autentico, allora l’Insegnamento è scienza. Ma che fine questa può raggiungere se è gonfia di pregiudizi? Chi si lascia turbare dalla solennità delle affermazioni scientifiche intende la scienza secondo la propria volgarità. Ma i rettili non intimoriscono chi pensa alla comunità.

Vi dico che so quanto è complessa la costruzione. Non vi nascondo quanto lontano sono da portare le pietre, né quanta sia l’aridità. Ma proprio questa realizzazione, proprio il fatto che le stelle sono innumerevoli, conferma la scala di fuoco.

155 — La struttura della comunità ama la tensione, che favorisce certe manifestazioni, come si può notare. Persino la semplice tensione corporea ne rafforza alcune elementari. Non solo il sovraccarico dei centri nervosi, ma anche le contrazioni muscolari fortificano l’emissione dei sentimenti. Non riposando fra gli agi, ma distendendo le membra durante il lavoro ci si satura di energia. Ma la tensione corporea riguarda solo le manifestazioni più elementari; quella indispensabile è la tensione dei centri cerebrali. Ottima è se è costante. Vi propongo ora un’immagine della Nostra Comunità. Le risorse di tutti sono tese al Bene Comune. Tutti lavorano con perfetta solerzia. Ecco: il Nostro sistema di comunicazione senza fili reca un messaggio urgente, occorre un intervento personale. Il Consiglio degli Eletti designa un agente esecutivo. Talora a questi si rivela l’intero svolgimento della missione, ma altre volte gli è affidato solo un intervento parziale. Spesso non ha che il tempo di scegliere gli abiti necessari, e forse un libro appena iniziato torna in biblioteca non letto. Sovente la durata dell’incarico è indeterminata. Molte volte il messaggero non vedrà gli effetti della sua missione. Perché allora parte pieno di gioia? Cosa lo spinge a gettarsi nel freddo, oltre i ghiacci? Quale comando suscita una tale strenua virtù? Questa prontezza colma di giubilo nasce appunto dalla vigilanza continua.

Se vi consiglio di educare in voi l’intensità e la vigilanza, non è per caricarvi inutilmente di pesi. I Miei consigli mirano all’esultanza come risultato finale. Chi paventa il lavoro intenso teme le forme e le leggi dell’energia. Se ne vada, dunque, amorfo, verso le lune morenti. La sua dissoluzione si aggiunge a ciò che va rifatto dalle fondamenta.

Preparatevi all’esultanza!

156 — Certo, per chi ha una missione da compiere la via è facile. La gente si figura una specie di processione di maghi, per di più protetta da una cappa di invisibilità.

Ma la Comunità planetaria è costruita con le mani e con i piedi, e in ciò sta la sua bellezza. Ma il suo messaggero di rado è bene accolto nella città. L’anima stessa della città gli si rivolta contro, ringhiando. Infatti in quei luoghi si nega l’esistenza della Comunità. La loro stessa atmosfera non dà riposo al messaggero.

Quel solitario nuota, vola per gli spazi, e già comincia a trasmettere il suo messaggio. Chi trova ad attenderlo? La sfiducia: esiste la Comunità? E poi: come può essere attiva e partecipe in cose tanto lontane? Terzo: la comparsa del messaggero e l’occorrenza che ne rese necessario l’incarico non sono semplici coincidenze? Ricordo che un messaggero, indignato per quest’ultima meschinità, rispose: “Voi che parlate così, ricordate che siete voi stessi una coincidenza di particole di materia, e se non è ben riuscita, le leggi della materia lo spiegano”. Ma se si tratta di questioni di denaro, o di trasmissioni di oggetti, i pensieri coincidono in modo favorevole. I cittadini non disdegnano di spremere un’informazione utile, anche se viene dalla Comunità. Quindi, tranne pochi collaboratori, il messaggero non ha intorno che un abisso di avidità. Date denaro, date consigli per il domani, distruggete il nemico, ma poi sparite in fretta e non guastateci la digestione con pensieri sulla fraternità del mondo.

In verità, la costruzione della comunità e della cooperazione prosegue mentre il pensiero del cittadino comune è sprofondato nel ristagno.

Noi chiamiamo quelli che conoscono le difficoltà. Noi chiamiamo quelli che non tornano indietro. Noi chiamiamo quelli che sanno che la gioia è una saggezza speciale.

Le nostre istruzioni sono forse le più ardue, ma conducono all’esultanza!

157 — Quando spediamo un messaggero gli auguriamo di sconfiggere il drago. Non si tratta di quel mostro inoffensivo, dalla lunga coda, delle epoche preglaciali, ma del crudele egoismo umano, giunto a un parossismo pericoloso, a un vero delirio o frenesia. Dove vive quel mostro? Si dice che le sue tane più nefaste sono i palazzi dei ricchi, o i banchi dei cambiavalute, o le botteghe dei mercanti. Ma mi sarebbe più facile trovare un banchiere innocuo o un mercante onesto che perforare un’armatura di denigrazione e rifiuto. Chi nega, non solo è pronto a difendere la propria ignoranza, ma sogna di chiudere tutta l’umanità entro muri di terrore.

Qual è la causa prima di questo egoismo frenetico? L’uomo, che sparge il terrore, è egli stesso spaurito fino a perdere il senno. Chi nega alberga in sé non solo ignoranza, ma anche ignobile paura. Mostrate ai bambini da quali sintomi si rivela il nido dell’egoismo. Essi devono capire che l’egoismo soprattutto non ammette nulla, mentre chi vuole il Bene Comune ha come primo dovere la ricezione di ogni possibilità.

Al nostro messaggero basta enunciare una qualsiasi verità elementare per essere sospettato di macchinazioni per conto della Comunità. Se dice: “Energia e luce”, concetti semplicissimi, l’abitante delle città già vi scorge un attentato ai suoi comodi. È così convinto di essere denso e opaco che non vuole ammettere di essere una sorgente di luce fisica. Ma neppure i bambini stupiscono se da loro emana una scintilla elettrica.

È indispensabile rivedere i programmi scolastici per rafforzarvi la struttura del sapere autentico. La superstizione spinge gli uomini nei crepacci del terrore. La purificazione del pensiero scolastico è da compiersi subito, altrimenti un’altra generazione ancora di scervellati degraderà il pianeta. La scienza naturale deve capire meglio ciò che tale termine significa. La biologia, l’astrofisica e la chimica attireranno l’interesse dei più giovani.

Date ai bambini occasione di pensare!

158 — Magnetismo e formazioni gassose, fattori dinamici entrambi, non sono mai presi in considerazione. Il primo viene notato solo quando gli zoccoli del cavallo non si staccano dal suolo. I gas vengono menzionati quando animali e uomini cadono morti. Si parla solo di queste manifestazioni grossolane, ma magnetismo e gas sono all’opera in ogni punto della superficie della Terra. Non esiste luogo che sia neutro: ogni sito è unico per qualità di grande importanza pratica.

Si resta stupiti per l’ingenuità con cui si fissa la dimora senza intendere affatto le condizioni specifiche del luogo. Quante possibilità così svaniscono, quante disgrazie si potrebbero evitare.

Avete sperimentato la bacchetta del rabdomante e vi siete meravigliati per la tensione indotta in quell’arnese antichissimo e primitivo, che vibrava e muoveva reagendo alle acque e ai minerali del sottosuolo. In effetti l’origine di quell’evidente reazione non sta nella bacchetta, ma nell’apparato umano. Con quanto fervore e cura minuziosa sono dunque da studiare le reazioni di ogni località sull’uomo, e su gruppi interi! Molte regioni abbondano di dicerie popolari sulle peculiarità dei loro abitanti: in alcuni luoghi si soffre di gozzo; in altre cadono i denti; in altre si annida la lebbra; in alcune la milza inaridisce o il cuore ingrossa, o l’indole si impigrisce; in certune regnano vigore e animazione. Molti fenomeni consimili colpiscono l’attenzione. Non si tratta di peculiarità dovute a condizioni climatiche o di razza. La struttura del sottosuolo può spiegare le cause principali delle differenti caratteristiche degli abitanti. Ecco un vasto campo di studio, purché si abbia vista acuta e mente libera dai pregiudizi.

159 — Gli uomini non solo non badano alle emanazioni del suolo, ma neppure alla qualità dell’acqua che usano, anche se sono avvezzi ormai alle pratiche idroterapiche. Per proteggersi usano acqua bollita, senza pensare che certi organismi acquatici non vi possono vivere. È vero che così molti microbi periscono, ma d’altra parte l’acqua, raffreddandosi, assorbe dall’atmosfera grandi quantità di particelle morte.

Se volete ridurre la ricettività cerebrale, non avete che bere acqua bollita, fredda e conservata a lungo: essa comunica all’organismo una pigrizia stantia.

Noi prescriviamo che l’acqua sia bollita di recente e usata solo quando è ancora caldissima.

Noi usiamo acqua sorgiva, purificata se necessario con allume o pomice. Anche il tufo che si trova attorno ai geyser è un buon purificatore. L’acqua pura non solo disseta, ma ozonizza l’atmosfera.

Noi curiamo le ferite immergendole in acqua pura. Luce e acqua sono le Nostre medicine. Noi prediligiamo gli espedienti più semplici. Quando formate comunità nuove usate metodi semplici in ogni processo. Bisogna fare a meno della vana oratoria. Conducete il ciarliero a una fonte di montagna, che provi vergogna! Stamane, inavvertito, il canto della sorgente ha lavato via la stanchezza. Quell’emissione energetica è pari a un forte stimolo elettrico.

160 — Noi evitiamo di suggestionare, a meno che si tratti di scansare un pericolo immediato. Se una coscienza, già modellata, attende solo una scintilla dall’esterno, è un’altra cosa, ma ogni invasione forzata è deprecabile. Questo è un principio che nella comunità deve essere affermato, tanto più se si conosce il potere illimitato della volontà. Se essa muove non solo uomini e animali, ma persino oggetti, le sue onde devono essere dirette con precisione e cautela.

Sapete che non è esagerato affermare che la volontà può spostare oggetti. Non si tratta di magia: pensate piuttosto a un magnete. Anche quelle figurine di sambuco, mosse dall’elettricità, ne offrono un paragone visivo.

Noi studiamo con molta attenzione la volontà, che può essere più aguzza di una freccia. È impossibile guardarsi da simili armi. Ci si potrebbe riparare con uno scudo, se se ne sapesse l’esatta direzione. Ma chi la conosce?

161 — Osservate le curve del sismografo. I punti indicati non giacciono sull’equatore, né su un meridiano, ma hanno un andamento proprio. Talvolta un incremento di scosse telluriche e terremoti coincide con l’addensarsi delle macchie solari, a causa di una tensione del sistema. Non occorre essere profeta per capire che le funzioni cerebrali seguiranno in quei periodi un corso particolare.

Anche le aspirazioni sociali hanno le loro curve d’espansione. Bisogna essere cauti e non interrompere la successione degli eventi. I crepacci sismici del suolo e quelli che si aprono nelle aspirazioni dei popoli sono simili.

Il Nuovo Mondo dovrà essere sensibile come il migliore dei sismografi.

Chi complica il progresso dei popoli dovrebbe essere premiato per ignoranza. Non basta a giustificarlo il fatto di non conoscere le leggi, e altrettanto improprio sarebbe per una guida invertire la marcia. Non si deve guidare nessuno in base a ciò che è personale, ma comparando i valori al Bene Comune si può scegliere la via più breve.

Non una sola occasione deve andare sprecata.

Sembra che queste cose siano semplici e persino noiose, ma nessuno le pratica; i programmi sono redatti al buio, anziché nella torre di guardia.

Per osservare, non bisogna cercare ciò che si vuole vedere, ma la realtà.

162 — Chiunque si proclami devoto di ciò che è reale e autentico deve accogliere con particolare favore il discernimento della realtà. Non con il balbettio dell’ipocrita di fronte al metodo di un’autorità riconosciuta, ma lottando con ardore. In modo davvero irresistibile, davvero inalterabile, con tale veemenza che né montagne né colline precludano lo spazio.

Volando in alto si impara cosa sia la grande pazienza. La pazienza radiante, creativa, ha nulla in comune con il tenebroso manto della non resistenza al male. Chi si inchina e non resiste è come un pescatore che non prende pesci: la sua piccola rete non può frenare la danza degli elementi. La pazienza creativa apre la porta del Nuovo Mondo; quindi eroga potenza maggiore ad ogni ora di realtà.

La non resistenza è come un vaso di profumo aperto da lungo tempo; la pazienza creativa è vino vecchio e sigillato.

Studiate l’intensità creativa delle varie strutture sociali. Genuina è quella di esse che avvia molte forme di creazione. Se invece la soffoca sotto il suo peso, sicuramente è falsa. Non lasciate consolidare questi errori. Chiamate i muratori, rifate i muri, finché il canto non torni a levarsi spontaneo.

Una volta, secondo un’antica leggenda, un messaggero giunse da un mondo lontano a stabilire eguaglianza, fraternità e gioia. Da lungo tempo gli uomini non cantavano più. Erano immersi come in un torpore di odio. Il messaggero proibì gli affollamenti e l’oscurità, soffocò le infezioni, e ridiede gioia al lavoro. L’odio si placò, ed egli appese la spada alla parete. Ma tutti tacevano e non sapevano cantare. Allora il messaggero radunò i fanciulli, li condusse nei boschi, e disse loro: “Eccovi fiori, ruscelli, alberi. Nessuno ci ha seguito. Mentre io riposo, riempitevi di gioia”. Quelli allora si avventurarono, timidi, nella foresta. Alfine il più giovane uscì in un prato, e vide un raggio di sole. In quel momento un uccello emise il suo richiamo. Il bimbo prese a ripeterlo a bassa voce. E tosto, pieno di gioia, cantò: “Il sole è nostro!”. Ad uno ad uno tutti si raccolsero nel prato, e un nuovo inno alla Luce salì al cielo. Disse quell’inviato: “L’uomo ha ripreso a cantare. L’ora è venuta!”.

163 — La creatività è il sostegno dell’evoluzione. Con quale mezzo si può intensificarla? Solo con la letizia. La gioia è una saggezza speciale. La letizia è una tecnica speciale. Il vigore è esaltato quando si ha coscienza della capacità creativa degli elementi. La pazienza creatrice e la letizia sono le vere ali di chi lavora.

A Noi non garba quel termine sentimentale, “ispirazione”. La coscienza, quando è all’opera, non va in cerca di ispirazione, come un mendico di favori. Così facendo si tornerebbe a distinguere tra giorni di lavoro e di festa e a celebrare i compleanni. La Nostra Comunità non conosce che una sola, interminabile vacanza di lavoro, in cui la letizia scorre come vino di gioia.

È impossibile starsene soddisfatti con la sola ispirazione. Si può arrestare la coscienza su un livello di pazienza creativa e cantare come gli uccelli, per cui il canto è un modo di essere, ma bisogna abbattere gli spaventapasseri opposti al canto. La qualità del canto corrisponde alla qualità del lavoro. Bisogna procedere con brio, come nell’antica similitudine della freccia in volo.

Non vi pare strano che Io parli così sovente della pazienza, degli ostacoli, del vigore, della lotta senza fine? Così infatti, in tempi e occasioni diverse, forgio l’armatura dell’intrepido. Ricordate, non la si ottiene in un’ora soltanto. La spada viene temprata a temperature diverse; anche il Buddha affermò che nell’ora più felice è bene ricordare le sventure, ma senza soffocare la gioia.

La gioia temprata non conosce la paura: è una saggezza speciale.

164 — Il medico prevede il decorso della malattia, e voi ne seguite le prescrizioni. L’astronomo predice l’eclisse solare, e vi fornite di vetri affumicati. Ma se lo psicologo prevede il corso degli eventi, voi, gridando “Profeta!”, correte a nascondervi impauriti nell’angolo più buio. Ostensibilmente lo fate per difendere i metodi della scienza, ma in realtà sono l’ipocrisia e la paura che vi impediscono di valutare ove sia più grande la vera sapienza: nell’opinione miope del medico che giudica solo per contatto esterno, o nella visione acuta del profeta sociale, che assomma in sé esperienza e immutabilità. Ricordate quelli che hanno predetto all’umanità eventi futuri di secoli. Non li chiamate né mistici né ipocriti, ma, come Noi, psicologi di grande visione. In ciò siamo d’accordo, e qui sostiamo. Pensate inoltre che il termine “profeta”, tanto disprezzato, significa “pronostico”. I profeti sociali hanno predetto il corso degli eventi, e dunque questo concetto non è meno reale della medicina o dell’astronomia.

“Mahatma” significa anima grande e comprende le manifestazioni del Nuovo Mondo. Ma non siate invadenti; questo difetto è biasimato nella comunità. Il consenso non si consegue a viva forza, ma con poche parole mormorate in un orecchio sensibile. Cercate di capire che esiste un orecchio sensibile che trasforma l’Infinito nei limiti delle possibilità umane. È nel giusto chi sa includere completamente i giudizi del proprio avversario senza alterarne il principio né la fine. Perciò occorre essere profeta, anche se in piccola misura: cioè saper vedere lontano.

165 — Quando organizzate una comunità, badate che l’osservanza dei Precetti non nasconda la cupidigia. Questa sinistra avidità distrugge le conquiste creative: è un verme ben annidato nell’ignoranza umana. Pertanto è necessario conoscere bene le cause che lo fanno sviluppare. La più pericolosa fra tutte è la concessione di privilegi. A ogni costo bisogna distruggere questi ospiti maligni. L’organizzazione della comunità prevede in primo luogo l’eguaglianza. Ammessa che sia una disparità qualsiasi, subito si insinua la perniciosità del privilegio. La disuguaglianza mette in moto un’altalena: l’ascesa maggiore dell’uno crea l’ascesa ancora superiore dell’altro. Se non si vuole che i sostegni cedano, bisogna rispettare l’eguaglianza.

Il cinico dirà: “Lasciateli oscillare a piacer loro, sarà maggiore l’energia diffusa nello spazio”. L’osservazione non è priva di senso, ma l’opera comune ha tanto bisogno di cure sollecite che occorre misurare bene le forze, e il principio di massima economia è appunto l’eguaglianza, che distrugge privilegi e cupidigia.

166 — Il vero fiore di fuoco è l’autentico oblio di sé, non solo evidente nelle azioni, ma vivo nella coscienza. Il comportamento, come ombra vagante, è un riflesso impreciso, e il vortice delle mutevoli convenzioni nasconde il significato degli atti. Come giudicare una condotta senza conoscere causa ed effetto? Un salvatore può anche sembrare un reo, e un donatore un avaro. Non è facile stabilire nella coscienza l’oblio di sé: l’individualità è inevitabile, e il sé si scioglie solo quando si realizza chiaro il futuro. L’impersonalità non deriva dalle esperienze passate; solo la vera percezione del futuro modella un giudizio interiore sui limiti del possibile. Chi pensa, nella quiete della notte, che il passato gli abbia insegnato il valore dell’oblio di sé, è ancora prigioniero.

Bisogna cantare l’oblio di sé nei raggi del sole, come fanno gli uccelli, a modo loro, che conoscono il giorno futuro della migrazione. Questo concetto è utile per realizzare l’oblio di sé.

Il futuro si può intendere come il volgere della notte nel giorno. I pigri dormono in quell’ora, ma la Comunità vigila. Nessuna pattuglia è insignificante per la Nostra Guardia.

167 — Spesso si è affermato che il riposo non è tanto nel sonno, quanto nel cambiare lavoro. Ma alcuni riducono le ore di sonno con scarsi risultati. Come preliminare è necessario insegnare ai centri nervosi a lavorare per gruppi. Bisogna disconnettere l’azione dei centri e imparare a unire fra loro i gruppi più disparati, per poi mutare rapidamente le combinazioni. Quei musici ambulanti che suonano vari strumenti a un tempo eseguono un ottimo esercizio. Dettare a vari copisti contemporaneamente è utile, come combinare assieme letture e dettature o eseguire movimenti contrastanti delle braccia, o sospendere respiro e pensiero. Molti sono gli esercizi di volontà che si possono enumerare, dei quali si può dire: “Le api si fanno l’alveare con pazienza”.

168 — Siate cauti nel formulare desideri. Tutti sanno parabole e favole che narrano le brutte conseguenze dei desideri avventati. Ricordate quel rajah che voleva un bel palazzo, e l’ebbe infatti, ma al momento di entrarvi pensò una tigre che l’assaliva, la quale subito apparve, e lo sbranò. I simboli delle allegorie contengono molta verità. Se gli uomini capissero il potere della volontà, molte manifestazioni troverebbero spiegazione pratica. Non è la tensione forzata della volontà, ma la qualità dinamica della concordanza dei centri, che determina il compimento. Un desiderio sovente ripetuto, come una lama smussata, non squarcia lo spazio. Al contrario, lo squillo di una concordanza inattesa spezza anche la superficie più dura.

Le storie di maghi capaci di inviare malattie mortali non sono invenzioni fantastiche, ma non si tratta di incantesimi: sono semplici esercizi di volontà. Il più debole degli ipnotizzatori può far provare la sensazione di annegare. Può persino comandare di morire a un’ora stabilita. Sono casi avvenuti e segnalati.

Pensate ora la volontà educata in condizioni favorevoli, e sarete d’accordo nel ritenere che lo “sguardo che uccide” dell’Oriente non è privo di realtà.

Non dubitare della forza della volontà è una cosa, ma altra cosa è determinare il potere nella vita. Come stabilire e discernere le condizioni per cui un desiderio può trafiggere l’essere identificato dal nostro volere? Bisogna specialmente sorvegliare le scintille della nostra coscienza. Persino quando il corpo è quasi invisibile, il lampo del pensiero ciononostante sfolgora, e sulle punte di quelle saette stanno vita e morte.

Un re disse un giorno a certi criminali: “Non vivrete più di un giorno”, e la notte li trovarono morti. Grande è la responsabilità di queste emissioni, e continuamente scocchiamo frecce in tutte le direzioni.

Siate cauti dunque nell’esprimere desideri.

169 — A chi cura le malattie usando la volontà, ricordo che quelle infettive non si devono combattere con la suggestione. È errore comune non saper discernere la portata dell’effetto possibile. Per di più quella terapia in quei casi può anche provocare danni irreparabili. È bene non stuzzicare il cane di guardia al cancello: se lo si frusta, moltiplica la sua furia. Lo stesso vale per i microbi: li si può vincere con i raggi o con una reazione delle forze dell’organismo, ma la frusta del volere fa afflosciare molti centri, e l’incendio invade allora altri domini. I raggi tagliano le radici dell’infezione, mentre la volontà la stimola.

È veramente difficile diagnosticare una malattia in fase embrionale; indizi decisivi si hanno solo dall’esame delle secrezioni e dal grafico delle radiazioni. Se le prime talvolta possono indurre in errore, i geroglifici delle seconde svelano sempre la natura del male. Ogni peculiarità di funzione dell’organismo imprime un colore e un segno al grafico. Queste sono osservazioni che si possono fare in qualsiasi ospedale.

170 — Abbiamo parlato, altre volte, di condizioni e distinzioni. È spontaneo domandare: cos’è il solito, e cos’è l’insolito? Per Noi tutto è solito. Moltissimo invece è concepito come insolito dalla coscienza limitata. Ciò che è usuale e ciò che non lo è sono distinti solo secondo il livello di coscienza. Sarebbe meglio parlare di assorbito e no, realizzato e no. Per Noi l’insolito è un’altra cosa. Ogni tipo di coscienza ha un suo consueto raggruppamento di centri, così come esistono tipi diversi di pensiero, ad esempio il matematico e il filosofico. Da questi circoli di coscienza sovente sbocciano raggruppamenti di centri che non sono propri di nessuno di essi. Questi sono veramente inconsueti; in effetti conferiscono al soggetto molte possibilità, ma ben poca felicità terrena. Ed è raro che egli sappia spiegarne i sintomi. Questa fisionomia insolita sparisce nel ritmo ordinario della coscienza. Persino per un esperto psicologo è difficile individuare queste fioriture inattese.

Mentre le malattie si rispecchiano chiaramente nella radiazione, queste formazioni insolite sono delineate con difficoltà. È vero che la radiazione rappresenta l’uomo in modo completo, ma tutto ciò che psichicamente è ancora irrealizzato ha contorni incerti, ardui da fissare. Questo è il dominio dell’insolito per una certa categoria di coscienze, e quei fiori cresciuti fra le pietre sono particolarmente preziosi.

Riflettete sulla psicosi, sulla criminalità, sullo squilibrio.

171 — Sembrerà a qualcuno che gran parte di ciò che qui è detto sia risaputo. È necessario affermare concetti di ordine diverso; solo in tal modo la coscienza assimila. Ci si figuri due uomini, all’incirca di pari sviluppo, intenti a conversare ma senza comprendersi. Fra le loro coscienze mancano forse solo pochi collegamenti, eppure questa piccola differenza fa sì che gli ingranaggi del pensiero ruotino diversamente, con il risultato di muovere leve del tutto dissimili. Ma discutere a fondo un argomento non fa male a nessuno. Dopo tutto, Noi non facciamo rivelazioni, né prediche. Semplicemente, stiamo per giungere a quelle condizioni in cui la coscienza può assimilare il lavoro concorde. In tal modo appaiono nel campo visivo dettagli che qualcuno ha già pensato, ma che, per rafforzare la catena, devono essere affermati nel loro stato come fossero di quell’istante!

Infatti è necessario ripulire la catena del pensiero. Bisogna essere molto solleciti, se si vuole che la cooperazione prosegua con successo. È vero che nella coscienza comunitaria non esistono offese, ma può accadere che una formulazione intempestiva di pensiero infiammi un compagno al punto di nuocere all’opera; quindi Noi curiamo che la coscienza si espanda per gradi: non pensiamo solo a gonfiarla. Solo lo sviluppo organico e la diversa capacità di presa stabiliscono la vera capienza del tesoro. Osservando le acque di un fiume, pensate ai Nostri discorsi. Nessuna delle sue onde può essere ripetuta, eppure all’occhio sembrano tutte eguali.

La cooperazione deve essere consonante.

172 — Si può essere perplessi sul modo di conciliare l’assimilazione della coscienza con quello scambio di pensieri che è la disputa. È questa necessaria? Non è forse una manifestazione di diversità? Da Noi le dispute come tali non esistono: hanno forma di reciproco arricchimento di coscienza. In realtà, una assimilazione prolungata trasforma un contrasto in un aumento di conoscenza. Le contraddizioni non sono altro che aspetti diversi di una medesima cosa, ma se promanano dall’ignoranza allora la disputa si riduce a un mucchio di rifiuti.

Che la coscienza illumini la cantina del pensiero, e le dispute assurde diverranno discussioni razionali, che giovano e danno gioia.

173 — È noto che alcuni portano il successo, per cosi dire, con sé. La superstizione lo ascrive alla fortuna. La scienza l’attribuisce alla forza di volontà. Noi aggiungiamo che di solito essi hanno una coscienza assimilata. Finiscono per rappresentare il collettivo, e di conseguenza attingono forza intensificata dai molti partecipanti, che neppure sospettano quello sbocco di energia. Non è affatto necessario che tutti questi si conoscano fra loro. L’onda di energia si propaga all’istante attraverso i nodi di trasmissione; quindi un collettivo internazionale è auspicabile nell’azione. Ne deriva che un’ondata di internazionalità è necessaria, poiché la diversità delle varie dinamiche produce una tensione maggiore.

Nella Nostra Comunità sono presenti molte nazionalità e specialità diverse; il che giova a condensare le onde del volere. È possibile conservare intatto l’intero potenziale individuale e accordare le coscienze in modo armonico. Noi siamo contrari alla specializzazione esclusiva; ma per ben costruire un collettivo questa condizione ha la sua parte.

Non molto tempo fa parlavate dell’importanza dei raggi nelle comunicazioni radio. I raggi contribuiscono infatti a unificare il collettivo a grande distanza. Negati fino a poco fa, oggi intessono una nuova fodera per il pianeta. I raggi prevalgono su altre emissioni in quanto penetrano più rapidi senza turbare la gravità né l’atmosfera. Invero la prima cosa che attrasse l’attenzione dell’uomo fu il suono. Luce e colore non suscitano altrettanto interesse, ma, poiché il suono non è che una reazione della luce, la conoscenza migliorata sarà rivolta al significato della luce e dell’energia più elevata: la materia luminosa. “Materia lucida” ha attratto le menti migliori, che, se non ne hanno scoperto l’applicazione pratica, ne hanno però ritenuto inevitabile il riconoscimento nelle prossime fasi evolutive.

Raggi e onde luminose sono la soluzione dell’evoluzione futura.

174 — Da molto tempo si sa che la sensibilità può essere esteriorizzata. Lo si è ottenuto sia per via meccanica che per atto di volontà, ed è servito egregiamente come valida ragione per bruciare sul rogo. Ancora oggi gli inquisitori contemporanei, cercando un sospetto di negromanzia, spingono la caccia fin nel sottosuolo.

Le grandi menti hanno colto con sollecitudine le conquiste della conoscenza. I membri della Comunità devono essere pronti a tutte le possibilità nuove.

Scoperto il principio di una manifestazione, le sue dimensioni dipendono dalla tecnica. Così il trasferimento della sensibilità può assumere proporzioni molto variabili. Supponiamo che in un certo luogo si voglia fondare una comunità. Anche se il sito risponde a tutti i requisiti, le condizioni circostanti possono essere temporaneamente molto pericolose. Ci si rivolge allora a un altro luogo, cui si trasferiscono le possibilità del primo. In coscienza non si sono abbandonate le occasioni offerte da quello, e si sperimenta l’effetto della prima decisione ponendo le basi della struttura futura. Che qualcosa abbia da essere sul cinquantesimo parallelo, o venti gradi più a sud, l’essenziale è che resti luminosa l’attività costruttiva.

I racconti della città invisibile e delle sue campane fanno pensare a quell’uomo che restò inconsapevole di una sensazione importante, per un trasferimento di sensibilità. Forse il Mio esempio non vi è ancora chiaro, ma il principio di trasferenza può essere esteso fino a includere nazioni intere. Per suo mezzo si evitano molti pericoli. Ammesso che l’organismo umano sia un potentissimo strumento psichico, non si può attribuire uguale potestà all’apparato fisico, che è subordinato a quell’energia superiore che chiamiamo appunto costruzione psichica, paragonabile per qualità solo alla luce.

Abbiamo detto poc’anzi del potere dei raggi e della loro nuova applicazione; è imperdonabile ignorare la possibilità dell’organismo umano. Come studiare i mondi lontani se non si bada alle funzioni del nostro organismo? L’uomo scopre i raggi con difficoltà, ma ne studia forse l’effetto sul cervello e gli altri centri?

175 — Sapete che si compiono molti esperimenti di lettura del pensiero. Gli Occidentali, quando ne parlano, non sanno quanto questa capacità psichica sia inerente all’Orientale, e nella loro ignoranza giungono a chiamarla superstizione. Ma se il pensiero è una creazione organica, può essere ispezionato. Modesti apparecchi fisici bastano a registrarne la tensione. Persino il termometro e certi strumenti elettrici reagiscono al moto del pensiero. Il pensiero altera la temperatura del corpo. L’apparato psichico domina il fisico a tal punto che è ammissibile persino considerarlo come parte di questo. Esiste un congegno che registra il flusso del pensiero: questo si riflette in una radiazione che si può studiare nei particolari con il metodo comparativo. È un sistema congeniale alla mentalità dell’Occidente.

Sono rari i tentativi di connettere il meccanico allo psichico. Ma voi sapete che un’attitudine scientifica nei confronti di quest’ultimo allevia e trasforma tutta l’esistenza. Ho affermato che la comunità è impossibile senza tecniche, sia fisiche che psichiche: altrimenti i suoi membri sarebbero semplici giocattoli meccanici. Ripeto che è urgente prestare attenzione alle possibilità dell’apparato psichico.

176 — La psicomeccanica provocherà l’applicazione dell’energia psichica. Esperienze interessanti riguardano il lavoro nelle fabbriche. Gli operai esperti sanno che le macchine hanno bisogno di riposo. È difficile spiegarlo in particolare, ma è risaputo anche da chi non ha la minima idea di psicomeccanica.

Noi abbiamo sperimentato in alcune filande, dove molti operai più o meno provetti lavoravano a centinaia di telai. Queste macchine, quale che fosse l’abilità dell’operaio, avevano bisogno di riposo dopo un certo periodo. Si poté osservare con chiarezza, dopo aver sottoposto gli operai a esame psichico, che i telai affidati a quelli che disponevano di molta energia psichica abbisognavano di minor riposo, come se una corrente di vitalità si comunicasse ad essi e ne prolungasse l’efficienza. La coordinazione vivente tra operaio e macchina dev’essere praticata nelle comunità di lavoro. Solo lo studio della psicomeccanica consente questi vantaggi. Spetta al governo innescare condizioni più produttive, con le misure necessarie, e insistere che gli scienziati favoriscano la vita collettiva fino all’anonimato.

Sappiamo che talora il simbolo di una personalità è, importante per il popolo, ma l’anonimato resta pur sempre l’ideale della vera evoluzione: è una delle condizioni per capire la fugacità dell’esistenza terrena ed è il metodo migliore per cooperare con successo. È l’antipodo di quelle descrizioni di sé stessi fatte da certi re antichi, ora ignorati da tutti: sono ridicole, e molto sovente non hanno nulla a che vedere con il Bene Comune. La comunità, per evitare questi estremi, deve tendere con ogni forza all’anonimato. Ma senza psicomeccanica questa condizione sarà penosa. Può divenire anonimo solo chi ha il proprio posto fra le manifestazioni e gli oggetti. Può gettare il proprio “io” solo chi ha coscienza dello spazio. Così le comunità diventano indistruttibili.

A Noi non garbano le tarme comunali. Ricordate che l’alcool è nemico della psicomeccanica, e non pensate che questa sia solo per gli eletti: è propria di una collettività prudente e la si verifica in ogni manifestazione quotidiana.

177 — Si possono apprendere le psicotecniche senza Maestro? No. Processi pericolosi le accompagnano. Lascereste i vostri bambini senza guida in un laboratorio di fisica?

Come trovare il Maestro? Non scordate che la volontà attrae l’attenzione di chiunque sia invocato. Non è detto che il Maestro debba abitare nel vicinato; si può guidare a distanza; ma in certi momenti non si può fare a meno di un consiglio esperto.

Tutta una serie di manifestazioni psichiche è intimamente connessa agli eventi atmosferici e astrochimici. Ci sono tempeste magnetiche invisibili, ma percettibili e letali; l’esperto insegnerà a evitare il pericolo insito in ogni metallo. Ci sono bufere psichiche durante le quali la mano del Maestro è indispensabile.

Sapete che le manifestazioni fisiche reagiscono su un gran numero di persone: non è pazzia, ma una espressione particolare di unità collettiva. Prendete ad esempio le reazioni dei gas sotterranei e il pulviscolo atmosferico. Alcune paralizzano le azioni psichiche, ma ne esistono anche di eccitanti, tali che il Pilota deve intervenire d’urgenza. Parlando delle possibilità delle psicotecniche, non abbiamo intenzione di distruggere gli apparati di nessuno. Come Membri della Comunità perseguiamo la vera economia, per cui ogni apparato psichico deve essere salvaguardato. Molta attenzione è soprattutto necessaria, perché spesso il potenziale dell’energia psichica non è pari all’intelletto, e occorre accertare la qualità delle capacità. Forzare quell’energia in una direzione che le sia estranea sarebbe pericolosissimo.

Precipitazioni di materia luminosa e raggi astrochimici comunicano all’energia psichica una sensibilità insolita e periodicamente la saturano di radiazioni. In effetti la qualità della coscienza è sempre il fattore decisivo, quindi non lesinate premure per l’energia psichica.

178 — Ripetiamo quali sono i difetti inammissibili nella comunità: ignoranza, paura, falsità, ipocrisia, cupidigia, furto, alcool, fumo e oscenità. Qualcuno obbietterà: “Andate forse in cerca di angeli?”. Domandategli a vostra volta: “Gli uomini sono forse tutti bugiardi o beoni? Ne conosciamo molti coraggiosi e sinceri”. Diranno allora: “Le qualità richieste sono troppo elevate”. Rispondete: “Avete solo uomini egoisti e osceni? Quei requisiti spaventano solo i peggiori, che nascondono il denaro sotto il letto. Nell’Himalaya da tempo abbiamo trovato uomini che non temono quei precetti”.

Consiglio di tenere sotto osservazione i membri della comunità. Se qualcuno non tiene fede alle condizioni, sia privato di ogni possibilità di cooperare. Si comporterà come una bestia, finché non sarà attratto dal genere umano.

Finché la coscienza non accetta la comunità, l’ostacolo più piccolo pare insuperabile, ma quando il compito del futuro è chiaro, si rinuncia a qualsiasi debolezza. Pensatevi annessi al futuro, e la paura del presente svanirà. Non pensate che queste parole siano esagerate, e squadrate i vostri cuori di pietra, muratori. Dopo il cuore, anche il cervello si pietrifica.

Come si potrebbe dubitare che volete liberarvi dai vostri difetti? Quindi, per cominciare, non mentite, non temete, e imparate ogni giorno. Sono cose che non occorre ripetere ai membri della comunità, ma possono esistere dei falsi membri che si devono isolare come fossero sifilitici.

Voglio che i miei consigli raggiungano le scuole. Voglio che i fanciulli ricordino gli Amici che si sono dedicati alla Comunità del mondo.

179 — Immaginate un uomo, che ancora abbia in sé una scintilla di energia psichica, compiere una mala azione. Allora voi gli parlate delle qualità migliori dell’uomo, che evolve. Di solito avviene che egli concordi con voi, senza pensare che quelle parole si riferiscono a lui stesso. A nulla varrebbe dirgli che fa male, ma è possibile fargli intendere che la sua azione non segue il corso evolutivo. Non è questione di male o di bene: la sua condotta, semplicemente, non è degna della meta, e quindi non è pratica. Se afferma di essere un membro della comunità, la questione si semplifica, poiché allora, quali aderenti alla comunità, potete chiedergli di rispettare i fondamenti dell’evoluzione. Persino i maiali di allevamento hanno bisogno di precise condizioni di vita: come potrebbe un uomo, deciso a vivere in modo sociale, restare nelle vecchie dimore volgari? Come possono la falsità e la codardia mascherarsi da cooperazione?

Le affermazioni verbali non hanno valore per Noi. A Noi importano lo stato di coscienza e le azioni. Come il medico osserva le sensazioni e le fluttuazioni interiori del paziente senza badare ai suoi umori variabili, così Noi non prestiamo ascolto alle assicurazioni verbali, ma soppesiamo il comportamento. Usiamo metodi di prova antichi. La prova è lunga e inattesa. Ricordate, a questo proposito, gli esercizi che il Buddha eseguiva con i discepoli?

L’imprevisto serve dunque a smascherare la paura o la falsità? Certo. La necessità non è in questo caso decisiva. Un ladro davanti ai giudici sembra un modello di onestà. Non guardatelo allora, ma quando è nell’ombra del viale. Non scansate le prove, perché il conseguimento della vita deve essere collaudato col fuoco, come l’acciaio. Chi si fida delle sole parole è inesperto e incostante. L’esperimento diviene immutabilità solo se si lotta con forza e persistenza.

Siete capaci di lottare con tutte le forze?

180 — Che Mi affretti o sia immoto, Io lotto con ogni forza. Che impari o insegni, Io lotto con tutte le Mie forze. Anche da solo, o in mezzo alla folla, Io combatto.

In che modo si intensifica la lotta? Dove ne sono le radici e le condizioni? Già abbiamo detto della qualità del lavoro e dell’azione. Le condizioni sono queste: accettare il carico completo e riconoscere che l’esistenza è incerta. La prima dispone il corpo nel senso della tensione. Sapere che ogni istante cela un pericolo rende sensibili e dà il senso dell’irrevocabile.

Se una pagliuzza nell’occhio è come una trave, la piuma caduta dalle ali di un passero rintrona nei mondi lontani. Come spiegare alle menti occidentali la sensibilità dell’organismo cosmico? Come far capire che le esplosioni provocate sono anche più gravi della distruzione di un corpo celeste, giacché questa almeno concorda con tutte le condizioni circostanti? Voi non costruite una fabbrica su una cavità pericolosa del suolo, ma scegliete una località migliore: così Noi parliamo di condizioni più adatte.

È possibile creare sinfonie di esplosioni e armonie di macchine. Anche i deboli di udito sanno che talvolta si intende meglio un sussurro che un grido: la qualità è ciò che vale, non la sola tensione. Invero la qualità dell’atto implica un grande senso di responsabilità, poiché è sempre presente il pericolo di un male irreparabile.

È bene assuefarsi all’orlo dell’abisso, nella piena coscienza delle sue profondità; è bene non aver paura di un eccesso di carico. I portatori esperti salgono sovraccarichi le montagne cantando. Il loro canto, lavato nella fatica, non turba lo spazio.

Siamo stati nei vostri teatri e abbiamo visto che servono a poco. Canto, suono e colore non si devono chiudere in una serra. Sono valori che devono accompagnare la vita e confortare, anonimi, gli uomini con le carezze del bello.

Asvaghosha, il grande artista, prediligeva le piazze e il mercato per trovare la via al cuore del popolo. La bellezza insegna come aspirare.

Voi conoscete e intendete l’elevato concetto di “Avatar”, ma per capirlo a fondo occorre essere “Avakara”, colui che è ispirato dal fuoco.

181 — Vero, vero, vero: bisogna essere precisi nel tempo, e non solo in linea di principio, ma anche nella pratica. Chi impone una data emette un comando spaziale; chi l’accetta chiude la corrente. Il flusso di energia volitiva, fissa, per così dire, una forma astrale della decisione. A quel ponte attraccano navi di possibilità, che rafforzano e alimentano la proposizione originale. È facile immaginare cosa avviene se il molo scompare. Le date spaziali sono ben più precise dei vostri orologi; occasioni splendide possono crollare come sabbia e svanire, poiché non sono ripetibili.

Pensate quale problema di statistica sarebbe raffrontare il successo delle decisioni tempestive con l’insuccesso dovuto ai ritardi. Molto se ne potrebbe imparare, e l’ignoranza dei ritardi sarebbe oggetto di rammarico. È ben vero che moltissimi vivono come porci, e mangiano fiori preziosi. Altro non si può che proteggere lo spazio dalla loro spensierata ignoranza. Se solo gettassero uno sguardo nello spazio da loro stessi sfigurato, griderebbero: “Proibite questo scempio!”.

Mantenete puro lo spazio. Siate responsabilmente commensurati. Non date fuoco alle correnti estranee! Quanti magnifici “vasi sacri” si sono perduti per negligenza! E proprio voi turberete lo spazio con i vostri lamenti quando non ci sarà più rimedio, mentre con un solo gesto, all’ora giusta, avreste ottenuto ciò che volete e che vi occorre.

Insegnate ai fanciulli il valore delle date. Altrimenti per un’altra generazione ancora uomini flosci e senza spina dorsale si divoreranno a vicenda.

Nelle comunità, l’esattezza delle date è un valore fondamentale.

182 — Vero, vero, vero: bisogna fissare la propria dimora in luoghi adatti. Persino gli orsi danno prova di cautela maggiore dell’uomo allorché scelgono la tana. Le piante rivelano le possibilità migliori. Cercate pini e cedri, erica e querce, erba e fiori dai colori vivaci. Il sito deve possedere una sua elettrificazione naturale. Gli aghi lunghi e grandi dei sempre verdi sono i condensatori migliori. Le località oltre i tremilacinquecento metri, prive di vegetazione, forniscono prana molto proficuo.

183 — È più simile alla Nostra Comunità un coro di cantori di salmi o un campo d’armati? Quest’ultimo, direi. Ci si può figurare fino a qual punto essa debba conformarsi alle regole dell’organizzazione e del comando militare. Infatti, come si potrebbero stabilire le linee della sua avanzata senza assalti e contrattacchi? Si conquista forse una fortezza senza saperne la situazione? Le condizioni della difesa e dell’attacco vanno accuratamente valutate. Occorrono conoscenza, esperienza e attiva vigilanza. Si inganna chi pensa alla Comunità come a una casa di preghiera, o come un’officina, o come un laboratorio riservato a pochi. È l’uragano del messaggero. È la bandiera del conquistatore, e quando la si ammaina il nemico sta già minando le fondazioni della torre. Dove sono dunque il laboratorio, la fatica, il lavoro? In verità una sola pattuglia che passa inosservata apre dieci porte. La vigilanza è il solo bastione che difende la Comunità. Vincere è solo un obbligo. Le forze si tendono solo per avviare un nuovo vortice. Il potere è solo una prova La sfida è solo una vanità. La Comunità corre come l’onda del mare. L’Insegnamento dell’immutabilità è come il rombo di un terremoto. Prima che sorga il Sole avanziamo, con vigilanza continua.

184 — Spesso i membri della comunità vogliono sapere donde provenga l’angoscia che provano talvolta. Ma senza quegli spasimi non si procede. Superato un precipizio, le gambe tremano, e molti invisibili abissi si passano, durante l’espandersi della coscienza. I nodi della sua crescita sono come salti, e spasimi psichici contraggono i centri nervosi. Ma non sono da temere: un breve riposo basterà a calmarli. È più difficile seguire la crescita della coscienza che quella di un capello. La coscienza conquista e svelle. I ponti passati e incendiati non rivelano i segnali successivi, ma lasciano aperta una sola possibilità d’assalto. Non limitatevi solo a lottare avanzando, ma distruggete anche i residui lasciati indietro. Proprio ora vi accorgete che la maggioranza degli uomini avrebbe potuto progredire, ma è rimasta aggrappata a cose inutili, vecchie di secoli. Custodite i Miei due segni: Servizio e Comunità. L’uno rompe con ciò che è vecchio, l’altra è evoluzione.

L’aspirazione può essere scoperta: non chiudete la porta!

Se scrivete, badate che ogni libro sia complementare agli altri, eppure indipendente. Così pure, nell’azione, badate che ogni membro, singolarmente, esprima il gruppo intero.

185 — È tutt’altro che facile valutare una manifestazione di lavoro. Noi sappiamo che la risposta sta nella qualità, e non nel volume o nella quantità, ma sovente i novizi non percepiscono la qualità e ai loro occhi il volume esteriore oblitera la sostanza. Per leggerezza mentale si occupano solo di bolle di sapone, e poi scambiano l’iridescenza della decomposizione per la luce dell’illuminazione. Persino menti alquanto esperte si limitano a calcoli meccanici invece di affrontare la sostanza. Come dir loro che solo dalla qualità avranno luce e affermazione? Bisogna saper distinguere le opere grandi dai cadaveri.

186 — Ogni comunità ha bisogno di difese. Noi non siamo conquistatori per violenza, eppure teniamo un elenco dei nemici, e non Ci sbagliamo nel contarli. Raggi, gas, vedette aeree sono le migliori difese esterne, ma le risorse più efficaci sono i prodotti dell’energia psichica. Non vogliamo affatto comportarci come un gregge di pecore inermi! La vera conoscenza è sempre pronta a replicare! Senza desiderio di spaventare nessuno, dobbiamo però avvertire: “Badate a voi, o ignoranti!”. È ora di sussurrare a tutti coloro che si sono uniti in comunità: “Siate consci dei vostri comandi psichici”. Ci sono e saranno casi in cui dovrete assumere consapevolmente la responsabilità di un ordine decisivo, ma aguzzate bene allora la vista, per vedere chiara la circonferenza del bersaglio. Da un ordine mal diretto potrebbero nascere pessime conseguenze. Sul sentiero ci si può imbattere nelle manifestazioni più inattese, e chi può controllare le conseguenze di una freccia mal diretta? Molto tempo fa dissi al nemico: “Riceverò sullo scudo tutte le tue frecce, ma te ne scoccherò una sola”. In queste parole sta tutto il Nostro Consiglio.

Ogni membro della comunità deve conoscere la tecnica della battaglia, ed è specialmente importante saper distinguere i membri falsi, per ricacciarli oltre il muro. Né la lunghezza della barba, né il numero delle catene, né alcun segno casuale sono testimoni validi. Solo la piena coscienza, limpida nella sua vigilanza quotidiana, sincera nel sonno, mostra il sembiante del desiderio autentico. Spesso il sonno è anche più sincero dello stato di veglia. La sincerità ha il diritto di essere armata. E il comando, quando è inalterabile, crea e colpisce.

187 — Come sentirsi completamente protetti? Solo stabilendo un legame strettissimo con il Maestro. Solo la cooperazione attiva e il rispetto conferiscono la capacità migliore di attraversare le sfere del pericolo. Quel legame è una vivente penetrazione nel futuro.

Vi sono antenati terrestri e antenati cosmici: talora coincidono, ma per lo più sono separati, per imperfezione. Esiste dunque una catena di avi terrestri e un arcobaleno di antenati cosmici. Non è difficile capire quale delle due ascendenze sia evolutiva.

Invero, ogni Maestro ha la sua Guida, e il pensiero, valutando, sale fino ai mondi lontani. La venerazione per il Maestro e l’anelito costruttivo verso quei mondi sono come un arcobaleno unificato dall’essenza della luce.

Come è grande il concetto di Maestro! Tracciatene la linea da orizzonte a orizzonte, dall’arrivo alla partenza. Pensate come vi è stato rivelato l’Insegnamento di luce, e ricordate l’argenteo filo del legame, leggero come l’ala dell’aquila; e l’aquila guarda avanti. Che altro esiste di meglio, se la vostra coscienza si è aperta? La costruzione della comunità aiuta a raccogliere i pensieri. Giustamente nel paragone si è parlato di aquile, e non di somari.

La Mano del Maestro invita alla soglia della comunità. E dai monti Noi vediamo dove vola la ruota della necessità.

188 — Qualcuno, entrato nella comunità spinto dalla disperazione, si è detto vittima della malasorte. Sotto il peso di un fallimento completo ha offerto la propria sventura, e la paga dell’insuccesso è stata l’infelicità. Ma in verità chi viene con un fallimento si considera come il massimo offerente: ha sacrificato, ha rinunciato, ha deciso e ora presenta il conto e attende.

Noi preferiamo chi sacrifica il successo. Chi ha molto rinunciato, certo non si aspetta di essere pagato. Disponete dunque la comunità secondo i capisaldi dei sacrifici.

189 — Il pescatore torna contento con la sua preda preziosa. L’umanità non fu fatta per le sventure. L’uomo è appunto quel pescatore allegro, dalla rete piena di pesci d’ogni genere. Si tratta, è vero, di un’altra pesca, ma la gioia è la stessa ed è inalienabile: il pensiero del futuro. I pesci, gli uccelli e gli altri animali non sanno del futuro. Ma l’uomo sa con certezza che esso è inevitabile. Questo appello dello spazio vibra di una gioia immensa. Chi paventa il futuro è ancora nella condizione animale, e la festa del mondo non lo riguarda. Stimolare ed esaltare il pensiero del futuro significa assumervi un ruolo tanto grande quanto è ampia la coscienza. Chi non si aspetta aiuto dall’esterno sa quanto vale il suo martello. Chi conosce la via del futuro porta senza timore ciò che ha preso nella rete, ma molti non la vedono neppure. Foglie morte strappate dal vento, essi sollevano la polvere di mercati lontani. Una nuvola di polvere nasconde le porte della comunità: e i pensieri polverosi sciupano ogni cosa. Quando il cielo è scuro e minaccioso rivolgete la coscienza al futuro. Per Noi, il futuro è un tappeto volante. Insegnate ai fanciulli a volare in alto. Sostituite l’arca della leggenda con una nave spaziale.

190 — Come giudicare un novizio? Certo non dalle parole. Meglio affidarsi al vecchio metodo orientale: dagli occhi, dal portamento e dalla voce. Gli occhi non possono ingannare, e se il portamento e la voce, con abilità speciale, possono nascondere la verità, la combinazione dei tre è infallibile.

Possono davvero gli uomini credere ingenuamente di poter nascondere il falso semplicemente con parole impudenti? Le parole non valgono un cenno del capo. È il volo che denota l’uccello. I rapaci si distinguono da lontano. Il grido dell’aquila non è certo simile al canto dell’usignolo.

Che fare dunque, dal momento che alcuni sostengono che tutti gli Indù si somigliano, e che è impossibile distinguere un cinese, un mongolo, un arabo dall’altro? Come fidarsi che sappiano cogliere la differenza di sguardo e di portamento? Per loro tutti gli uomini camminano su due gambe e hanno due occhi per vedere. L’incapacità di analisi può adontare la guida più paziente. Molti non saprebbero arguire il mestiere di un uomo neppure dalle peculiarità della sua casa. L’incapacità di osservare è enorme. Alcuni non sanno vedere neanche gli oggetti che minacciano le loro teste. Non saprebbero elencare dieci cose a loro vicine, né i dettagli più semplici dell’ambiente. Per loro tutto è zero, vuoto e nulla. Non è neppure indifferenza, è la stupidità dell’ignoranza. Alla larga da simili bipedi!

La capacità di osservare dovrebbe essere coltivata fino dalla più tenera infanzia. La coscienza è viva fin dalla prima ora, ma non in coloro per cui tutti gli Indù sono gemelli.

L’osservazione, o meglio l’acutezza della visione, è il principio della vista aquilina, di cui già sapete. Sentirne parlare significa già per alcuni prevedere, cioè scorgere il sentiero del mondo verso la comunità.

191 — Analisi, diagnosi, controllo, cooperazione, prognosi, sono temi favoriti in occidente. Anche Noi li usiamo, ma in modo molto diverso, poiché in occidente sono solo argomenti di conversazione e, tutt’al più, norme che nessuno osserva; nella Nostra Comunità non se ne parla, ma li si applica in ogni ora della vita. Sono forse concetti applicabili nelle città? Poco fa dicevamo quanto difetti la capacità di osservare, senza la quale è impossibile la diagnosi: e quanto sia scarsa la pazienza, il che rende impossibile l’analisi. Senza coraggiosa perseveranza, d’altronde, non si può parlare di controllo. La falsità e l’ipocrisia escludono la cooperazione. La paura annebbia qualsiasi prognosi. Non resta che imbandire tavole quanto più lunghe possibile e ripetere in coro parole mal comprese.

Lasciamo alla corruzione della città questo privilegio da scimmie; non per nulla certi loro abitanti si innestano ghiandole di quegli animali: ciascuno ha quel che si merita. Nessuno ha mai indicato loro un rimedio più appropriato per ristorare le forze, cioè un bagno prolungato, con passaggio di corrente alternata e una determinata composizione di acqua minerale, accompagnato da una precisa opera di suggestione. Metodi razionali saranno rivelati quando la comunità avrà un carattere cosciente, senza nulla prendere a prestito dalle scimmie.

Quando la bandiera della comunità si dispiega perché se ne comprende la necessità, la vita quotidiana prende le ali, ma fin tanto che la si pensa come un esperimento, essa non esce dalla fiala dell’alchimista. Solo la ferma comprensione della sua necessità storica l’introdurrà nella vita.

Pensate, meditate seriamente alla comunità come immutabile. Dall’austerità irradia la gioia migliore.

192 — Lo sviluppo dell’osservazione renderà sensibili alle condizioni ambientali. Tutti capiscono che se le pareti di una camera fossero ricoperte di una sostanza arseniosa, o di un preparato a base di zolfo, o di resine, o di mercurio, o di musco, influirebbero sulle condizioni dell’organismo, sono esempi grossolani. Ma provate a domandare ai biochimici e ai tecnologi quale influsso esercitino sulla struttura fisica e psichica i vari materiali da costruzione. Che differenza esiste fra una casa in mattoni e una di basalto, o di granito, o di marmo, tra una in ferro e una in legno, tra una di quercia e una di larice? A quale organismo meglio si addice un letto in ferro, e a quale uno di legno? A chi è appropriato un tappeto di lana, e a chi un pavimento di legno? La tecnologia non ne sa oggi più che all’età della pietra. Eppure chi non capisce che il legno e i minerali hanno un loro significato medico? In altri termini oggi l’analisi delle essenze è ad un punto morto per difetto di osservazione. Le indagini seguono schemi consueti, e per i ricercatori troppo zelanti è sempre pronto un rogo in qualche luogo. Siate certi che la mentalità dell’inquisizione non è molto lontana; cambiano solo i modi e i mezzi per sradicare le ricerche nuove.

193 — Il Maestro Milarepa conversava sovente con gli animali. Presso il suo rifugio nidificavano le api, le formiche erigevano le loro città, volavano i pappagalli, e una scimmia soleva sedere, imitandolo. Egli diceva alle formiche: “Contadini e costruttori, nessuno vi conosce, eppure voi elevate grandi comunità”. Diceva alle api: “Voi raccogliete il miele della conoscenza e delle forme migliori; che nessuno interrompa il vostro dolce lavoro”. E al pappagallo: “Dal tuo gracchiare mi accorgo che ti prepari a diventare un giudice o un predicatore”. E ammoniva la scimmia maliziosa: “Hai rubato il miele altrui e distrutto il formicaio. Forse hai deciso di diventare un usurpatore”.

Questi infatti si appropria della fatica altrui e non si perita di calpestarne le costruzioni. Molti secoli sono trascorsi dai tempi di Milarepa, ma gli usurpatori, dalla psicologia scimmiesca, continuano come prima. Alla base di tale stato vegetativo sta un’irresponsabilità spaventosa, che a sua volta si regge sull’ignoranza e sulla paura del futuro. Castighi e divieti non servono per correggere l’ignoranza.

Usurpatori grandi e piccoli, dovete apprendere il potere curativo del miele e del sudore delle formiche. È un’idea molto vecchia, eppure la coscienza umana ha cerniere così rugginose che decine di secoli non bastano a smuoverle.

A cena finita parlate di prognosi, ma una farfalla che voli attorno alla lampada non attira la vostra attenzione più delle stelle che brillano alla finestra.

Distruggete lo spregevole dovunque si nasconda. Smascherate l’ignoranza sotto qualsiasi parvenza. Il mondo si divide secondo la qualità della coscienza, e il grado di ignoranza è l’unità di misura. In verità voi sapete che non la si cura sfogliando dei libri, ma con la sintesi del contenuto.

194 — Visitando i vostri paesi, ho notato che l’idea di “controllo” vi è molto temuta. Al contrario, essa è ben gradita a Noi. La mano che conosce il proprio lavoro non teme di spartirlo con un amico. Certo occorrono esperienza e buona volontà, e si può arguire facilmente ogni azione nascosta. Già ora è possibile vedere attraverso i muri e registrare ogni sorta di suoni e di pensieri. Per nascondere occorre un insolito coraggio di coscienza, impossibile senza una lunga preparazione. L’equilibrio delle condizioni si raggiunge solo migliorando la qualità del lavoro; allora ciascuno controllerà sé stesso, e chiunque potrà chiedere un collaudatore esterno che mostri personalmente come far meglio. Questi infatti deve saper lavorare con perfezione maggiore. Pertanto abbiamo deciso che per Noi ogni critica deve essere basata su una conoscenza migliore. Questa esperienza crea una convinzione che si diffonde lontana.

Sapete anche voi cos’è una missione. L’autenticità è fonte di potenza, e non ha nulla da temere. Essa ci assicura sulla tempestività delle decisioni e sull’ampiezza dei mezzi.

Meschino è quel capo che esegue il suo piano solo per un giorno o una notte. Non si può avanzare con fiducia se si pensa che la guida è mediocre. La sicurezza può essere verificata, poiché la Comunità non teme i controlli. La soluzione necessaria non giunge se vi lasciate sprofondare nelle tenebre, ma se attendete sorridendo, incuranti delle apparenze.

La conoscenza pone termine alla paura.

195 — Scrivete dell’infezione psichica. È un vecchio concetto, finora mai messo in pratica. Gli uomini temono come sempre fino all’eccesso le infezioni fisiche, senza pensare al canale principale di tutti i contagi. Possibile che si continui a uccidere, maledire e litigare senza che ne risultino stratificazioni nello spazio? Tutto precipita, solidamente e pesantemente, formando sul teatro di un evento come una nube di gas tossici. È pensabile forse che radiazioni velenose dell’energia maligna vadano disperse? Si condensano, invece, e influiscono sul prana. Non fissate mai la dimora dove si è sparso del sangue.

A opere nuove luoghi nuovi.

196 — Le manifestazioni si devono accettare con realismo. Ciò è d’obbligo soprattutto per i materialisti. Essi invece più degli altri le tingono sovente del loro stesso colore, e così intralciano l’evoluzione. Come costruttori realisti esperti, Noi vediamo il male dell’intolleranza che nasce dalla crassa ignoranza. Dov’è la realtà, se si costringe il pensiero? Invece di mille formule se ne conoscono cinque sole! L’affermazione viene distorta dalle convenzioni stereotipe foggiate in precedenza. Il sorriso della conoscenza spazza via le ostruzioni deliberate. Il costruttore non può permettersi dubbi sul terreno di fondazione: sarebbe criminale, dal momento che l’aspetto materiale consente possibilità legittime a non finire.

Il feticismo è per sua stessa natura limitato. Ma proprio la materia finisce per trionfare, una volta che si sia compresa la libertà. I realisti devono essere liberi, altrimenti la loro luce si estingue nel buio del feticismo. Lo spirito-materia, se inteso quale fulgida corona dell’umanità, crea il gioiello della vita.

Affrettatevi a gettar via ciò che è logoro!

197 — Domanderanno: “Come vi comportate con le comunità già stabilite?”. Consideriamo le più recenti. Che possiamo dirne dopo un anno? Nessuno si è ritirato, eppure i risultati sono scarsi. La cooperazione a salti e a spinte impedisce che si comprenda la commensura. Un granello di polvere desta più attenzione che una rupe. Il conflitto per le precedenze è intenso, quindi occorre che il presidente sia temporaneo. La questione dell’ammissione di nuovi membri è ancora peggio. Non si trovano parole di Insegnamento, e non c’è difesa contro la calunnia. Certo bisogna aprire a chi bussa, ma la spada dello spirito deve essere sempre affilata. Si potrebbero rimpiangere i compagni perduti. È necessario lavorare più compatti, altrimenti si rimandano le scadenze. Sarei lieto di chiamarvi più vicino: dateMene l’occasione. La Mia Mano è con voi in ogni azione coraggiosa.

198 — In tempi recenti, seguendo il piano del Mio Amico, abbiamo sovente visitato città occidentali. Vi incontrammo sporadici individui che sospettavano qualcosa di Noi. Ci furono rivolte le domande più insistenti sui metodi della psicomeccanica, e richieste di precisissime formule biochimiche. Ma con l’orgoglio peculiare all’Occidente, quegli uomini non si davano pena della loro coscienza, né di verificare se almeno possedessero le qualità fisiche corrispondenti. Fu penoso vedere che la loro insistenza non si accompagnava all’aspirazione al bene della società. Come l’uomo delle caverne, armato di clava, raccoglieva le conchiglie colorate per sua proprietà esclusiva, così quei cittadini, abitanti in palazzi di pietra, cercavano di far proprie qualità loro estranee. Ma mentre quegli si adornava delle sue conchiglie, questi saccenti degradavano la conoscenza al rango di conversazione da salotto: indegno spettacolo di leggerezza mentale. ConformandoCi al piano del Mio Amico, con pazienza dedicammo tempo persino a corrispondere per lettera. Ma non si poté indurre nessuno ad un lavoro costruttivo.

Meno fra tutti cura la propria coscienza chi la ripone nella borsa assieme ai soldi. Ma come dimenticarsene, quando si entra in contatto con le energie più sottili? In verità Noi non ignoriamo i metodi della scienza occidentale, ma prendiamo per base l’energia psichica.

Dopo aver accertato che essa è indispensabile sia per l’operatore che per il procedimento sperimentale, Noi badiamo soprattutto a creare le condizioni favorevoli per il suo accumulo.

Chi vuole arare deve avere un aratro. Chi vuole vincere deve saper usare bene le proprie armi. Gli occidentali hanno adombrata la loro coscienza con i pensieri più pesanti, e la gioia della conoscenza è ormai ritenuta quasi come indecente, ma questa dovrà essere la prerogativa del Nuovo Mondo.

199 — Si potrebbe domandare: “Come mai gli antichi libri e le antiche strutture hanno posto nella Vostra Comunità? Quelle anticaglie non finiranno per condizionare la lotta per il futuro?”. Le ragioni sono due: in primo luogo, la coscienza proiettata avanti non guarda indietro; in secondo, le strutture furono create e gli oggetti raccolti solo per avanzare nell’avvenire. L’esistenza della Comunità è compenetrata dalle stratificazioni della lotta per il futuro. L’intera attrazione degli oggetti è sommersa dalla corrente dell’aspirazione. Le colonne di basalto non stanno a evocare eventi passati, ma con la loro stabilità dimostrano di essere adatte al futuro. I libri antichi non riportano indietro il pensiero: al contrario, testimoniano proprio il futuro. Trasferendo la totalità della coscienza nel futuro si afferma l’esistenza della Comunità. Non Mi stancherò di ripetere che la comunità deve essere accettata in coscienza: le assicurazioni esteriori non Ci convincono. Indispensabile è quella qualità di coscienza che nel sonno e nella veglia parla nello stesso modo; qualunque altra soluzione e inammissibile, neppure per scherzo.

Il futuro dell’umanità, il futuro del Cosmo, che c’è di più sacro? Ma questa esultanza sacra non è chiusa in una cornice d’oro, è nella punta acuta della freccia, nella punta del rombo per cui la completezza del quadrato si lancia nell’avvenire.

Fra gli aeroliti un solo metallo ha la proprietà di condensare l’energia elettrica. Chi lo possiede può ricevere grandi getti di scintille e anche una fiamma. Questa fiamma satura deve accendere la coscienza, che ne resta rafforzata e diviene sempre più luminosa. Non servono i fuochi artificiali per questo. Meglio essere pochi che falsi nel nome del futuro umano.

200 — Comunità, cooperazione: ecco l’unico mezzo razionale per vivere insieme. Senza comunità, la soluzione del problema della vita è la solitudine. Tutte le manifestazioni intermedie sono compromessi destinati a sparire. Si parla di potere teocratico ereditario, un’assurdità vera e propria. I termini Theos ed eredità sono incompatibili. E chi definisce il grado di Theos? Solo la cooperazione cosciente e comunitaria asseconda l’evoluzione del processo biologico.

Chi si vota alla vera comunità agisce secondo le leggi basilari della Esistenza.

La comunità cosciente esclude due nemiche della società: la disuguaglianza e la successione ereditaria. La prima conduce alla tirannia. La seconda è un compromesso e sgretola le basi. Occorre invece costruire con chiarezza, disprezzare ciò che è convenzionale e aver fede nei fanciulli quali simboli del progresso umano. Solo dall’interno della comunità possiamo pensare al futuro. Indirizziamo la coscienza a migliorare tutta la vita, e la competizione sarà sostituita dalla conquista delle occasioni favorevoli. Pensate in tal modo alla comunità. Perfezionate la coscienza.

201 — Si incontrano ore difficili anche quando la coscienza già diventa profonda. Può sembrare che il legame con il Maestro non esista, e che il Maestro stesso non esista, ma chi sa, dice: “Maya, passa via! Io conosco il legame che mi unisce al Maestro”. Possono apparire molte cose in forma di idee personali estranee all’Insegnamento, ma chi sa, dice: “Maya, passa via! Io so le basi dell’Insegnamento”. Può sembrare di essere senza aiuti proprio quando si è costretti a portare un grave peso, ma chi sa, dice: “Maya, passa via! Io so che i miei veri collaboratori sono presenti in tutto il mondo!”.

Maya di ogni tempo sa quando sfiorare il cervello: dalle profondità di esperienze antiche evoca un tenue filo di esitazioni, copre la realtà con l’evidenza e cancella le tracce del conseguimento. Maya dai mille colori, è tempo di conoscerti, e comandarti con autorità: “Passa via!”.

202 — Spesso si accusa la comunità di usare violenza alla libertà dell’individuo. Ciò può essere vero di ogni stadio di compromesso, ma non della comunità. Quando questa è cosciente, ogni lavoro vi ha un suo ruolo. Chiunque vi può scegliere liberamente il proprio compito, poiché ogni lavoro è perfezionato da nuove conquiste. Il tedio dell’esecuzione meccanica non vi esiste, poiché l’operaio è nello stesso tempo uno sperimentatore. Egli comprende quanto sia importante migliorare il lavoro senza turbare il ritmo del complesso generale.

Prendiamo ad esempio la Nostra Comunità. Il chimico V., Amico Nostro, vuole occuparsi di una analisi di raggi, nessuno glielo impedisce. L’Amico K. vuole perfezionare la radio mediante l’uso di nuove onde luminose: nessun ostacolo. Sorella P. si dedica ai problemi sociali di un paese limitrofo: nessuno interferisce. Sorella U. si interessa di agricoltura e introduce sistemi nuovi, non trova opposizioni. Sorella O. studia le piante medicinali e i problemi dell’educazione: nessuno l’infastidisce. Il Fratello H. ha congegnato un ottimo telaio, e inoltre si dedica a riorganizzare le comunità. Il Fratello M. svolge ricerche storiche. Il nostro calzolaio scrive notevoli trattati di filosofia. Ciascuno trova spontaneamente il lavoro che gli aggrada e può cambiarlo, se lo vuole. Sono dunque necessarie sia la voglia di lavorare che quella aperta coscienza per cui ogni attività diviene attraente, poiché si lavora per il futuro, e ciascuno vi colloca la sua pietra migliore. Qui e ora, al cospetto delle montagne, Noi parliamo per il futuro. E voi passerete queste parole a chi abita nelle valli, che di nuovo ricordi la possibilità che la Comunità esista.

203 — Viaggiatori degni di fede hanno riferito che le guide si sono rifiutate di condurli in certe direzioni: si sarebbero lasciate uccidere piuttosto che proseguire. È vero: erano state trattate psichicamente da Noi. Ma se ciononostante un viaggiatore incauto volesse proseguire, una frana rovinerebbe dai monti a sbarrargli il cammino. Se poi sormontasse anche quell’ostacolo, una valanga di sassi lo porterebbe via, poiché chi non è invitato non giunge a destinazione.

204 — La segretezza è indice di scarsa conoscenza. Si incolpa talora la Nostra Comunità di stare appartata e di aver poca voglia di dare aiuto. Ma tu Ci conosci, Ci hai visto in vari luoghi e hai incontrato i Nostri agenti. Gli invii materiali non sono stati pochi. Tu sai che le Nostre lettere sono veloci, e i Nostri messaggeri solleciti. Dillo ai giovani.

Se è difficile discernere il legame materiale, è perché la coscienza è discorde. Se non Ci affrettiamo a certe manifestazioni, vuol dire che non vogliamo nuocere con atti prematuri. Noi non sciupiamo un solo colpo dove manca la volontà, né usiamo parole di cui non sia chiaro il senso. Ci asteniamo sempre da sperperare in modo insulso l’energia, poiché sappiamo per esperienza che ogni sua freccia è preziosa. Abbiate per certo che oltre i limiti della materia ponderabile, l’uomo è sommerso nelle azioni e reazioni delle energie più sottili, e l’uso anche di un solo grano di quei tesori deve essere razionale. Per secoli abbiamo raccolto libri, ed è appena logico che li difendiamo dal fuoco. Su certi simboli appaiono due spirali: come è possibile salire lungo una di esse, altrettanto possibile è discendere sull’altra. Chi non esita a dire: “Oramai sono arrivato”, lo ricordi. Ma chi ritiene che la Nostra Comunità sia inattiva, è semplicemente male informato.

205 — Non sappiamo che fare di quei Nicodemi bene intenzionati che vengono di notte, e tacciono di giorno nel Sinedrio. Ciascuno deve custodire il segreto che gli è affidato, ma anche avere sempre pronta una parola per difenderCi. Le parole decise lasciano l’avversario senza fiato. Ditegli che è comico chi discute di ciò che non conosce. Se parla contro i tesori nascosti, ditegli che anche il mare è pieno di bottiglie tappate. Se parla contro la Comunità, dite che chi venera il Cristo, o il Buddha o Mosè non osa levare la voce contro la Comunità del Bene. La calunnia è cosa pessima, poiché è un misto di menzogna, tradimento e ignoranza. Dite: “Dal momento che esiste il Maestro perché non seguirne i consigli? Voi non lo fate perché non sapete riceverli. Affrettatevi a prendere coscienza dei Mahatma, non nella storia, ma nella vita, e nel frattempo tenetevi la vostra ignoranza”.

206 — In verità, la battaglia è contro l’evidenza. Il reale non è ciò che è ovvio. L’evidenza presentata dai segni esteriori non raffigura la realtà. I vecchi insegnamenti positivisti sostituivano l’autentico con l’evidente, e avevano una sola attenuante: non esistevano allora né microscopi né telescopi per le cose basse e le alte. Ma la mente indagatrice non si arresta all’evidenza convenzionale; vuole la realtà nella cornice delle leggi cosmiche. Sa che le perle sono invisibili sul fondo del mare, e che gli strati dell’aria possono celare alla vista un volo di aquile.

Abbiamo detto, non molto tempo fa, che la realtà va difesa. Ricordate che si leveranno a combatterla non gli illetterati, ma proprio i meschini letterati, che difenderanno violentemente la loro evidenza dalla vista corta. Essi pensano che il mondo vero è quello circoscritto dal loro orizzonte, e che tutto ciò che resta loro invisibile è un’invenzione perniciosa. Qual è la radice di questa grettezza? È un aspetto alterato del concetto di proprietà personale: questo è il mio porcile, e quindi tutto il resto non è necessario ed è pericoloso. Così pare a me e quindi null’altro esiste. La nota favola dell’elefante e dei sette ciechi è un esempio sufficiente.

In verità, come Noi diciamo, la Comunità si batte per la realtà. Avete anche altri alleati: coloro che lottano per il vero, per i quali l’evidenza non è che un vetro sporco. Se l’evidenza chimica e biologica è complessa, ancor più quella dei piani strutturali della vita e delle azioni. Senza sviluppo della coscienza saremmo prigionieri di un miraggio perpetuo; come in catalessi, chiusi in un gelido terrore.

Passa via, Maya! Noi vogliamo la realtà, e l’avremo!

207 — Non è il caso di discutere di cosmogonia finché la coscienza non sia bene attestata. Adeguate l’istruzione scolastica al fine che si propone. Date a chi è veloce l’occasione di avanzare rapidamente. Se una nave deve ridurre la velatura per adeguarsi al resto del convoglio, non è come soffocarne le possibilità? Sapete come si è creata l’armonia del suo assetto di navigazione? E non è stata forse costruita per superare i pericoli più gravi? Perché usarla per trasportare verdure congelate? Salvaguardate sempre le possibilità di progresso responsabile: che fin dal primo anno di scuola la lentezza non ostacoli chi ha il piede veloce. Che il maestro distingua con acume quelli che camminano svelti. Non che si debba lodarli, ma si spiani loro la via. Si creino corsi intermedi: li saliranno di corsa. Ma non allontanate da loro le difficoltà: per certe coscienze, ogni mossa verso la meta è già occasione di luce e di gioia.

Si esiga poi che l’insegnamento accerti presto la direzione del pensiero dei singoli allievi, poiché un corredo inadatto è di grave impaccio e può rovinare i migliori. Un programma rigido è come un cadavere, intollerabile al sole della conoscenza. Bisogna al più presto dare stabilità alla scuola indagando nella coscienza dell’insegnante. Create per lui condizioni migliori, se volete affidargli la responsabilità della coscienza dei membri della comunità. Sarebbe imperdonabile se le scuole future, come già quelle che hanno mutilato le ultime generazioni, sapessero ancora di stalla. Fanatismo e divieti devono lasciare il campo alle possibilità.

Introducete il lavoro manuale, consentite libertà di scelta, insistete sulla qualità: ma ogni insegnante, a tal fine, dovrà sapere ciò che questa significa.

208 — È auspicabile che molti giovani siano chiamati a collaborare. Il Maestro preferirebbe vedere i segni di una intensa ricerca piuttosto che dare ascolto a chiacchiere superficiali. Su chi ha paura sta sospesa una tenebra: un pericolo reale è meno visibile per lui che un capello nuovo in testa al vicino. Come si può pensare alla comunità se si perde tempo in vani discorsi? Ma la difficoltà diminuisce quando si sa che si possono tenere le soldataglie della calunnia oltre le mura delle nuove città.

Che i calunniatori ripassino gli elenchi di ciò che hanno colpito. Non sono le liste delle scoperte evolutive dell’uomo? Le false accuse non hanno effetto sull’evoluzione, ma consumano un comburente vitale, e poiché indegne della meta devono essere distrutte. Le parole assurde e sprezzanti non sono in genere accompagnate da pensieri chiari e netti, ma la calunnia, per sua natura, è della genia di ciò che vive nella tenebra, e il pensiero la porta silenziosa come il volo del gufo.

Qualcuno domanda: “Perché, darsi tanta pena delle calunnie?”. Costui non sa cosa significhi economizzare l’energia.

Non è il caso di rattristarsi se la strada è coperta di sterco, ma guai a chi ve lo spande!

209 — Avete già sentito con quali domande accolgo un novizio. Dalle risposte è possibile farsi un’opinione delle sue qualità. Ciascuno di voi dovrà insegnare a quelli che si presentano. Se interrogano, rispondete con un’altra domanda. Sapete che la qualità di una domanda serve ad orientare la seguente. Non si può tollerare che l’inesattezza si insinui nell’essenza della domanda. Essa sovente si allarga come una macchia d’olio su un panno, e rimane indelebile. Verrà il giorno che insisterete perché il vostro interlocutore ponga le sue domande. Ma la prima deve essere vostra. E innanzi tutto domandategli cosa l’ha condotto fino a voi, quando si accorse la prima volta della nullità della vita contemporanea, e come sorse nella sua coscienza la prima idea del Maestro. Fatevi dire cosa intende per conseguimento. Conosce la distinzione fra realtà ed evidenza? Sa realizzare la comunità in coscienza? Così procedendo bisogna poi scendere fino alle erbacce dei desideri e dei sogni. Non temete di parere severi; sono certo assai peggiori i cuscini morbidi e spiegazzati. La severità fa germinare le radici e se poi vi fosse un poco di intensità, apparirà il ponte.

Escludete ogni domanda sulla vita familiare precedente. Una sola di esse può ricacciare nella banalità, mentre è necessario preservare, ad ogni costo, alla realtà il suo carattere inconsueto.

La realtà prepara la via in un lampo.

210 — Non si può addebitare alla Nostra Comunità di essere dottrinaria. Al contrario, l’inesperto sarebbe colto dallo stupore per l’intensità del ritmo e l’apparente improvvisazione. La vita stessa la rende agile. Ne scaturiscono combinazioni sempre nuove, che richiedono ritorni subitanei o improvvise partenze.

Dalle Nostre vecchie lettere sapete come fu esatta la Nostra prognosi degli eventi sociali. Anche oggi trovate conferma dello stato di coscienza del Mondo. La sensibilità del Nostro congegno consente di leggere le onde dei pensieri incauti. È proprio come la redazione di un giornale.

È errato rappresentare la Nostra Comunità come seduta all’ombra a cantare le lodi di un Creatore invisibile. Ogni costruzione deve essere commensurata alle condizioni della fase evolutiva. Noi comprendiamo la tensione di ritmo richiesta dal presente.

Chi cerca di lavorare con ordine armonico può giungere sino a Noi. Può venire, se trova la via.

211 — La gratitudine è la cornice adatta della giustizia. La comunità deve conoscerla a fondo. Ogni azione degna del fine non si annulla, ma tramanda gratitudine, la cui essenza si aggiunge all’armonia più intima della coscienza.

La cooperazione non si stabilisce per effetto di un semplice esame formale. Solo con l’azione risoluta ci si accosta al cuore della Comunità. Insegnate che bisogna afferrare le occasioni. Se l’azione decisa conduce alla gratitudine, l’imprudenza e la negligenza creano un ostacolo duro a rimuoversi. Il discepolo che per inerzia non agisce viene lasciato a sé stesso. Non é una punizione, ma il mezzo pratico per mostrargli il suo errore. È purtroppo raro che egli riconosca la sua mancanza, e allora gli viene assegnato un piccolo esercizio indipendente: qualcosa procede a stento, qualcosa si spezza e non riesce. Non è il caso di pensare a misure di magia; semplicemente, l’attenzione della Comunità si ritrae per qualche tempo, e i trampoli dell’inesperienza oscillano al vento. La reazione del collettivo, che rappresenta la Comunità, sarà in ogni caso potente, e per chi abbia già tentato una volta il sentiero del Bene comune, sarà difficile procedere senza quella concentrazione.

L’umanità per sua natura è avida di ogni minima notizia sulla Comunità. Alcuni tentano di negarla, ma nessuno osa affermare che sia nociva. Noi invitiamo all’assoluto, proponiamo azioni incontestabili, vogliamo vedere volontà e indipendenza. Nessun dubbio deve potersi insinuare nella coscienza dei discepoli. Noi abbiamo accumulato grandi dosi di conoscenza e le usiamo non per il sé, ma per il Vero. E l’Io, immaturo, è stato sostituito dal “Noi” creativo.

Insegnate a scorgere nella Comunità una fonte ribollente di possibilità!

212 — Chi afferma la Comunità accelera l’evoluzione del pianeta. Ogni processo che immobilizza e pietrifica è un ritorno alle forme primitive.

Cercate nella storia del passato; vi scorgete chiaramente dei salti di progresso, che coincidono graficamente con il manifestarsi dell’idea di comunità cooperativa. Governi dispotici sono stati abbattuti, conquiste scientifiche raggiunte, scoperti nuovi metodi di lavoro, e ha sfolgorato un coraggio benefico quando si è issata la sua bandiera.

Se solo l’umanità avesse pensato più intensamente a cooperare, già da molto tempo avrebbe una comprensione generale del Bene Comune.

213 — Dite ai contemplatori ipocriti che se contemplare significa tendere l’energia, prepararsi per un balzo, dal “Leone” viene l’ordine di contemplare. Ma se al contrario è solo indolenza e indifferenza, è impossibile presentare quel passatempo vergognoso come un grande Precetto.

Molti sono gli ostacoli che bisogna rimuovere dal sentiero. Occorre esaminare tutto ciò che vi si è incastrato. Gli uomini si sono abituati ad accettare ceppi occasionali come capisaldi di riferimento, ma, quali membri degni di una società razionale, sono tutti responsabili di ogni stolta sopravvivenza. Non è giusto considerare sé stessi come vittime della generale mancanza di senno.

Né è corretto consolarsi al pensiero che la colpa è di altri. Sarebbe bene calcolare con prudenza i propri sentimenti, e, senza falsi sorrisi, convincersi che la riforma può cominciare oggi, vagliando la qualità di ogni propria azione, a partire dalle più banali. Avete dormito bene? Come avete parlato a chi vi è prossimo? Avete differito un dovere urgente? Avete stabilito scadenze fallaci? Avete trascurato di essere solleciti del Bene Comune? Rispondete senza ipocrisia.

214 — Chi esamina le proprie azioni trova più facile osservare il comportamento altrui. Sapete quanto Noi siamo avversi ai pregiudizi e alle sopravvivenze del passato. Pur tuttavia, in verità, consigliamo prudenza nei confronti dei costumi altrui. Molte volte alla loro base sta una conoscenza matura, e se come realisti dobbiamo spazzare via ogni sedimento, sarebbe però ingiusto frantumare il significato del sostegno razionale.

Se un architetto scopre una fondazione solida, ne fa uso per la nuova costruzione. Bisogna risparmiare energia in senso mondiale. Il lusso della distruzione è ben lontano ormai, nelle pagine della storia. Al mondo non occorrono elementi nuovi, ma nuove combinazioni. E oggi la via del conquistatore non è più illuminata dal bagliore rosso degli incendi, ma dalle scintille di energia riattirata. Le correnti delle possibilità si fondono inseparabilmente. Grande è il pericolo se si disturba la corrente dell’energia. Si è parlato di cautela non solo per risparmiare energia, ma anche a scanso di pericoli. È facile tagliare un condotto sotterraneo e privare di luce tutta la città. È facile distruggere una buona fondazione e spargere una confusione perniciosa di lunga durata. Dunque Noi raccomandiamo prudenza risoluta, e deploriamo lo sperpero della distruzione.

215 — Il raggio solare secca e distrugge, ma la sua luce ristora. Necessaria è la saturazione, non il colpo brusco. I costruttori devono saper saturare l’atmosfera, poiché questa, che ristora tutto ciò che esiste, garantisce il successo.

Così si deve costruire, in modo che tutto il passato si conformi al futuro.

Tutto ciò che è erroneo e fortuito viene distrutto, ma il filo della conoscenza deve scorrere intatto. Non è una concessione al passato, ma la corrente dell’eternità.

Se gli uomini imparassero a sentire l’onda di “santana” avrebbero coscienza del Cosmo.

Quando il viandante sosta su un’altura, non si sente forse come elevato nel corpo, come se unificasse i mondi? In verità, non la rinuncia alla Terra, ma la capacità di unificare fa dell’uomo un creatore.

Un insegnamento estraneo insiste sulla sottomissione, ma la comunità è talmente satura di possibilità che la Gerarchia Unica e Sola sarà la scala della conoscenza. Nessuno elegge il Gerarca, ma chi ascolta e sa Lo riconosce. Il Maestro sarà la guida naturale.

Il concetto di Maestro è pienamente legittimo in Asia. Per la regola del Buddha, ogni Maestro futuro è venerato in modo speciale. In questo rivelarsi di possibilità è tutta la garanzia del futuro.

La saturazione dell’atmosfera farà germinare la prossima soluzione del mondo.

216 — Attenti a coloro che non hanno tempo. L’essere affaccendati falsamente è soprattutto indizio di non saper usare il tesoro del tempo e dello spazio, e uomini consimili possono compiere solo forme di lavoro primitive. È impossibile attirarli a costruire. Abbiamo già detto di quelli che falsano le date, che rubano il tempo altrui; parliamo ora di quegli inutili e ottusi che insozzano la via della vita: sono indaffarati come vespe, sempre intrisi di amarezza contro il lavoro, tronfi come tacchini, spandono un gran fetore con il fumo, riducono il luogo di lavoro in uno stato di torpore. Adducono centinaia di pretesti per sigillare le crepe del lavoro corrotto. Non sanno trovare un’ora per la questione più urgente. Nella loro stoltezza sono lesti a farsi arroganti e negare le cose più essenziali per loro. Sono improduttivi come chi ruba il tempo altrui. Li si deve escludere dalle nuove strutture. Sono buoni soltanto per trasportare mattoni.

Noi conosciamo molti che trovano sempre tempo per ciò che è urgente: a loro non sembra mai di essere troppo occupati. Chiunque non si lagni del proprio lavoro sarà ricompensato con abbondanza. La virtù di lavorare contenti è indispensabile per espandere la coscienza: e che altro può sostituire la gioia di questa crescita?

Nelle scritture Indù il concetto di “gioco” è riferito talora a concetti cosmici. Il gioco della Grande Madre del Mondo: non è visibile alla coscienza illuminata? E il dramma di sangue: non si tramuta nella luce della materia splendente? Ma per questo gioco radiante bisogna aver tempo.

217 — Lo scetticismo è di due specie: benevolo, di colui che cerca una conferma; e codardo, come del possidente che si oppone alle innovazioni. Quest’ultimo è consueto negli ambienti di scarsa cultura. Non discutete con questi. Proponete loro di leggere e istruirsi. La prima specie di scettici Ci è gradita, poiché da loro provengono collaboratori efficienti, di solito più colti e ricchi di esperienza: sanno quindi comparare più facilmente elementi di campi diversi di conoscenza. Sono invero già pronti ad accettare la comunità, e i confronti servono loro per rimuovere una cataratta temporanea.

Quali realisti, Noi conosciamo la realtà, e Ci rallegriamo quando qualcuno ne cerca il sentiero. Essa toglie peso all’ignoranza. La neve sciolta dal sole della primavera non merita attenzione, e se ne nasce una palude si trasporta il campo più in alto.

218 — L’uomo che coscientemente dia vita ad un processo di individuazione è composto da un certo stato di materia, e da quell’istante inizia il conflitto contro la comunità. Quando, come suole dirsi, si risveglia la bestia che è nell’uomo, l’individualità, non alimentata dalla coscienza, diventa egoismo crudele, e muove guerra alla luce e alla cooperazione. Quell’egoismo non nobilita la personalità, ma segna un ritorno allo stato animale, perdendo finanche i valori di gruppo propri di questo. Un uomo siffatto è peggio di una bestia. Come formare una comunità con gente così bestiale, senza un linguaggio comune? I costruttori devono allora riesaminare le basi dell’individualità umana. Ogni struttura, ogni programma convenzionale sono da controllare, ma possono farlo solo uomini coraggiosi, che si scuotano dalle catene del convenzionale. Dunque è necessario difendere le vittorie della personalità umana.

Esistono uomini che hanno vinto la bestia, ma non cercateli con formule vecchie. Se l’ambiente vi costringesse a ripiegare su concezioni superate, meglio sarebbe bruciarlo, piuttosto che divenirne gli schiavi. Abbiamo conosciuto quei costruttori seduti in vecchie poltrone; abbiamo visto quei profeti dai grandi registri, e quei pedanti oratori dei banchetti ufficiali. Né muri antichi, né tesori bancari servono a rafforzare la coscienza della comunità. Se un membro sogna di somigliare al capitalista, anche solo in modo esteriore, vuol dire che le basi della sua comunità sono corrotte. Distruggete l’uomo-bestia. Uomini con la coda e centauri non servono all’evoluzione. È indispensabile che la comunità sia attivamente realizzata.

219 — Ogni costrizione è deprecabile. La schiavitù, il matrimonio imposto, il lavoro coatto, incitano alla rivolta e alla protesta. Ma pessima e orrenda fra le coercizioni è la comunità forzosa. Ogni violenza suscita una reazione, e la pessima fra tutte è destinata alla risposta più terribile.

Ma la comunità del mondo è comandata: ciò significa che chi non ne afferra il concetto deve essere convinto che è immutabile. Sono forse le parole, che convincono? Non la parola, ma il pensiero convince e rigenera la coscienza, e lo si può affilare solo con l’energia psichica. Lo sviluppo di questa energia offrirà uno sbocco ai costruttori della comunità. Se saranno ben convinti che essa è decretata, nessuno potrà impedire loro di lanciare poderosi pensieri per convincere gli oppositori.

Bisogna capire l’importanza dell’energia psichica nella evoluzione prossima, e studiarne scientificamente le manifestazioni. Non è il caso di darne prova con artifici spettacolari: bisogna accostarsi alla scoperta di questo tesoro umano solleciti e responsabili. Non c’è molto tempo per convertire molti oppositori alla collaborazione efficiente. Se rivolgeste loro moniti minacciosi, fareste cosa grossolana e indegna di veri membri della comunità.

Pensieri luminosi e travolgenti sono invece pienamente conformi all’Era Nuova della cooperazione.

Pensate che sia un’utopia? Venite da Noi a vedere all’opera il pensiero umano cosciente!

220 — Se parliamo della bellezza dell’evoluzione futura, siamo criticati come ottimisti illusi. Se indichiamo gli errori della vita contemporanea, siamo detti pessimisti e visionari. Ma invero non siamo nulla del genere, in quanto siamo realisti-attualisti.

Immaginate quanti si sforzano di giungere alla Nostra Comunità. Quante testimonianze, quanti atteggiamenti di approvazione; ma a base del giudizio sta solo la realtà. Comportatevi così quando fondate comunità nuove. Insistete che non si dia alcuna importanza ai legami familiari, che le amicizie e le avversioni precedenti siano vagliate con scrupolo; nessun testimone possa inficiare una risoluzione: esami, prove, responsabilità devono essere personali. Vi consiglio di iniziare la prova proponendo un riposo, non un lavoro. Chiunque sia contento di non lavorare non è un vostro collaboratore. Domandate al candidato se i servigi resi siano riconosciuti dall’umanità ingrata. Se se ne lamenta non è dei vostri. Domandategli se si ritiene responsabile del proprio passato, o se altri lo sono. Il vero collaboratore non accolla ad altri quella responsabilità. Notate se, lasciato solo, sposta gli oggetti che si trova intorno. Chi è compreso dell’importanza di ciò che lo circonda non turba un processo a lui ignoto. Chi sa qualcosa dell’essenza degli oggetti è premuroso nei confronti della loro disposizione. Osservate con acume particolare i taciturni. Molti attualmente sono pronti ad accogliere la comunità, e molti sono in grado di coltivare l’energia psichica in loro. Insegnate che per prima cosa devono apprendere a riconoscerne la presenza: si può coltivare e accrescere solo ciò di cui si è consapevoli.

Non agisce bene chi vuole provare la propria energia psichica ancora prima di sentirla. Non è da realisti.

221 — Quando diciamo di usare l’energia psichica come arma cosciente, può domandarsi: “Da dove cominciare?”. Si comincia col rendersi conto della sua presenza. A tal fine è necessario partire da uno dei massimi concetti. Talvolta impropriamente lo si è chiamato fede, ma è meglio indicarlo come fiducia. La fede corrisponde all’autoipnosi. La fiducia all’autoanalisi. La prima è per essenza indefinita. La seconda sancisce l’infallibilità, che è la Nostra via. Non è superstizioso riconoscere il potere dell’organismo umano: basta per questo riflettere ai processi del pensiero o dei riflessi nervosi, o sia pure alla digestione. È facile notare l’attività dei centri nervosi, eppure qualcosa esiste che unifica coscientemente, senza invadere il campo della ragione. A quest’organo si dà il nome di spirito, ma anche questo termine non è chiaro, poiché non contiene l’idea di lotta serrata.

Il grande “Aum” è energia psichica alimentata di prana. Lo si può considerare come un organo fisico, poiché è soggetto a mutamenti. La percezione di tale organo connettivo universale deve riempire di gioia ogni membro della comunità. Questa cooperazione consente di pensare in dimensioni generali. Quando ci si rende conto di ciò si inizia ad avvertire la possibilità di padroneggiare l’energia psichica.

L’atteggiamento positivo asseconda il desiderio di impiegare l’organo che si è scoperto, e una volta compresane la responsabilità, il desiderio porta a trovare il Maestro. Tutto sta nella qualità e nell’ampiezza della coscienza.

Ho detto: “È possibile”, e non ho mai proibito. Se cercherete il correlato più prossimo dell’energia psichica, troverete che è l’azione.

222 — Persino durante un pranzo si esita se le stoviglie hanno forma non familiare. Sarebbe dunque errore irreparabile inviare un pensiero senza tenere conto di chi lo riceve. Da lungo tempo si è detto che bisogna parlare un linguaggio intelligibile all’ascoltatore, ma in pratica lo si fa di rado.

Per convincere con l’impiego dell’energia psichica, bisogna ricorrere alla parlata di colui che si vuole persuadere. Molte volte avrete notato espressioni del Maestro conformi a quelle dei Suoi discepoli. Ne sono derivate supposizioni assurde di contraffazioni, poiché è parso strano a qualcuno che le espressioni caratteristiche del discepolo fossero presenti nella parlata del Maestro. Ma pochi hanno pensato che così l’assimilazione ne era facilitata. Bisogna inoltre capire che durante un lavoro in comune le modalità di espressione si generalizzano: il geroglifico della comprensione si approfondisce. Ma l’ignorante continua a parlare di contraffazioni e non si dà la pena di guardare sé stesso e ricordare le espressioni cui ricorre quando tratta con altri. Noi non facciamo che estendere lo stesso principio, e proponiamo di adottare il linguaggio dell’ascoltatore in tutte le sue caratteristiche. A Noi non importa se i benpensanti Ci accusano: miriamo solo a un buon risultato. Se dovete usare anche le espressioni più strane per salvare qualcuno da un pericolo, non indugiate. È la condizione indispensabile per perfezionare la trasmissione del pensiero.

Soprattutto verificate le vostre risorse e la capacità di adattarvi alle condizioni più diverse. La scioltezza nei metodi mentali darà ali al vostro pensiero. Iniziate con l’espressione più tipica dell’ascoltatore. Quella frase abituale facilmente fa presa sulla sua coscienza: ma per farlo bisogna osservare con simpatia ogni caratteristica. Bisogna avere mille occhi!

223 — In fatto di trasmissione del pensiero i metodi dell’Est e dell’Ovest differiscono. L’Occidente, per indurre suggestione, ricorre all’azione diretta e aggressiva: tocco, fissità di sguardo, pronuncia udibile di un comando; per essere così primitiva essa ricorda gli incantatori dell’India meridionale. Nel migliore dei casi quel comando ottiene obbedienza in una sola azione definita. L’Oriente cerca invece soprattutto il contatto interiore con la coscienza, il che consente di penetrarla con fermezza e durata maggiori. L’Occidentale vorrebbe perforare con lo sguardo, mentre l’Orientale, quando invia un pensiero, non guarda nessuno, poiché così smusserebbe l’acutezza del comando. I suoi occhi in effetti sono aperti, ma si costruisce un’immagine del corrispondente, in cui può coglierne l’essenza con perfezione maggiore. Non è la tensione che rafforza l’effetto, ma la fermezza immota della coscienza e la purezza totale del suono psichico. Le rocce si spaccano non solo sotto i colpi, ma anche al fragore di una detonazione. Si riesce facilmente nelle cose più difficili se la coscienza è adeguata e la quiete indisturbata. Ma purtroppo gli uomini considerano la quiete come oziosità. Azione, energia, luce!

224 — Quante volte si è ripetuto: imparate a trovare gioia nel lavoro eterno e nella vigilanza eterna. Nella Nostra Comunità si odono musica e canti: fanno parte del lavoro. Sotto l’influsso dei suoni gli uomini cadono di solito nel torpore psichico e divengono perfino incapaci di creare. Questo avviene perché hanno costume di intendere il riposo come ozio. Ci si deve abituare invece a usare l’Arte come un condensato di forze. Un capolavoro non solo può intensificare l’attività, ma anche accrescere le forze. Ma lo si deve accettare coscientemente, e sapere impiegare le sue emanazioni creatrici.

Come concepire una comunità senza cristalli di suoni e di colore? Non sarebbe che una tana di talpe! Chi ha in sé suono e colore porti nella comunità vasi ricolmi. Conoscenza e capacità saranno l’ambrosia della Comunità.

È impossibile saziarsi della prima; incalcolabili sono le ascese della seconda. Quest’infinità stimola al lavoro eterno. Se il discepolo è saturo, la guardia è per lui solo la gioia della vigilanza cosciente. L’essere freme in spirali di luce, e la luce risuona.

Invero l’azione creativa è diffusa in tutta l’opera, e scintille del grande “Aum” dirigono la corrente vitale. Questo potere creativo forma i nodi dell’evoluzione e ormeggia il filo della Madre del Mondo a un lavoro eternamente attivo.

Non è giusto deridere il Nostro linguaggio simbolico orientale. Quei simboli offrono la complessa descrizione delle proprietà della materia. Perché mai abolire segni concisi, intelligibili a centinaia di milioni di uomini, tanto più se sono anche belli? E voi, occidentali, avete il diritto di trarre da ciò che è prolisso solo il bello.

Colore e suono saranno l’ambrosia della Comunità. La conoscenza svelerà un’eternità di lavoro. Il grande Aum è circondato dall’azione.

225 — Lo studio dell’energia psichica è favorito dal fatto che le leggi fondamentali sono identiche alle fisiche. Come le condizioni fisiche esterne, così anche le psichiche sono soggette al processo analogico di formazione ed effetto. Prendiamo l’esempio più semplice: un uomo va nella direzione del vento o della corrente e risparmia molta energia. Quando entra nel giusto corso dell’evoluzione, l’uomo supera gli ostacoli con facilità prodigiosa. Si tratta semplicemente di accertare bene come opera l’evoluzione.

Procedere nel suo stesso senso non significa affatto essere trascinati nella scia della maggioranza. Tutta la storia dell’umanità mostra che fu sempre la minoranza a divinare l’evoluzione. E quei pochi hanno pur tratto da qualche fonte la forza di vincere gli ostacoli. “La trasformazione cosmica a contatto dell’energia psichica crea una corrente favorevole”. Così disse il Buddha. Egli indicò la distinzione tra evidenza e realtà: paragonò l’evidenza a un miraggio, e ciò è ancor oggi valido in qualsiasi discorso.

Come discernere la corrente reale dell’evoluzione se l’evidenza accecante scherma la realtà e il pregiudizio regna come stabile opinione? Quando mai gli uomini capiranno l’incantesimo dei pregiudizi? Ognuno di essi contiene un disegno malvagio sull’essenza umana. Questo non è un monito etico, ma pratico. Che sorta di comunità può concepire chi è affetto da pregiudizi? È assurdo parlargli di espandere in libertà la coscienza, poiché non sa cosa sia la libertà: ma senza essa non si trova quel canale in cui scorre il successo.

Meditate sulle leggi dell’energia psichica.

226 — Quando un uomo si trova in una comunità imperfetta, si getta impaurito all’opposizione, il che è mal fatto. Chi si accorge di una imperfezione deve dedicarsi al perfezionamento. Che le nuove comunità sorgano come nuove fonti nel deserto. Attorno a ciascuna di esse l’erba inverdirà, e i loro ruscelli finiranno per unirsi in una sola corrente. Il fallimento di una singola comunità serva da base su cui edificare nuove strutture comuni. Così si deve pensare alle nuove possibilità.

Noi siamo realisti e amministriamo liberamente lo spazio. Il grande Aum chiama all’azione!

Noi restiamo tenacemente consapevoli dei luoghi nuovi, e per noi il viaggio non è mai lungo. Saliamo in sommità marciando tra le spire del serpente. Abbiamo accumulata e conservata l’energia psichica, e nulla può dissuaderci.

L’invitato che trova chiusa una porta, prima di andarsene gira attorno alla casa ed esamina tutti gli ingressi. Imparate a scoprire le possibilità celate nelle imperfezioni!

227 — Una coscienza morta è come la capsula di un seme perduto. Il concetto della dissoluzione totale, cioè la morte, è uno dei prodotti dell’energia psichica. Figuratevi l’atrofia di una coscienza non nutrita dalla lotta persistente e che a poco a poco si disintegra nella corrente delle energie più sottili, in modo impercettibile e senza possibilità di recupero.

Si dice che bisogna alimentare la mente con i libri: è un’azione esteriore; se l’aspirazione manca, quel cibo della mente è solo formale e non dà frutto. La lotta tenace deve insorgere dall’interno, senza cause esterne. Gli ostacoli frapposti dalla vita non possono influire sulla qualità dell’aspirazione. Quell’impulso fondamentale che ha tratto il genere umano dalla cellula minerale non deve flettere proprio quando questa è ormai salita sui trampoli. Si prova allora sazietà per tutto ciò che fu, e prorompe l’impulso irreprensibile a lottare con ogni forza. Se l’aspirazione viene meno, l’uomo non è più un essere cosciente.

I periodi di disintegrazione della coscienza si riflettono in modo peculiare sulla radiazione fisica. Vi si possono scorgere sbuffi di un vapore grigio che scendono dal plesso solare; il che conferma che si tratta di un’energia, in breve il grande Aum è stato incenerito. Già nell’infanzia si può osservare l’aspirazione ridotta in cenere.

Vieni, giardiniere, e con un sorriso allontana la polvere dai petali. Il sorriso è come l’ala del grande Aum. Tu hai voluto dedicarti ai fiori, e il fiore dell’alba freme nella gioia sonora dello spazio. È possibile pensare ai mondi lontani.

228 — È venuta l’ora di dire a ogni discepolo: “Sei Nostro!”. È giunto il tempo di rivedere le vie e i segni, a partire da quelli stellari; di abbreviare le frasi e le espressioni del pensiero; di rileggere i versi antichi per l’ultima volta.

Si è suddivisa la vita in periodi e stili, in omaggio a misure di giorni imperfetti. Chi ha distribuito le costellazioni? Chi ha ripartito i dialetti? Ha pensato qualcuno alle eredità di tutti i popoli? Lo stile ha determinato le caratteristiche di un’epoca. Gli intagli esterni di un disegno illustrano i pregiudizi e le convenzioni. È tempo di classificare le eredità in base al solo potenziale interiore. È necessario conoscere ciò che la vita ha maturato, ma lasciamo le bare ai morti. È vero che si devono rintracciare le fasi successive della cultura, ma senza badare ai ghirigori degli effeminati. La codardia rinchiusa in una goffa armatura non ha mai condotto alla gioia panumana, mentre la storta di un oscuro alchimista è stata molte volte illuminata dal Bene Comune. Bisogna esaminare senza superstizioni le tappe del cammino umano all’insegna della comunità, e considerare come questa abbia costruito la propria vittoria nei fuochi eccitanti della conoscenza e della bellezza, che hanno in sé la comunità migliore.

Scegliamo il meglio di ogni cosa e affermiamo che chi lo conosce è membro della comunità.

229 — Fermezza, calma, estro, rapidità sono doti da cercare in chiunque si professi devoto alla comunità. Ma si può essere calmi nel sonno, fermi nell’ozio, estrosi a tavola, e svelti solo quando si tratta di denaro.

Nella comunità le verifiche sono continue. Neppure le più nuove forme di vita ne sono esenti. Sapete che Noi siamo contrari agli esami scolastici preannunziati, e così riteniamo che non si debbano preavvertire i periodi di prova. Quelle acquisizioni superficiali di conoscenza, quelle ipocrisie non affrettano, ma rallentano lo sviluppo. Non ricordo una sola figura umana di valore pubblico la cui educazione sia passata per quelle condizioni insincere.

Cominciate a edificare la comunità come rifugio di conoscenza e di bellezza. Non vi sia posto per le misure convenzionali. Ciascuno deve conquistarsi la conoscenza e deve esprimerla. Solo la cognizione continua giova, solo il lavoro saturo impedisce il ritorno in zone oscure. Noi attendiamo chi combatte con tutte le forze per liberarsi dalla vita di un tempo. Niente è peggio che portare con sé residui secchi, poiché tolgono la gioia.

La nuova struttura dovrà stare appartata dalle abitazioni, affinché le funzioni quotidiane non tocchino l’edificio dove si forgia il futuro umano. Conveniamo che i membri della comunità non tengano in gran conto la vita: in tal modo affermano la continuità dell’esistenza. Ma devono essere solleciti nell’intensificare la qualità della coscienza. È indispensabile insistere a proposito di quest’ultima, poiché gli uomini non sono abituati a percepirla.

Spesso l’emotività è scambiata per compassione, l’ira per indignazione e l’autodifesa per coraggio.

Bisogna rendersi conto che è imperativamente necessario purificare i propri concetti non solo nella mente ma anche negli atti.

230 — Si potrebbe dire che due invenzioni occidentali: misticismo e metafisica, siano finite per sempre. Qualsiasi laboratorio, pur modestamente attrezzato, basta a spiegare le proprietà dell’unica e sola materia. Ma non appena gli uomini escono dai limiti dell’esperimento di ieri, cominciano a ricoprire la loro impotenza con una nomenclatura polverosa, indefinita. Con gli spauracchi della “metafisica” e del “misticismo” si oppongono a tutte le possibilità scientifiche del domani. La metafisica di ieri è il sapere scientifico dell’uomo odierno di media istruzione. Il misticismo si è dimostrato un fatto storico, e le pareti dei sepolcri hanno convinto molti, quelli dalla coscienza più ampia.

Noi dunque domandiamo: “Perché mai l’uomo della strada, così scettico, non cessa di filare leggende e tessere miti?”. Mille anni bastano a rifinire il mito più squisito, ed ecco un uomo di buona condizione sociale innalzato in un Olimpo di carta. Nuovi scettici si appendono allora all’orlo della sua veste e persuadono i loro compagni a porre sul trono nuovi abitatori del cielo. Viene un altro sarto, cuce il nuovo mantello, e il mito è nato. Non parliamo di queste arabe fenici solo per riderne. Bisogna pure assimilare la realtà come si manifesta. E qualsiasi manifestazione di ignoranza deve essere smascherata realisticamente, ed espulsa dalla comunità cui non si addice il modo usuale di fabbricare i miti.

Alla Nostra Comunità si affianca chi capisce la realtà e il vero materialismo. È impossibile figurarsi un mistico o un metafisico nel Nostro ovile. Il secondo, se viene colpito, si lamenta: “Sono ferito nel fisico!”. Il primo, scorgendo la radianza della vita, si stropiccia gli occhi, incredulo.

Perché vivete? Per conoscere e perfezionare voi stessi. Che nulla di nebbioso basti mai a soddisfarvi.

231 — L’evidenza è la realtà dei polli. Ci si accosta alla realtà solo con un intenso processo di perfezione.

Può sembrare un concetto clericale, ma Noi lo intendiamo come la miglioria di un apparato vero e proprio. E ciò è del tutto degno dell’umanità.

Mediante la comprensione dello strumento fisico gli uomini devono dedicarsi a migliorare le forme.

232 — Sapete che i requisiti della Nostra Comunità non sono facili, ma è più agevole soddisfarli se si è partecipi delle altre. Molti organismi sociali non badano affatto alla fisionomia interiore dei loro membri. Acquisita la Nostra disciplina, non potrete riconoscere una comunità dove solo certi segni esteriori vi sono osservati. Noi permettiamo che alcuni Nostri discorsi vengano scritti, non per attirare biasimo e contrasti, ma a profitto di chi ha già udito parlare della Nostra Comunità e appreso che un sogno irrealizzato è stato tradotto nella vita in qualche parte del mondo. Qualcuno fu tormentato da questi pensieri nelle ore notturne, e subito propagò la leggenda. È bene che i Nostri discorsi li raggiungano.

Che il geografo si dia pace. Noi occupiamo davvero un luogo fisico terrestre. Che il cospiratore si consoli: abbiamo un numero sufficiente di collaboratori in varie parti del mondo. Chi non è soddisfatto della sua comunità tragga conforto dal sapere che la Nostra esiste praticamente.

Si incontrano in paesi diversi membri e agenti Nostri, materiali, evidenti. I Nostri discorsi non hanno nulla di astratto. Noi seguiamo la grande direttrice evolutiva. Chiunque si accosta alla Nostra Comunità diviene operoso e attivo. Mirate alla realtà.

233 — Molte volte abbiamo detto dell’espandersi della coscienza e dell’acquisire molte utili qualità. Come si compie il processo? Se è difficile vedere crescere un capello, percepire come cresce la coscienza lo è molto di più. È errato pensare che si possa tenerne conto. Durante lo sviluppo, infatti, lo stesso apparato percettivo subisce la medesima tensione. Certamente le sue antenne sono sempre protese avanti. Non si può perdere quanto si è conseguito, se non c’è paralisi dei fattori dinamici. Quindi solo in rare concorrenze si possono ispezionare i propri mutamenti fondamentali: e questo è un dono dell’evoluzione. Non lasciate che il dinamismo si spenga in un penoso autocontrollo. Le azioni e i risultati rivelano se la direzione è corretta. Ecco perché Noi preferiamo un errore all’inazione.

234 — Il mondo si è spaccato in due. Pur sapendo le imperfezioni di buona parte del nuovo, pur prevedendo le astuzie del vecchio, Noi restiamo nel mondo imperfetto ma nuovo. Conosciamo tutto e tutto valutiamo. Se avete un’influenza personale e vi si domanda: “Come si fa a pensare?”, rispondete con poche parole: “Con il Nuovo Mondo: abolendo tutte le opinioni limitate”. Persuadetevi che le vecchie abitudini si possono tralasciare. Accettate la piena misura del calice.

Non le parole, ma la saturazione dello spazio vi incalza con un comando immutabile. L’abolizione della paura vi gioverà nelle ore difficili. È arduo sormontare la solitudine. Le storie dei saggi narrano spesso di una lotta solitaria. Il guerriero è anche un esploratore, un consigliere, è capace di decidere, è un eroe. Quest’ultimo termine è stato come epurato dai vocabolari del vecchio mondo. L’eroe è inaccettabile ai cuori meschini. In mezzo alla prosperità sarebbe un estraneo e ne avrebbe vergogna. State dalla parte degli eroi. Il mondo sarà squassato dalla realtà dell’eroismo.

Parlate dell’eroe, oggi, anziché dei meccanici. Che i fanciulli si diano i nomi degli eroi e se ne attribuiscano le nobili qualità. Date loro testi irreprensibili, nei quali i volti della fatica e della volontà appaiano come sono, senza false vernici. Questo appello vigoroso della vita è impareggiabile anche come medicinale.

Sono cose urgenti. A tal fine proteggete i pochi che possono dare: non è ammissibile che vengano annientati. Qualcuno dirà che anche queste cose non sono nuove, ma non saprebbe poi indicare altro rimedio. Dimostrate che le vostre risorse non sono nel cappello, ma nel cervello. Il nuovo mondo ha i suoi Maestri venerati, e li avrà, secondo la sua coscienza.

235 — Veniamo ad alcuni concetti puerili. Cos’è nuovo? Nulla. Esiste solo una nuova comprensione delle proprietà della materia, almeno per il livello mentale contemporaneo. Le affermazioni vere non stanno mai isolate, ma sono immerse in un’autentica continuità. Una manifestazione può essere rafforzata solo se si stabilisce senza paura un ordine di successione. Questa è una considerazione facile persino ai fanciulli, e ha in sé il potente concetto della solidarietà. Eppure la solidarietà organizzata non è ancora compresa. Sovente si cerca di limitare una manifestazione, con danni evidenti.

Qualsiasi smembramento è come un colpo di scure inferto ad un organismo vivente.

Curate con sollecitudine la solidarietà, negletta sulla Terra. Meglio sbagliare nell’ordine di successione piuttosto che spezzare e smembrare.

236 — Che fare dei traditori? È facile sbarazzarsi dei pigri e dei mentitori, ma non si può non sopprimere il tradimento.

Possiamo citare il caso di un Nostro collaboratore che lo permise. La sentinella gli disse: “Sii giudice di te stesso”. Come se nulla fosse accaduto il traditore se ne beffò, e continuò a vivere. Ma entro un anno, incapace di dormire, attendeva la morte nel terrore. Questa è la condanna più severa inflitta a sé stesso. La paura di morire blocca il progresso e suscita invidia per chi è capace di accettare le mutazioni della vita. È un terrore indescrivibile; anziché stimolare al volo, è un gelo che paralizza. Ben si può dire a chi sta per tradire: “Avrai paura della morte”.

Noi vediamo invero che la struttura della comunità spazza via gli attributi della morte; che la stessa transizione ad altra vita diventa generalmente impercettibile. Che i cimiteri siano disfatti e le prigioni distrutte: non sono esse forse le loro sorelle? Il lavoro apre le prigioni. Il fuoco purifica i cimiteri. Lavoro e fuoco: causa ed effetto dell’energia.

237 — Rinunciare o moltiplicare? Moltiplicare, certo, pieni di vita e di gioia, ma per il Bene Comune. Anche il più lieve indizio di settarismo o di bigottismo contrasta con l’evoluzione solare della comunità. La gioia austera sfugge le tenebre. Divieti e proibizioni, come le talpe, non vedono mai il sole.

La coscienza può assimilare una servile compiacenza al punto che ogni conquista di conoscenza sembri un crimine o una pazzia. Ma come potrebbe la realtà sopportare i limiti dell’ignoranza? Noi possiamo parlare così perché non siamo anarchici, ma membri della comunità.

Molte volte abbiamo detto della disciplina della volontà e del comando della coscienza. Non molto tempo fa proponemmo il coraggio della responsabilità. Dobbiamo ora rivolgere le forze a sterminare le grettezze del settarismo e della superstizione. Il settario sogna il potere per soggiogare ogni cosa alla propria coscienza inflessibile. L’uomo superstizioso teme soprattutto di richiamare, come per un gesto accidentale, qualsiasi segno estraneo; e pensa molto a sé stesso. Sono sintomi di una coscienza infima, poiché il potenziale creativo si è spento in chi disconosce il principio di inclusività.

Bisogna smascherare in ogni modo la superstizione e il settarismo. Non esitate a soffermarvi su questi argomenti, poiché in tal modo distruggete la falsità e la paura.

La comunità è depositaria di tutte le possibilità e le accumulazioni. Chiunque ne limiti i confini e i poteri è un traditore. La comunità è un calice di gioia solare.

238 — I lapilli ardenti dell’esplosione saettano intorno, e il vecchio mondo raccoglie tutte le sue forze. Come distinguere i meandri della linea di confine? Essa attraversa paesi, città, case, famiglie: anche i singoli uomini sono separati dai pensieri misti. Vale la pena considerare le curve tortuose del vecchio mondo? Secondo certe leggende i giganti passavano i mari gettandovi dentro grandi monoliti. Facciamo come loro, e che i nostri pensieri siano di un pezzo solo. Espelliamo le timide mezze misure, ché altrimenti esse si impadroniranno di noi e ci trascineranno a essere vergognosamente giustiziati, percossi con i libri dei conti. Noi sappiamo cos’è il pensiero monolitico. Quando le esplosioni sono grandi, pensate in modo monolitico.

239 — Anche il progetto più indiscutibile può incontrare ostacoli. Come superarli senza spreco di energia? Un piano può essere mutato nell’essenza, o nelle dimensioni, o nella località. Alterarne la natura essenziale equivale a tradirlo. Diminuirne le dimensioni è da miopi. La Nostra soluzione sta dunque nel mutare di località, sì che le nuove condizioni ne esaltino ancora meglio il significato essenziale. Noi non approviamo il motto “combattere e morire”. È più coraggioso non esaurire le proprie forze e vincere. Ma per far ciò occorre essere ben certi che la direzione è giusta e la tensione invincibile.

Noi amiamo tirare d’arco. L’immobile tensione della corda prelude al volo della freccia. Lo spazio canta e la spirale così posta in moto è benefica per le particelle materiali. Così si forgia una nuova armatura.

Che buona ventura, quando si trova un altro sito capace di accrescere il potenziale del precedente! Non limitate dunque un progetto a un solo luogo: l’essenza del piano è ciò che importa.

Parlate a quelli che di notte vanno furtivi e bisbigliano, e di giorno tacciono. Consigliateli di scegliere le giuste parole, se non vogliono sprofondare nel buio della notte. Proponete loro, ma senza comando di coscienza, di iniziare una vita nuova. Questa, invero, è ancora appena sbozzata: l’essenza dell’evoluzione non è ancora espressa. Ma chi sa dove andare scansa il fango della via.

240 — Ci si può contentare di vivere per arricchirsi? Ci si può impadronire della libera materia prima, che satura di sé ogni oggetto? Imparate a percepirne la presenza inevitabile in ogni cosa. Gli uomini di solito ne ammettono l’esistenza in qualche etere remoto, ma ritengono assurdo riconoscerla negli oggetti di uso quotidiano. Al contrario, ammettere che in ogni cosa esiste una materia sublime eleva il concetto di tutti i dettagli della vita.

In verità, troverete diffidenza ovunque. Diranno che i vostri ragionamenti sono metafisici proprio quando vi riferirete a osservazioni scientifiche; ma non badate agli argomenti addotti dagli ignoranti. Una sola cosa importa: sapere che la Cooperazione Mondiale è una assoluta necessità evolutiva.

Ignoranza, ostinazione e volgarità non possono ostacolare l’istituzione della comunità. È indispensabile rendersi conto che la cooperazione è una meta prefissa dell’evoluzione. Bisogna imprimere a ogni ora della vita un moto progressivo. Perché vivere come vipere cieche?

Sapete quale luogo vi aspetta, e chi attende il vostro messaggio. Ciò darà le ali al vostro viaggio veloce e solitario.

241 — Se arrivate, sia come per sempre. Se partite, sia come per sempre. Se arrivate possedete tutto, poiché a tutto avete rinunciato. Se partite, lasciate tutto, poiché avete assimilato tutto. Fra possessi di ogni genere, affermate la rinuncia. Nel deserto, affermate il possesso. Se avete sete di cose, saziatela.

La rinuncia a parole è come il gesto di una scimmia. A chi ve ne parla, domandate cosa pensa della comunità. Asseverate la vostra comprensione a partire da questo pensiero. Una parola contiene mille pensieri: è troppo grossolano attribuirle un solo senso espressivo preciso. Si può accertare la qualità del pensiero solo comparando fra loro i concetti. Domandategli poi quale cosa più disdegna, e quale più l’attrae. Ripetete le vostre domande, altrimenti ciò che più importa sarà negletto. Gli uomini definiscono con chiarezza ciò che è loro inaccettabile. L’uomo decrepito dissente, ma teme di spiegarsene il motivo. Il fanciullo è attratto da qualcosa, ma non riflette alla causa basilare. Per la nuova era occorre una chiarezza responsabile. È necessario costringere gli uomini a pensare alle cause per cui non accettano. Quando le conosceranno, saranno a metà strada per acconsentire.

Io ho, perché ho rinunciato.

242 — È inevitabile imbattersi in coloro che pongono in ridicolo ogni parola che non comprendono. I loro apparati ricettivi sono callosi per ignoranza. Se ad esempio si dice loro: “Shamballa”, scambiano questa realtà per un feticcio, per mera superstizione. Quali sono i segni del tempo di Shamballa? Verità e cooperazione.

Notate come si pronuncia quel nome in Oriente. Penetrate, anche solo di poco, nell’ideologia di quel concetto. Cercate di cogliere il ritmo con cui se ne parla, e scoprirete una grande realtà, che fa risuonare le corde del genere umano. Che la ragione vi assista nel meditare sui valori accumulati dalla lotta strenua e costante. Nel libro “Comunità” il concetto di Shamballa non si può omettere.

Amici, che tempi tesi e belli sono questi!

243 — Lasciando le Nostre montagne, non si può evitare un senso di angoscia. Essa ha una base psichica e fatalmente aumenta per l’impossibilità di riferire l’accaduto. Tranne pochi casi, eccezionali e designati, chi è stato da Noi non ne parla.

A chi vuol raggiungere la Nostra Comunità consiglio di ampliare il suo sapere. In Occidente, terminate le scuole, di solito si dimentica ogni cosa, o tutt’al più si trae da quella conoscenza un tenue filo di specialità, invece di intessere la rete intera.

Quando diciamo “Imparate” è perché ispezioniate i diversi aspetti delle possibilità e ne siate padroni.

Il sogno di tornare in quella valle dove è possibile ampliare la conoscenza guida di continuo a raggiungerla. Ricordate che l’afflusso di conoscenza deve essere incessante, e soprattutto mantenete vivo quell’ardore che dà impulso a tutti i sistemi di cognizione.

È la chiave che disserra.

244 — Spesso vi parliamo del nuovo e del giovane. Una volta per tutte si capisca che con ciò non intendiamo l’età, ma la freschezza della coscienza e la gioventù dell’impulso a migliorare. La lunghezza della barba non conta, non conta dire che si è troppo giovani. La fiamma dell’aspirazione non dipende dal corpo. Il magnete della sostanza primaria non dipende dagli eventi: è un concetto che trascende la sfera fisica. Applicatelo al dominio psichico e otterrete osservazioni preziosissime. L’associarsi delle idee in certo modo dipende dall’onda magnetica. Se si indagasse sul passaggio delle onde magnetiche si scoprirebbe la direzione secondo cui avanzano le idee. Queste possono variare di qualità, ma la tecnica secondo cui si propagano è la medesima. Un certo esperimento sul rapporto fra pensiero e magnetismo è adeguato esempio dell’influsso che un’energia fisica invisibile esercita sui processi psichici. Le qualità dei magneti sono molteplici: li si può accordare come strumenti musicali. La gamma delle onde magnetiche è inconcepibilmente estesa; esse agiscono sull’essere umano non secondo l’età, ma secondo la sua aspirazione psichica e sono eccellenti conduttori per le emissioni a lungo raggio. Così, partiti da orizzonti lontani, terminiamo con questo compito che attende l’umanità.

Notate: il sistema di esposizione adottato non si sviluppa monotono, ma segue a spirale le condizioni diverse di una sola aspirazione.

Riflettete sulle onde magnetiche e sull’impulso psichico.

245 — L’adattamento è il metodo migliore per conservare le forze. Molte volte si domanda come sviluppare questa qualità. La si acquisisce vivendo. Tutti sanno percepire la delimitazione delle sfere. Quando dal teatro si esce nella via scura, sembra di cadere in una sfera inferiore. Quando si riprende il lavoro dopo una festa solenne, si è colpiti dalla tristezza della vita quotidiana. Quando il freddo è intenso e si entra in un grande palazzo, sembra il colmo della perfezione. È una sequela di falsi concetti provocati da una pigra facoltà di adattamento. È questa falsità che rende timidi e incerti. Gli uomini si umiliano davanti al miraggio di un effetto. Restringono i loro concetti davanti all’inatteso, mentre dovrebbero fare il contrario. Avvezzatevi seriamente alle sensazioni contrastanti, a cogliere l’imprevisto. Tutto è atteso, poiché tutto è realizzato.

La fallacia del miraggio incute la paura di certe espressioni. Si comincia a temere la parola “spirito” anche se si sa che è uno stato della materia. Si evita con cura la parola “Creatore” anche se si sa che qualsiasi formazione materiale ha il proprio. Falsità e paura sono cattive consigliere. Moltissime sono le superstizioni che fanno gli adulti simili ai bambini. Vi esortiamo a liberarvene per imparare la realtà in ogni cosa. È pietoso vedere un uomo che saltella su una gamba sola. Ciò ricorda la favola di quella nutrice che, perché il bimbo non si allontanasse, gli fece intendere che camminare su una gamba sola era segno di nobiltà.

246 — L’uomo che non è libero, che pensa a sé stesso, che agisce per sé stesso, è immerso in un oceano di false correnti. Egli modella persino il linguaggio in modo esteriormente conforme al proprio egotismo. Prestate attenzione a come si traspongono gli accenti delle parole straniere, senza riguardo al senso e alla filologia. Si modificano quei suoni per adattarli all’uso del proprio paese. In verità la distorsione del linguaggio è segno di orgoglio ignorante e di disprezzo del prossimo. Risolversi di penetrare nei sentimenti del vicino è incompatibile con la volgarità dell’orgoglio meschino. L’irresponsabilità e il senso non ancora superato della proprietà creano i feudatari dei nostri tempi.

Notate che chi mutila il significato delle parole spostandone senza senso gli accenti non comprende l’evoluzione. L’uomo sensibile preferisce usare espressioni semplici per non distruggere un significato che ignora. Nessuno ascolterebbe un messaggero che deformasse il senso della sua missione.

Tu che condanni, guardati! Padrone ingiusto, ricorda che l’infatuazione altrui per i possessi non è che un riflesso della tua! Badate soprattutto ad ampliare la coscienza: finché non ha inghiottito per sempre la brama bestiale di possedere, non siete liberi, e Maya vi incanta col suo miraggio. Si risolve questo difficile problema nella gioia dell’illuminazione, imparando.

Il fornaio potrebbe anche mangiarsi tutto il pane, ma non lo fa. Chi ha conosciuto l’essenza di tutte le cose non ha più bisogno di nulla. Oggetto primario di ogni considerazione deve essere la coscienza. Siate realisti, nei confini di tutta la vita.

Chi non è libero, chi agisce per sé stesso, affonda in un oceano di false correnti.

247 — Quando la folgore incendia le ali, quando il tuono assorda le orecchie, quando si perdono le ancore del benessere terreno, il Nostro Messaggero bussa. Il sorriso della soddisfazione non gli apre la porta. La trave dell’orgoglio gli sbarra la via. Ma ciò che è ovvio diverrà evidente a chi vuol ricevere l’ospite. Anche se il sentiero dell’evoluzione è inalterabile, ciascuno dispone di sé stesso. Mentre la spada viene forgiata, le scorie — la soddisfazione — aumentano. Vi sono segni che la luce si sta estinguendo. Ma la lama è già stata temprata: già si sono affermate le manifestazioni di un Mondo nuovo e meraviglioso. Le immondizie sono ancora molte, ma la cenere delle scorie serve da stampo per la lama. Si può capire qualsiasi imperfezione, ma la calunnia lanciata contro il Nuovo Mondo è una pietra scivolosa sul sentiero. Il Drago è ancora vivo. Togliamo le spade dalla cenere. La cresta del Drago nasconde alla vista i mondi lontani. Il nemico ha occultato l’ingresso al Mondo di Luce, ma le stelle si mostreranno fra le punte di quella cresta. La fossa dei rifiuti non basta a scoraggiare, ma la cresta dorata del Drago si drizza per sedurre. Leviamogli contro tutte le spade, e torniamo a contarle con cura.

È ora di alzare la bandiera di Maitreya.

Chi disse che il tempo di Maitreya è senza lampi e senza uragano? Noi vogliamo collaudarvi in volo.

248 — La decrepita catapecchia dei pregiudizi è dura a rovinare. Ricordiamo che la maturazione è un processo che non si può ritardare. Leggiamo le pagine della storia: venne il tempo di liberare il pensiero, e si accesero i roghi dell’Inquisizione; ma il pensiero continuò a scorrere. Venne il tempo del governo popolare, e i plotoni di esecuzione fecero fuoco.

Venne il tempo del progresso tecnico, e i retrogradi ne furono atterriti; ma le macchine avanzarono con il ritmo dell’evoluzione. Ora è tempo di realizzare l’energia psichica. Tutti gli inquisitori, i retrogradi, i saccenti e gli ignoranti tremeranno di paura, ma la possibilità della nuova vittoria umana è ormai matura in tutto il suo incalcolabile potenziale. Essi costruiranno prigioni e manicomi, che in seguito serviranno a ricoverarli, nelle colonie penali. È impossibile respingere le fasi mature dell’evoluzione, proprio come non si può privare l’umanità di ogni mezzo di comunicazione.

Chi nega l’evoluzione può ritirarsi in un eremo a sognare le delizie del regresso. Ma la vita stessa, la stessa realtà additano nuove manifestazioni incontestabili. Solo la mente assennata del realista riesce a comporle in uno schema ordinato, scientificamente concepito. I mistici di corta veduta e i meschini letterati convenzionali faranno la figura dell’ignorante. Già sventola la bandiera della nuova energia. Le nuove acquisizioni sono destinate a riempire i cuori di gioia. Chi è membro della comunità esulta quando pensa alle possibilità di nuove, proficue indagini sulla realtà.

Noi esortiamo allo studio, poiché solo la conoscenza consente di assorbire il complesso delle contraddizioni apparenti. Le leggi del grande “Aum” sono identiche, in tutte le condizioni.

Imparate, studiate, altrimenti la decrepita casa dei pregiudizi non cadrà al suolo.

249 — Non rimandate lo studio dell’energia psichica. Non indugiate a farne uso pratico. Altrimenti un oceano di onde spazzerà via gli argini e getterà nel caos la corrente del pensiero. Fate vostro questo motto: “Chi non rimanda non ritarda”. Adottate la regola realistica che impone la precisione nel lavoro. Solo se non differite, solo se pensate con chiarezza, saprete distinguere le costruzioni delle comunità.

Dite agli amici che i tempi sono duri, e che ciò che si lascia sfuggire non torna più. Dite che l’Insegnamento della Comunità deve procedere di pari passo con le manifestazioni dell’energia. L’errore solito è di voler separare le costruzioni sociali da quelle scientifiche, ma è difficile estraniare lo scienziato dalla struttura sociale. Come stare appartati quando l’evoluzione accelera? Come dormire quando lampeggia? Addossatevi il peso della vigilanza, senza paura né pietà di voi stessi. Non c’è posto per la stanchezza quando la rovina è alle porte; quando l’energia psichica può irrompere con violenza irresistibile. Paragonate la vostra situazione a quella dell’Olanda, dove il mare sovrasta sovente il suolo. Che vigilanza è necessaria sugli argini e ai canali!

Accogliete il flusso dell’energia psichica come un’ondata benefica. Perdere queste occasioni sarebbe irreparabile per le comunità. Lasciate al vecchio mondo la paura di studiarla. Ma voi, giovani, forti e senza pregiudizi, indagatela con ogni mezzo, e accettate il dono deposto sulla vostra soglia.

Osservate con l’occhio dell’aquila, e con balzo da leone impadronitevi del potere che vi è commesso. Non tardate! Date prova di aver sete dell’insegnamento della realtà.

250 — La manifestazione dell’energia atomica è connessa all’indagine dell’energia psichica e alla teoria dei magneti. Senza questi fattori è possibile appropriarsi solo di alcuni aspetti dell’energia primaria. Nelle ricerche bisogna tendere con il massimo zelo alla semplicità.

Annunciate che per collegare con un filo ciò che è fisicamente visibile a ciò che è fisicamente ponderabile, ma usualmente impercettibile all’occhio, bisogna desiderarlo con forza. Fate l’esperimento di fotografare le radiazioni e le formazioni fisiche. I loro toni più forti appariranno anche se fotografati alla luce diurna. Ciò stupirà i soliti increduli. Potreste eseguire anche altri esperimenti, ma vi sospetterebbero di magia. Ai bambini anche la tavola su cui mangiano sembra un prodigio inaudito. Ma Noi, che conosciamo le loro abitudini, parleremo nei termini scientifici di ieri.

È strano per quali vie inattese l’umanità si avvicina alle nuove porte. Le tattiche d’approccio dell’avversario possono farsi terribilmente complesse. È impossibile indovinare in qual modo una mentalità separata si rivolterà per non rompere l’equilibrio del suo piccolo castello di carta.

Dunque dov’è il finito? L’Infinito batte come un martello. Da questo stesso Infinito spuntano le ali se si ha il coraggio di conoscerlo.

Non lottate contro la lentezza di certi caratteri: temono di sembrare ridicoli. Altri cercano la via secondo le loro espressioni individuali. Tanto meglio: scelgano pure da sé.

Ma esortateli a cercare la conoscenza e a manifestare le loro congetture.

Che ammassino esperienza nel modo più individuale.

Noi preferiamo la vigilanza dell’esperto alle lacrime del fedele.

251 — L’industria contemporanea e l’intera produzione sono oggi così squilibrate per qualità e quantità, che per ora è preclusa la possibilità di una giusta perequazione dei beni. Quando la loro distribuzione è indiscriminata e coatta dà origine all’astuzia e alla falsità. Bisogna allora attendere nuove occasioni senza far nulla, o approfondire la coscienza? Ricordate ciò che disse il Buddha di quel discepolo che, pur attorniato da molti beni, aveva di proposito rinunciato alla proprietà personale. A nulla serve sottrarre a viva forza, e così suscitare passione per cose da nulla. L’essenziale è un programma educativo razionale che mostri l’effetto degradante della proprietà. Poco importa che qualcuno rimanga nella sua poltrona, ma è indispensabile che la gioventù capisca l’assurdità di possederne una. È però necessario che questa coscienza affiori non come negazione, ma come libera conquista. Quando, dimenticate le astuzie, gli uomini impareranno che la proprietà personale non ha valore pratico, sorgerà un collettivo di collaboratori.

252 — Il fiato velenoso della proprietà può essere soffocato solo da un programma educativo concepito con chiarezza. Non esistono trattati e testi contro le proprietà. Pochi hanno sconfitto il drago di ciò che non ha valore: molti sognano possessi personali. Quanto veraci devono essere le storie comparate! Con quanto rigore si devono raccogliere i particolari biologici per dimostrare che la proprietà è illecita e vana. Le leggi della materia attestano che essa non si addice alla natura umana.

Dovete dedicarvi completamente alla conquista dei fondamenti della liberazione. Guardate con coraggio uno stagno poco profondo: la superficie rapidamente si copre di schiuma, e attorno all’acqua stagnante crescono i rovi. Approfondite ciò che è stato iniziato.

253 — In effetti l’immaginazione è solo un riflesso: nulla nasce dal nulla. È difficile persuadersi che nello spazio nulla va distrutto. L’evidente dissoluzione totale di tante forme convince il cervello: è ovvia la distruzione di epoche intere. Come intendere che la densificazione dello spazio è reale? Si hanno sotto gli occhi molti sintomi, ma non si sa connetterli agli eventi. Un esempio: è noto ormai che l’energia psichica chiede perentoriamente all’umanità di essere riconosciuta. Già si notano strane malattie per cui l’energia vitale si disperde senza causa visibile: ma in tal caso causa ed effetto non vengono correlati.

Del pari, un caso a te noto avrebbe potuto insegnarti quanto sia necessario lo studio e l’applicazione dell’energia psichica. Un’onda di questa energia avrebbe ristorato la vitalità e ridata la gioia di esistere. Ma a tal fine è indispensabile essere consci dell’energia psichica, cioè penetrare nel ritmo dell’evoluzione. Invece i malati vengono riempiti di pozioni e medicine, e quando guarire sarebbe ancora facile, rassegnati si preparano a morire.

Quando esortiamo a realizzare l’energia psichica non è per trasformare gli uomini in maghi, ma solo per indicare la fase futura dell’evoluzione e ammonire, nel nome della comunità, che non si lasci passare l’ora fissata. Rinnovate le vostre forze per assecondare l’evoluzione ormai imminente.

Questa è inevitabile, ma perché esserne schiacciati, se è prescritto un canto di gioia!

254 — Se per via vi imbattete in un oggetto prezioso coperto di fango, lo sdegnate? Certo lo raccogliete e lo lavate. Similmente, se incontrate un uomo di valore coperto di sudiciume, vi fermate a ripulirlo. Chi appartiene alla comunità ha il dovere di affermare la giustizia. L’Insegnamento non può rifiutare i veri valori. Non tocca alla comunità decidere se un uomo è suo o no. Può solo giudicare se è prezioso o no per l’evoluzione. La scelta più severa riguarda l’essenza. Per essere austeramente degni del fine si è costretti a preservare i veri valori. Non esitate a difenderli: ogni ora è preziosa. Rigettate le incertezze. Ogni valore è per voi ciò che una vela è per la nave.

Grandi valori sono stati palesemente infangati davanti a voi. Le vie che conducono alla Comunità del Mondo sono state insozzate di proposito. Chiunque può resistere alle peggiori sventure se confida nella Guardia della Comunità. Serbate quella fiducia, altrimenti è la fine!

Così come pulite un diamante trovato in misero stato, lavate il fango dalla faccia di chi molto ha sofferto.

255 — Non scendete a discutere con l’ignorante. Se vi accorgete che l’interlocutore è irresponsabile, ostentate il silenzio. Affermate la vostra conoscenza tacendo. Non lasciate che altri vi annebbi la vista. Insegnate ai giovani che se non c’è modo di comunicare con la coscienza altrui, si deve tacere. Insegnate loro a colpire con la spada una sola volta, quando vola un insulto.

256 — Ascoltate il ruggito senza tremare. Bisogna capire da che parte viene e distinguere l’urlo della tigre da un grido di trionfo. Occorre discernere lo scoppio di grida che sale dalla coscienza umana intensificata, per ignorare quella corrente di frastuono. Il costo del sentiero che passa fra grida ostili è assai maggiore di quello che attraversa le solitudini.

257 — Le malattie si possono intendere come punture di sostanza panumana. È chiaro che gli uomini dalla coscienza evoluta sono sovente infermi. Dolori al capo, agli occhi, ai denti, alle estremità si possono far risalire al reame psichico. Lo sapete da tempo. Il cancro, la tisi, le malattie del fegato e della milza, così come l’ingrossamento del cuore, derivano tutti dallo squilibrio dei centri psichici. Solo l’applicazione dell’energia psichica può proteggere i migliori, che altrimenti assorbirebbero come spugne i mali eccessivi dell’umanità.

Non senza ragione insistiamo che si realizzi l’energia psichica: è l’ora!

258 — Torniamo al miraggio di Maya. Vi sarà chiaro che è futile lavorare sull’umanità. Come sono palesi i segni della degradazione reciproca! Come sono rilevanti l’ipocrisia e la menzogna! Come sono soffocanti l’ignoranza e l’inerzia mortale! È un miraggio di tale evidenza che offusca l’orizzonte della realtà. Ma questa avanza come l’elefante bianco di Maitreya.

Quando falsità e orgoglio sembrano sovrani, è il momento di una svolta decisiva dell’evoluzione. Il consigliere notturno rientra nella tenebra.

Quanto più è forte il tuono, tanto più potente il fulmine. Tutti lo ripetono: l’Era Nuova viene fra lampi e tempeste. Perché il lampo si formi occorrono energie positive e negative. Se Maya non fornisse l’evidenza negativa, come potrebbe sfolgorare la spada della realtà positiva?

In breve Noi diciamo che mai prima d’ora si è tanto diffusa in Terra l’idea della cooperazione.

Vedrete tutti i miraggi e capirete che l’avvento della cooperazione mondiale è una realtà infallibile. La forza dell’azione reciproca dev’essere grande. I bagliori martellanti dei fulmini devono accecare, e il tuono assordare. Ogni evidenza serve una realtà immancabile.

Che i vostri amici rischiarino la loro coscienza coi lampi della realtà. Non guardate il miraggio di Maya, non illudetevi di dissetarvi alle sue fonti incantate. L’evoluzione agisce senza fallo, e il saperlo vi rischiara la via!

259 — Che nome dare al metodo dell’Insegnamento? È il metodo che apre le vie. Considerate inoltre l’aprirsi dei centri. Il meno adatto di tutti i sistemi è quello delle usuali conferenze.

Si può parlare alle moltitudini, ma l’opera procede a mezzo di colloqui individuali. Uno dei Maestri usa appena iniziare una proposizione, e lascia al discepolo completarla: così costruisce un libero scambio di pensiero.

Il principio della libertà di approccio, di servizio, di lavoro deve essere rispettato. Il gravame che si sente all’inizio non è che un segno di imperfezione. I capisaldi certi e stabili che delimitano la conoscenza progettata ne garantiscono la saggezza.

L’aprirsi della porta giusta dà la giusta direzione.

260 — Affermiamo la giustizia. Ciascuno avrà quel che si merita. L’impetuoso, il coraggioso, il codardo, il pigro: tutti vengono a riscuotere la paga. Rassicurateli, lavateli e indicate la porta d’ingresso. Chi capisce busserà finché non sarà ammesso.

Il Maestro sente che lo scudo si fa incandescente. La fiaba prevista prende vita. Simboli e segni trascorrono sulla Terra e solo i sordi continuano a dormire. Io vedo la bellezza. L’Insegnamento è espresso in modo speciale, unico e irripetibile, per lo stesso fine eppure con un nuovo volo: evidente e invisibile! Tale può definirsi il passo del Nuovo Mondo.

Quando già la casa era in fiamme, continuavano a giocare a dadi e scambiavano il fumo dell’incendio per quello della stufa.

Contate le ore, perché ormai è impossibile calcolare i giorni. È mai possibile che non sentiate il fragore dell’onda?

261 — Nella vita di ogni associazione può accadere che lo sviluppo in una sola direzione dia a un certo momento effetti nocivi. In tal caso chi la dirige deve saper trovare compiti nuovi, vasti abbastanza per assorbire ogni frizione. Non è il caso di dare a quest’ultima il nome di rivalità, o altri peggiori. Negli stretti pericolosi, le navi si dispongono in file; così nello sviluppo della comunità può essere necessario sconnettere il moto dei membri. Invece di un male ne può risultare la scoperta di nuovi campi d’azione. Quando i muscoli si gonfiano, sappiate trovare uno sbocco all’energia. Se non si prevede per tempo questo affollarsi del moto, il dissenso è certo.

È indispensabile che i compiti siano variati, altrimenti le forze della coscienza che crescono verranno in collisione. Tocca al pilota manovrare in modo che le forze utili non si mutino in una giara di scorpioni. Per buona sorte i compiti oggi sono tanti che non è difficile incanalarle verso qualche problema urgente. Spesso la loro crescita è scambiata per antagonismo. Spesso, invece di applicarle con calma alle possibilità, si soffia sui tizzoni dell’odio.

A tutte le associazioni consiglio di non lasciar passare inosservato un tale momento psicologico, ma di trovare un nuovo compito adatto. Si possono evitare complicazioni se ci si impegna a superarle mediante i metodi più pratici. L’Insegnamento della realtà deve rispondere alle oscillazioni dell’intricata corrente evolutiva. Le strutture del Nuovo Mondo, in fase di formazione, devono essere ben protette.

262 — Noi guardiamo con tristezza chi non seppe trovare le giuste parole. Venne l’ora di dirle, ma i fantasmi oscurarono la realtà e l’occasione scomparve. Dove, su quale via, incontrerete allora il messaggero? Per quanti mari dovrete nuotare per riudire una sola delle parole non ascoltate? Come catturare l’occasione sfuggita? Il pensiero non applicato è come una casa senza padrone. Si è accesa una luce insolita, ma si è creduto fosse lume di candela.

Si è scambiata la via dell’insolito con la solita salsa. Ora si dovrà cercare e bussare. Nessuno aiuterà, perché la causa ha già generato il suo effetto.

Dite agli amici che si avventino sulle faville delle possibilità come falchi sulla preda. Trovate il tempo di capire che il messaggero giunge improvviso e che la soddisfazione di sé sigilla gli occhi. In verità, ogni messaggio perduto aggrava il fardello; rispondete dunque in tempo.

Nessuno consiglierebbe di accogliere male un primo messaggero perché non tardi a venire un secondo. Il mondo ha una sola speranza: che l’insolito passi inosservato e la cenere ricopra tutti i messaggi della nuova coscienza. Trovate parole nobili e potenti!

263 — Prove e privazioni. Con che pomposa solennità si adornano questi concetti! Ma voi sapete che la prova migliora la qualità e la privazione conferisce possibilità nuove. L’uomo mette alla prova sé stesso quando impara a conoscere proprietà ignote della materia: sveste l’ignoranza e si dispone a nuove evenienze. Mentre quella lo affliggeva, la conoscenza lo rallegra.

Si dirà: “Abbiamo rinunciato alla gioia per la comunità”. Rispondete: “Che cimitero è dunque la vostra comunità, se è fatta con olio di quaresima!”. Come piangono disperati per le privazioni! Come schioccano le labbra alla vista delle cose proibite!

I dolori delle privazioni ci sono ignoti, poiché il controllo di sé li esclude. Per il Nostro Insegnamento il mondo è ricco, attraente e pieno di gioia. Mai consigliamo cilici e flagellazioni. La comunità che indichiamo è come una nave carica di tesori. Quando si comprendono le innumerevoli proprietà della materia, tutto resta illuminato a giorno. La materia di ieri si ammanta di energia radiante, che non chiede un nome nuovo ma pervade tutto lo spazio e palpita con l’iride della gioia umana.

Dove vanno a dissolversi le tristi privazioni e le prove, se un solo elettrone può emettere un flusso di benedizioni?

Contate le ore che vi separano dalle nuove decisioni!

264 — Prima di partire, accettate un piccolo monito: non vi darà impaccio, per via. Se saprete trovare collaboratori, non sarete mai soli. Sarebbe cosa stolta lasciarli nell’ignoranza. Perché dunque gli estranei non prestano fede alle comunicazioni con Noi? Per totale ignoranza o per invidia: vorrebbero essere ammessi nell’Aula dell’Apparato Centrale senza avere la minima idea di come servirsene, e senza pensare quale responsabilità comporti l’accostarsi alla Sorgente dell’Energia. Affermare l’Insegnamento di vita consente l’approccio alle leve più pericolose, ma senza esperienza pratica non c’è spiegazione che serva.

Come espandere la coscienza senza impiegare l’esperienza passata? Certo l’illuminazione è possibile, ma è un evento tanto raro che neppure se ne parla. Bisogna anche avere esperienza, altrimenti la conoscenza vagherebbe senza meta, come scintille di reazioni non innescate. Nella monotonia del convenzionale pochi sentono la realtà del Cosmo. Fra i lunghi rotoli di nascite, malattie, dolori e morti, pochi trovano il sentiero senza fine e senza principio. Come parlare dell’eternità a chi ha fame? A giudicare dalla sua esperienza, questi crederà nella fame perpetua. Chi dunque e dove spezzerà per primo il pane e guiderà all’eterno? Il pane della Terra e la Conoscenza si manifestano solo nella cooperazione.

Si accende la gioia in voi, novizi, quando pensate alla comunità?

265 — Controllata la rotta, verificata la coscienza, valutata la risoluzione, occorre trovare un motto che l’esprima. “La forza luminosa arde nelle tenebre”: così si è definito questo triennio. Ma fra questi periodi di tre anni si è concluso un settennio di illuminazione. Con altrettanta brevità possiamo definire il seguente: “lotta ad oltranza”. Lotta ad oltranza in piena coscienza, risoluta, senza via di scampo.

Sapete che l’organismo umano si rinnova ogni sette anni; lo stesso vale per le azioni. Oggi la battaglia di cui parliamo assume un senso nuovo. L’umanità protesta e non vuole rimanere nell’ignoranza. La comunità si afferma come unica via di progresso. Siano pur molte e svariate le sue interpretazioni, ma quel canale è uno solo. Lasciando alle spalle le vecchie spiagge, l’umanità vedrà le erte scogliere, evolutive e designate, del Nuovo Mondo. Solo i ciechi non si accorgono che il corso dell’evoluzione è celere come mai prima. Ogni branca di vita punta allo sviluppo dei concetti. Le date si palesano non nel segreto dei collaboratori, ma nella vita quotidiana. Grandi vortici di energia mondiale rischiarano la via del futuro. Una tale manifestazione di energia è nutrita in modo spontaneo da tutti gli elementi. Per attrazione evolutiva tutti saranno costretti a impegnarsi nella guerra fra i mondi.

Chi parla di una costruzione pacifica non capisce i tempi. La battaglia invece è adeguata alla corrente cosmica.

Voi iniziate il viaggio non in un’ora tranquilla, ma all’alba del Nuovo Mondo. Prendete come viatico un magnete, a ricordare lo studio delle proprietà incognite della materia, e un frammento di meteorite, per rammentare lo studio dell’energia fondamentale, il grande Aum.

266 — Noi rispettiamo premurosi gli sforzi e i tentativi da voi compiuti, e Ci attendiamo pari sensibilità da parte vostra. Vi proteggiamo su tutte le vie e Ci aspettiamo la stessa considerazione.

Dove la cooperazione esiste anche solo in embrione, la ripulsa è fuori luogo. Una mente sobria distingue con chiarezza gli amici.

Noi siamo soliti esaurire tutti gli argomenti prima di venire a una scissione. Non vedo ostacoli alla cooperazione, ma Noi possiamo organizzare dieci nuovi raggruppamenti. Certo la Cooperazione mondiale è destinata a fare progressi. La protervia dell’ignoranza non è un ostacolo.

Abbiamo raccolto nelle Nostre biblioteche i vostri libri. Ma i Nostri, sono forse reperibili nelle vostre? Noi siamo in grado di parlare dei vostri libri. Ma voi, avete letto i Nostri?

A base della Comunità Noi poniamo la conoscenza, senza limiti, nonché esperienza e buon volere. Noi esprimiamo le condizioni migliori perché i Nostri amici riescano nell’intento. FateCi sapere le vostre intenzioni a Nostro riguardo.

267 — Due marinai naufragarono e furono gettati su un’isola deserta. Ridotti in fin di vita dalla fame e dal terrore, si ritennero tagliati fuori per sempre dal mondo. Ma una nave venne, e li raccolse. Si costruì poi su quell’isola un grande faro. I due marinai vi rimasero come guardiani, per salvare dal pericolo altri naviganti. Il loro stato mentale era ben diverso. Ora erano felici perché dirigevano la luce del soccorso, né più pensavano di essere separati dal mondo. Quando l’uomo intende la comunione con il mondo e l’aiuto che può rendere, si trasforma completamente. Il lavoro in comune garantisce il successo.

268 — Chi vuol vivere, vive. Quando il senso della vita è chiaro, la capacità di resistere ai pericoli è stupefacente. Nessuno può affermarsi con semplici comandi privi di spirito. La violenza è un relitto. Bisogna aprirsi la via lottando verso misure efficaci e diverse. Lo studio delle energie rivelerà quante sottilissime possibilità furono elargite agli uomini. Ma ricordate che con un solo tocco, con una sola vibrazione si possono scatenare le conflagrazioni più terribili: proprio come con le sostanze esplosive più grossolane. Che dire allora delle energie più potenti e più sottili? E fra tali forze ignote muove il pensiero.

269 — La vita umana migliorerà non per merito della meccanica, ma per il concetto della vita in comune. Chi si aggrega a una colonia non può inimicarsi tutti i vicini. Occorrono giusti rapporti, e solo la cooperazione produce un bene effettivo. Occorrono metodi razionali di scambio: così si giunge al cooperativo. Ma questa forma non avrà lunga durata se basata sulla dissimulazione e sulla cupidigia. La fiducia è indispensabile. La prima forma di cooperativa fu una sorta di compagnia fondata sulla fiducia. Invero, tutto deve essere perfezionato. Così, da allora in poi, la scienza ha consentito tante nuove conquiste che la vita in comune può proporsi, non solo come questione d’affari ma anche di cuore. L’Etica Vivente si afferma come principio consolidante.

270 — È necessario rafforzarsi l’un l’altro. Si potrebbe edificare tutta una scienza per indagare come reagiscono le energie. La stessa energia psichica, inerente in ciascuno, richiede condizioni igieniche. Non è il caso di presumere in ciò qualcosa di supernaturale; la nuova vita conoscerà la sostanza in tutta la sua infinità. Bisogna dunque unire instaurando la vita in comune su scala mondiale lucidamente e con serenità.

271 — La cooperativa non è una bottega, ma un istituto di cultura. Vi può esistere commercio, ma la sua base è l’illuminazione. Solo seguendo tali direttrici è possibile praticare la cooperazione nella nuova vita. Non sarà facile: gli uomini sono adusati a combinare commercio e cupidigia, ed è un errore che è arduo sradicare. Ma è urgentissimo introdurre il significato dei giusti scambi, mediante l’educazione scolastica.

Guadagnare denaro non è avidità. Ricevere un salario in cambio di un lavoro non è un delitto. Da ciò si vede che il lavoro è l’unico vero valore. Così, senza agitazione né confusioni, si può interpretare ogni cosa all’insegna dell’Illuminazione e della Pace.

272 — La Pace è la corona della cooperazione. Noi conosciamo molti concetti equivalenti: cooperazione, comunità, cooperativa, sono fondamentali, sono del cuore e unificano come fari nelle tenebre. Non c’è ragione di invidiare la buona fortuna del vicino, ma è il caso di allietarsi, poiché la sua gioia è anche nostra. I Grandi che aiutano l’umanità non lasceranno la Terra finché le sofferenze non saranno placate.

L’amicizia cordiale può guarire facilmente le ferite, ma è necessario sviluppare l’arte di pensare nel nome del Bene. Non è semplice, nel trambusto giornaliero. Ma l’esempio di Quei Grandi può dare coraggio e nuova forza.

273 — Molto dovranno soffrire gli uomini prima di comprendere i benefici dell’unione. Forze di indole terribilmente distruttiva sono state scatenate nell’intento di oscurare i germi dell’unione. Chiunque agisce per unire è personalmente in pericolo. Chiunque vuole la Pace è disprezzato. Chi lavora è deriso. Chi costruisce è chiamato pazzo. In tal modo quelli che servono le tenebre vogliono allontanare dalla Terra la Bandiera della Luce. Operare è impossibile fra i nemici. La costruzione è inconcepibile fra le esplosioni dell’odio. L’amicizia combatte l’odio.

Ricordiamo questi antichi Precetti.

274 — Possono esistere, nell’ambito della comunità, associazioni di donne, uomini, bambini? Certamente. Se ne possono formare secondo molte categorie: di età, di sesso, di occupazione e di pensiero. Sono rami che devono crescere vigorosi; e non solo non devono ostacolare le lotte e gli aneliti umani, ma aiutarsi scambievolmente e in modo volontario. Si deve contribuire al successo di ogni assennato tentativo di unione. Se la cooperazione è di varia natura fiorisce meglio. Noi non vogliamo intralciare, vogliamo ampliare gli orizzonti. Che anche i fanciulli si accostino ai problemi più introspettivi. Che le donne portino la loro Bandiera. Che gli uomini Ci diano la gioia di vederli costruire la Città. Così i segni dell’eternità saliranno alti sopra il transitorio.

275 — Quando i calcoli divengono complessi e l’Infinito scompare alla vista torna alla mente il principio più semplice: da cuore a cuore; ecco la legge della fratellanza, della comunità, dell’amicizia.

divider

O tu che lavori e soffri: quando l’energia si trasmuta in un oceano di luce, la tua coscienza trema, o si espande?

Il tuo cuore teme o esulta, quando davanti a te si spalanca l’Infinito?